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Giu 29, 2018

Texas, la blockchain per aiutare i senzatetto

Ad Austin si sfrutta la tecnologia per dare agli homeless un documento digitale che, oltre a non poter essere smarrito, fornisce agli operatori sanitari lo storico del paziente

Sentiamo tanto parlare di bitcoin e di blockchain, ma poche volte ci fermiamo a riflettere sul potenziale uso sociale di questi strumenti. La tecnologia sottesa alla catena di blocchi è capace, infatti, di risolvere sfide umane complesse in un modo unico e più che sicuro.

Chi segue con attenzione StartupItalia! sa fin troppo bene cosa sia una blockchain, specie se visita spesso la nostra sezione SmartMoney, per tutti gli altri, però, prima di proseguire con il racconto è necessario avere chiaro cosa sia.

Che cosa è una blockchain…

Si tratta di un registro pubblico nel quale archiviare in modo sicuro, permanente e sempre verificabile delle transazioni tra due utenti di una stessa rete. Ogni dato che li riguarderà, sarà memorizzato all’interno di veri e propri blocchi crittografici. Mano a mano che verrà a comporsi la celebre ‘catena di blocchi’ – che poi è che un insieme di dati -, sarà possibile risalire agevolmente ai movimenti fatti all’origine ma, soprattutto, in maniera totalmente sicura. Perché? Perché non sarà più possibile manomettere nessuna delle transazioni controllate e salvate all’interno della catena.

Ma torniamo a noi. Come può questa tecnologia essere al servizio della società?

…E come può aiutare i senzatetto

Ad Austin, da diverso tempo, i funzionari amministrativi stavano cercando di applicare il sistema per risolvere problemi critici della società. La blockchain può risolvere una delle sfide della comunità cittadina, quella legata alla popolazione senzatetto. La città, uscita dalla grave crisi economica, è ora uno dei perni economici statunitensi, nonché, un luogo di traino per le startup. «Alcune delle nostre sfide sono condivise da molte grandi città», ha affermato il sindaco in carica, Steve Adler. Tra gli effetti di quella che è stata una crescita improvvisa, c’è l’aumento dei prezzi delle abitazioni, un dato chiaramente negativo per i senzatetto, che, quest’anno arrivano a essere quasi 2.000 unità.

L’identità digitale degli homeless

Ed ecco l’idea: mettere la tecnologia al servizio del sociale, migliorando l’attività di gestione amministrativa e il lavoro di coloro che forniscono servizi agli homeless. Le sfide da affrontare sono tante: verificare l’identità di una persona che cerca aiuto, sapere quale cura ha ricevuto in precedenza e responsabilizzare l’individuo a possedere i propri documenti. Lavorare, insomma, sulla consapevolezza e sulla responsabilizzazione delle persone.

Il progetto pilota è partito grazie a una sovvenzione concessa dal programma Mayors Challenge. Il bando, sponsorizzato da Bloomberg Philanthropies, è rivolto annualmente alle città americane con meno di 30.000 abitanti che vogliano presentare una risoluzione innovativa ad una sfida urgente. E Austin ha vinto insieme ad altre 35 città: 5 milioni di dollari da destinare al progetto.

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Tutto si incentra sull’identità dei senzatetto, uno dei maggiori problemi per le amministrazioni cittadine, e che affligge, in particolare, quella parte della popolazione al margine: gli homeless, appunto, o anche i rifugiati. Si è trattato di capire «come mantenere tutte le informazioni di quell’individuo con quell’individuo», ha spiegato Steve Adler, primo cittadino dal 2015.

«Se ti rubano lo zaino o perdi i tuoi documenti, o se la città pulisce il sito dove abiti e prende i tuoi beni, devi ricominciare tutto dall’inizio. Questo è devastante per le popolazioni marginali, perché significa che il ciclo della povertà persiste», ha affermato Sly Majid, direttrice presso i Servizi Pubblici di Austin.

Non è una schedatura delle persone ai margini della società

L’obiettivo del programma è quello di consolidare l’identità e i record riguardanti ciascun senzatetto in modo sicuro e riservato, dando allo stesso tempo ai fornitori di servizi un accesso a tali informazioni. «Ci sono vari problemi di riservatezza che sorgono quando si tenta di fare una cosa simile, quindi, il pensiero è stato che la blockchain ci avrebbe permesso di colmare questa necessità», ha affermato Adler. Come? Utilizzando il sistema blockchain, si rende possibile la sostituzione dei documenti cartacei, solitamente difficili da gestire, con delle registrazioni elettroniche crittografate.

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Con il tempo, la blockchain si allungherà, ovvero, le registrazioni andranno inevitabilmente a crescere e a formare un quadro perfetto in grado di mostrare agli addetti il trascorso di una persona. Il che assume ancor più importanza se si pensa all’assistenza sanitaria. La città di Austin, in proposito, sta collaborando con la Dell Medical School presso l’Università del Texas per comprendere come implementare definitivamente il registro nel settore medico. Così, quando un senzatetto entrerà in una clinica, la blockchain potrà far conoscere all’operatore tutta la storia del paziente. Inoltre, grazie a un meccanismo di autenticazione decentralizzato, basterà accedere dal proprio cellulare per verificare l’identità di una persona, senza dover condurre qualcuno in un ufficio e svolgere pratiche perditempo.

Aiuti più precisi, insomma, più concreti ed in grado di rispondere alle esigenze della popolazione. Un’idea al passo con i tempi, da cui prendere certamente esempio.

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