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Lug 2, 2018

Virunga, gorilla sempre più in pericolo. Il Congo autorizza le trivellazioni

Nel parco uccisi sei ranger dall'inizio dell'anno. Ben 175 dal 2000 a oggi, mentre proteggevano i primati minacciati dai bracconieri. E adesso un nuovo nemico: le compagnie petrolifere. Una commissione valuterà dove potranno operare

Non c’è pace per i primati del Virunga. Quelli del film Gorilla nella nebbia, con Sigourney Weaver nei panni di Dian Fossey, la ricercatrice statunitense che ha dato la vita proprio per proteggere quelle creature che hanno percorso con noi buona parte del percorso evolutivo. Il parco nazionale del Virunga, continuamente minacciato dai bracconieri, adesso ha un nuovo nemico: le compagnie petrolifere. Il governo della Repubblica Democratica del Congo ha infatti dato il proprio via libera alle trivellazioni nel cuore della giungla.

Un quinto del Virunga a rischio

Secondo quanto riporta la Bbc, infatti, verrà presto istituita una commissione che avrà come obbiettivo quello di “declassificare” e dunque rendere trivellabili, ampie porzioni di due parchi, il Virunga e il Salonga, finora intoccabili in quanto costituiscono due dei maggiori “polmoni verdi” africani. Secondo quanto prevederebbe il decreto appena approvato, a rischio ci sarebbe ben il 21 per cento del parco Virunga: un quinto del parco nazionale del Congo sarà aperto a ruspe e trivelle, con conseguente distruzione del delicato ecosistema che dà la casa a migliaia di animali e piante, molti dei quali a rischio estinzione.

Corruzione e malgoverno: chi farà gli interessi degli animali del Virunga?

Tra questi, diverse specie di scimmia, ippopotami, elefanti, pappagalli e, nel fitto della giungla, piante e insetti ancora da scoprire e classificare. Ora le trivelle dei colossi petroliferi minacciano di arrivare prima dei naturalisti. Molti sospettano che la Commissione che avrà il compito di ridisegnare le mappe del Virunga e del Salonga finirà presto preda dei signori dell’Oro nero.

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La corruzione nel governo e nelle istituzioni congolesi è tutt’altro che un fenomeno raro, soprattutto quando ci sono di mezzo le compagnie petrolifere che spostano miliardi in un Paese ad alto tasso di povertà (secondo l’Unicef, il 70% dei circa 70 milioni di abitanti della Repubblica Democratica del Congo vive al di sotto della soglia di povertà. Ogni anno muoiono 554.000 bambini sotto i 5 anni). Il rischio, quindi, è che siano direttamente le multinazionali a decidere dove scavare e nessuno faccia gli interessi degli animali, che in quella giunga, sempre più ristretta, ancora vivono.

Gorilla decimati: e intanto si diffonde (tra gli uomini) il vaiolo delle scimmie

Tra questi, appunto, i gorilla. Nostri parenti più prossimi secondo l’albero dell’evoluzione che pure non esitiamo ad ammazzare brutalmente per le proprie pelli e per altre parti del corpo che, su certi mercati, valgono più dell’oro in quanto si ritiene abbiano proprietà magiche.

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Ma i primati sono apprezzati anche le loro carni: il commercio di “bushmeat” (carne da animali selvatici) è particolarmente florido in Africa anche a causa dell’apporto dei turisti occidentali ed è pure causa del dilagare del “Vaiolo delle scimmie”. Solo nel 2017, in Nigeria, si sono verificati 89 casi di Monkeypox che ha determinato almeno sei decessi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità saremmo persino agli albori di una possibile epidemia su larga scala.

Il WWF: “In alcune zone dell’Africa scomparso il 90% dei gorilla”

Ma torniamo ai gorilla. Per il WWF, attualmente “Le due specie oggi esistenti di gorilla vivono in Africa equatoriale, separate da circa 900 km di foresta del Bacino del Congo: si tratta del gorilla occidentale e del gorilla orientale ed entrambi ricoprono un ruolo cruciale nella biodiversità locale: spostandosi attraverso grandi territori, aiutano, per esempio, la diffusione e germinazione degli alberi dei frutti di cui si nutrono”. E “Ogni anno il 10% della popolazione di gorilla di pianura viene cancellata dal bracconaggio. Un duro colpo per una popolazione già ridotta al lumicino da deforestazione e malattie. E in alcune foreste dell’Africa centrale è andato già perso il 90% di questi meravigliosi esemplari“.

I bracconieri non ammazzano solo i primati: 175 ranger uccisi in 20 anni

Per uccidere i gorilla, i bracconieri non si fermano di fronte a nulla. Dal 2000 a oggi sono morti almeno 175 ranger, sei solo nel 2018. L’ultima a cadere in un’imboscata dei cacciatori di frodo una ragazza di 25 anni, Rachel Katumwa, barbaramente uccisa all’inizio di maggio da 4 uomini armati che hanno anche rapito a scopo di riscatto i turisti che erano con lei. E adesso alle porte del parco si profila un nuovo nemico, questa volta persino legalizzato.

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