immagine-preview

Giu 21, 2018

Un container che si trasforma in un asilo nido: arriva Needo

L'interior designer Vanessa Boccia ha riciclato container usati per costruire asili nido aziendali

Cosa può nascere da un vecchio container? Tra le tante idee che possono venire in mente, ce ne è una a dir poco curiosa: un asilo nido. Ad avere avuto questa intuizione è stata Vanessa Boccia, giovane interior designer 35enne. «L’iniziativa è nata nel 2015, quando ho partecipato ad un progetto per “Expo” sulla ricerca di soluzioni che migliorassero la vita delle donne – spiega la founder a StartupItalia! – Mi sono messa nei panni di tutte le giovani madri che lavorano in azienda ma che, spesso, sono costrette a restare a casa per badare ai bambini». E Vanessa ha pensato: “Perché non sfruttare vecchi container, rimetterli a nuovo, e creare asili nido vicini alle aziende dove madri e padri lavorano?” Così è nata Needo, la startup  che trasforma container in scuole dell’infanzia.

Progettazione e nascita

«Nel nord Europa già da diversi anni si riutilizzano i container per costruire abitazioni – ci illustra la creatrice di Needo – perché ecosostenibili, antisismici e facilmente trasportabili». La giovane emiliana ha vissuto in prima persona il terremoto del 2012 e sa bene quanto sia importante vivere al sicuro, soprattutto in zone a rischio sismico. «Grazie ad un fornitore che ha rimesso a nuovo i container, ho pensato di sviluppare tre diverse tipologie di asilo nido: da 2, 3 o 4 moduli, i quali possono contenere, rispettivamente, 3, 5 o 7 bambini», racconta Vanessa, precisando che la tipologia più ampia, a 4 moduli, può diventare realtà nel giro di una sola settimana.

Leggi anche: La startup che affitta nipoti ai nonni e nonni ai nipoti

Dati i costi elevati, sia di costruzione sia di retribuzione del personale che lavorerà con Needo, per il momento queste scuole dell’infanzia trasportabili sono dedicate esclusivamente a genitori che lavorano in contesti aziendali. Le imprese, infatti, possono usufruire di importanti sgravi fiscali che non peseranno sulle tasche di giovani padri e madri. Ma l’idea di Vanessa è quella di ingrandire la rete anche a territori a rischio sismico, e riutilizzare gli spazi per la creazione di ludoteche e centri estivi, i quali prevedono costi nettamente minori di personale.

Onori e oneri dell’iniziativa

«Needo è, sì, un bel progetto, ma ha comportato, per me, costi elevati – riferisce la founder – Grazie alla vittoria del concorso “Carta E” di Unicredit, posso dar vita alla mia idea. Ho già trovato alcuni partner per la fornitura di arredi ed interni, ma sono alla ricerca di clienti», rivela Vanessa, che, indicativamente, pensa di dare il via al suo primo asilo nido nella primavera 2019.

Le prime due città che accoglieranno Needo saranno Milano e Bologna, per poi, conquistare anche i centri nevralgici veneti e toscani. Con lei sta collaborando la pedagogista Elisa Lombi, che si occuperà dell’insegnamento. Per ogni asilo saranno necessarie due educatrici ed una collaboratrice part-time che assisterà i piccoli nelle ore dei pasti. «Data la crisi lavorativa che c’è, non penso sarà un problema trovarle», confessa Boccia. Inoltre, vorrebbe anche sfruttare gli spazi interni inutilizzati dalle aziende allo stesso scopo. L’iscrizione dei bambini avverrà alla stessa maniera di quella prevista in via ordinaria.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter