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Giu 18, 2018

Proteggere l’ambiente creerà 24 milioni di nuovi posti di lavoro

Il report Greening with job e le conseguenze positive delle politiche "green". Salvaguardare l'ambiente significa tutelare la posizione di 1,2 miliardi di lavoratori nel mondo. Impiegati soprattutto in agricoltura

Attenzione e tutela dell’ambiente non solo ci permetteranno di salvare il pianeta, ma potrebbero anche rappresentare un futuro lavorativo per molti di noi. A dirlo è il rapporto Greening with jobs – World Employment and Social Outlook 2018 elaborato dall’Oil (Organizzazione Internazionale del Lavoro).

24 milioni di nuovi posti di lavoro

Secondo i dati raccolti, nei prossimi anni la “green economy” creerà 24 milioni di nuovi posti di lavoro e le norme in materia ambientale contribuiranno a salvare dal licenziamento 1,2 miliardi di lavoratori. Personale attivo in agricoltura, pesca, turismo e industria chimica: settori che necessariamente devono parte della propria prosperità all’ambiente.

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Guardando più nello specifico, 6 milioni di nuovi impieghi deriveranno dall’economia circolare, non solo come riciclo ma anche come rigenerazione e riparazione dei prodotti. Il rifiuto diventa risorsa, superando il paradigma proprio dell’economia lineare basata sullo sfruttamento e l’obsolescenza predeterminata dei prodotti. Altri 18 milioni di posti di lavoro, poi, saranno effetto dell’accordo di Parigi (COP21), adottato da 195 Paesi che hanno individuato un piano d’azione globale per evitare cambiamenti climatici pericolosi.

Vero anche che si andranno a perdere 6 milioni di posti di lavoro ormai incompatibili con la crescita economica, ma il saldo finale sarà comunque positivo. E, se accompagnati nella fase di transizione, i lavoratori non subiranno conseguenze negative da questo cambiamento.

La necessità del cambiamento

La green transition, però, non è solo un’opportunità. È una vera necessità per l’uomo e per l’ambiente. Perché, secondo le proiezioni, l’impatto negativo dei cambiamenti climatici e l’aumento della temperatura andrà a cancellare 72 milioni di posti entro il 2030. Posizioni lavorative inerenti, soprattutto, il settore dell’agricoltura.

Da non sottovalutare l’importanza che ricopriranno datori di lavoro e sindacati in questa transizione. I primi, in particolare, svolgono un ruolo fondamentale nell’incontro tra la domanda e l’offerta di competenze, informando i policy maker delle nuove esigenze aziendali. Mentre la partecipazione delle organizzazioni dei lavoratori, al contempo, può contribuire a porre l’accento sui diritti, come quello di accesso alla formazione per tutti i lavoratori.

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