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Lug 25, 2018

Al Don Gnocchi, robot e “videogiochi” usati per la riabilitazione dei pazienti

A Milano, quattro apparecchi tecnologicamente avanzati affiancano il lavoro di fisiatri e fisioterapisti per permettere un recupero più veloce ed efficace

In 9 centri italiani della Fondazione Don Carlo Gnocchi, i pazienti con patologie neurologiche possono effettuare terapia robotica all’arto superiore. Mentre nella sede di Roma del Don Gnocchi si hanno a disposizione anche robot dedicati alla cura degli arti inferiori, Milano si sta attrezzando per ricreare lo stesso ambiente.

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I “magnifici 4” del Don Gnocchi

Nell’istituto lombardo che abbiamo visitato, come negli altri otto centri, quattro apparecchi tecnologicamente molto avanzati, di aziende italiane, supportano e integrano il lavoro di fisiatri e fisioterapisti nella riabilitazione. I destinatari di questo tipo di terapia sono coloro che sono stati colpiti da ictus; malattia di Parkinson; patologie del midollo spinale; sclerosi multipla; polineuropatia e problemi di tipo ortopedico che compromettono il cammino, il movimento degli arti superiori o l’equilibrio.

Come funzionano i robot fisioterapisti

In particolare, i robot dedicati al recupero degli arti superiori coinvolgono dita; mani; polsi; gomiti e spalle, e lavorano, ognuno, su un singolo segmento del corpo.

Alla riabilitazione robotica, che può essere integrata con la terapia tradizionale, si può accedere tramite il sistema sanitario nazionale, sia in regime ambulatoriale che di ricovero. Dalla clinica, poi, i tecnici delle aziende che hanno creato i robot possono apportare modifiche specifiche sui dispositivi. Al termine di ogni singola terapia, il software può fornire dati sul lavoro effettuato dal paziente, così da avere un quadro chiaro e preciso del lavoro svolto e di quello da svolgere.

L’importanza dei dati raccolti con questi apparecchi

Fondazione Don Gnocchi raccoglie le informazioni provenienti dalla riabilitazione robotica di tutta Italia, le aggrega e le analizza al fine di creare una banca dati al servizio della clinica e della ricerca.
Grazie a questo tipo di terapia, oltre ad ottenere una misurazione precisa dei miglioramenti dei pazienti, si garantisce un’elevata intensità di trattamento. Di tutto questo, ce ne parlano la fisiatra Cristina Grosso e la fisioterapista Marta Zocchi.

 

 

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