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Lug 6, 2018

Terzo Settore in movimento | Ecco come la GDPR ha bloccato Telefono Azzurro

I minori non possono accedere a un servizio di emergenza via digitale, a meno che non ci sia il consenso degli adulti. Così l'associazione non può utilizzare Messenger e What's App nei casi di violenza domestica

Digital transformation e soggetti attivi nel Terzo settore. La rubrica di StartupItalia! torna questa settimana raccontando per il verticale Impact come, nell’epoca della rivoluzione digitale, si aggiorna e si rinnova una delle più importanti realtà italiane. Quella di Telefono Azzurro.

La onlus, nata nel 1987 con l’intenzione di difendere i diritti dell’infanzia e riconosciuta pochi anni più tardi anche da una convenzione ONU, si trova oggi a doversi muovere in un contesto molto diverso da quello dove per anni ha svolto la propria azione di supporto e intervento preventivo. I social network, in particolare, offrono importanti opportunità, ma possono anche nascondere ostacoli complessi da superare. Il più importante dei quali sembra essere la GDPR e le nuove norme da essa introdotte in materia di trattamento dati dei minori. Ecco perché abbiamo deciso di affrontare questi temi con il prof. Ernesto Caffo, docente di neuropsichiatria infantile e soprattutto fondatore di Telefono Azzurro.

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L’art.8 della GDPR e le sue conseguenze

A raccontare il ruolo sociale svolto in questi anni dall’associazione bastano i numeri: 72 mila assistiti, tra bambini e adolescenti, affrontando situazioni che spaziano dalla violenza domestica e l’autolesionismo, fino alle problematiche più recenti del cyberbullismo e sexting (la diffusione online di immagini e video dal contenuto sessualmente esplicito).

Alcuni però ci dicono anche qualcosa di più. Per esempio, nel 2017 Telefono Azzurro ha gestito 4300 casi diversi. 2800 segnalazioni sono pervenute tramite la linea telefonica storica del 1.96.96, mentre ben 5631 sono arrivate via chat (Messenger e What’s App, i canali più utilizzati), lo strumento di comunicazione più utilizzato soprattutto dagli adolescenti. Un trend in forte crescita che ora però rischia di essere completamente bloccato dalla nuova legislazione sulla privacy.

Perché Telefono Azzurro online è bloccato

Per aiutare a comprendere meglio il motivo di questo contrasto tra GDPR e la onlus che da oltre trent’anni protegge i diritti dei minori, può essere utile fare riferimento diretto al regolamento europeo. E ai 3 paragrafi dell’art.8, in particolare.

  1. Per quanto riguarda l’offerta diretta di servizi della società d’informazione ai minori, il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni. Ove il minore abbia un’età inferiore ai 16 anni, tale trattamento è lecito soltanto se e nella misura in cui tale consenso è prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale. Gli Stati membri possono stabilire per legge un’età inferiore a tali fini purché non inferiore ai 13 anni.
  2. Il titolare del trattamento si adopera in ogni modo ragionevole per verificare in tali casi che il consenso sia prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale sul minore, in considerazione delle tecnologie disponibili.
  3. Il par.1 non pregiudica le disposizioni generali del diritto dei contratti degli Stati membri, quali le norme sulla validità, la formazione o l’efficacia di un contratto rispetto a un minore.

Una forte contraddizione

Cosa significa questo? “Significa che i ragazzi non possono accedere liberamente a un servizio di emergenza, offerto attraverso il mezzo digitale, senza il preventivo consenso degli adulti”, spiega il professor Caffo.

Il professor Ernesto Caffo che nel 1987 ha fondato l'associazione onlus Telefono Azzurro

A ben pensarci, nei casi più gravi sarebbe un po’ come se la vittima dovesse chiedere al proprio aguzzino il permesso di chiamare aiuto. In realtà, si può sempre chiedere assistenza tramite una delle 30 linee telefoniche attive e gestite da operatori specializzati. Ma la conseguenza immediata è quella di aver inibito al Telefono Azzurro l’utilizzo dei sistemi e dei canali di comunicazione più innovativi del digitale. Un grosso limite.

 

“La GDPR è stato un grande risultato raggiunto dopo un dibattito lungo e complicato. Purtroppo, però, si è tradotta in un’applicazione rigida che non tiene conto né della realtà odierna, né delle eccezioni come la nostra”.

Limitare l'uso della tecnologia non ha senso. Bisogna promuovere un utilizzo consapevole

Il problema, però, pare essere più interpretativo che non legislativo. Secondo il prof. Ernesto Caffo, infatti, si è creato un profondo scollamento tra chi fa le leggi e chi poi utilizza gli strumenti offerti dal digitale. “Si punta molto sui divieti e sulle protezione che vengono fornite dalle norme, ma poco o nulla su una corretta educazione dei giovani. Limitare l’uso della tecnologia non ha senso, oggi. Bisogna promuovere un utilizzo consapevole che permetta di non cadere nelle trappole della rete”.

L’aiuto passa anche dagli influencer

Già, perché il digitale offre enormi opportunità. Non solo agli utenti generici, ma anche alle associazioni che offrono i propri servizi online. Telefono Azzurro, in questo campo, ha puntato con decisione all’aggiornamento del proprio linguaggio e dei canali attraverso cui trasmettere i propri messaggi.

 

“Siamo molto attivi con le nostre chat su What’s App e Messenger, ma le richieste di aiuto possono pervenire anche attraverso canali inaspettati come Instagram o Musically“. Alcune figure, in particolare, possono diventare poi testimonial e tramite per veicolare importanti messaggi educativi. “Pensiamo agli influencer. Vengono considerati spesso solo per il ruolo pubblicitario che ricoprono, ma sono personaggi di riferimento vicini emotivamente e molto ascoltati dagli adolescenti. E possono aiutarci molto nella nostra azione di prevenzione”.

Una delle figure attualmente più vicine a Telefono Azzurro è la cantante e attrice Lodovica Comello che su Instagram può contare oltre 86 mila follower. Ma il professor Caffo assicura che in futuro questi temi e queste collaborazioni verranno approfondite ulteriormente. A cominciare dal prossimo Giffoni Film Festival che vedrà la partecipazione dell’associazione italiana in prima linea nella lotta a bullismo e cyberbullismo.

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