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Lug 4, 2018

A Monza la prima città per malati di Alzheimer

Si chiama "Paese Ritrovato". Gestito della cooperativa "La Meridiana", a fine ottobre accoglierà 64 pazienti che potranno fare commissioni e andare a teatro

Una passeggiata è sempre un’ottima idea, soprattutto quando si è affetti da Alzheimer e da demenza senile. Nel “Paese Ritrovato” di via Casanova, a Monza, si può fare molto di più. Per esempio,  trascorrere la giornata in teatro, chiacchierare al bar, andare in chiesa o alla posta, fare la spesa, dedicare un po’ di tempo all’attività fisica.

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Il “Paese Ritrovato” non è una “vecchia Monza” riscoperta, bensì il nuovissimo villaggio colorato che ospita persone malate di Alzheimer e demenza senile. Sorta su una superficie di 14.000 metri quadrati, la struttura si affaccia sulla Vallassina. A oggi, qua vivono 16 persone, ma, entro la fine di luglio, saliranno a 32, per toccare le 64 presenze a ottobre. A gestire il progetto ci pensano i professionisti della cooperativa “La Meridiana, che hanno dato vita al villaggio in collaborazione con il Politecnico di Milano, la Fondazione Golgi Cenci ed il Cnr.

La struttura

“Il nuovo borgo si compone di 8 appartamenti, ciascuno di 8 camere individuali, con alcuni spazi condivisi, come la cucina, il salotto e altri due piccoli salottini”, spiega Renzo Mauri, presidente della “Meridiana”. Gli ospiti, qua, possono trascorrere le giornate facendo quello che più gli aggrada, grazie alla continua sorveglianza e assistenza dei dipendenti. “Addirittura, è stata progettata una palestra olfattiva, pensata per far rivivere quel senso associato al ricordo che, spesso, i malati di Alzheimer e demenza senile dimenticano.

Grazie al prezioso aiuto di fisioterapisti, i nostri pazienti possono anche seguire attività fisiche personalizzate”, racconta Mauri, specificando che proprio il concetto di comunità, associato alla capacità di scelta, può, davvero, rappresentare un aiuto inestimabile per un malato di questo tipo.

Nel villaggio possono fare richiesta di accesso tutti coloro che sentano il bisogno di tenersi in attività, per contrastare la progressione della malattia, dato che, attualmente, non esiste una cura risolutiva. “Come cooperativa monzese, con questo progetto diamo priorità ai residenti a Monza, ma, tra i nostri abitanti, ci sono anche alcuni milanesi”, afferma il presidente della “Meridiana”.

I costi

La struttura è costata, complessivamente, più di 10 milioni di euro. Tutto questo è stato possibile anche grazie alle generose donazioni pervenute da famiglie, cittadini, imprese, fondazioni, associazioni ed enti pubblici.

Per adesso, la retta a persona è abbastanza onerosa; si parla di 98 euro al giorno, anche se la cooperativa si fa carico di 22 euro. “Dovrebbero essere elargiti altri fondi, ma, ad oggi, non ne conosciamo né l’entità né la tempistica. Ci stiamo occupando proprio in questi giorni di definirne regole e standard con ATS Brianza e con la Regione“, dice Mauri. A breve sarà anche possibile contribuire volontariamente al sostentamento della struttura tramite il portale dedicato alle donazioni, che sarà visibile sul sito.

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