immagine-preview

Ago 3, 2018

Come i reati ambientali hanno rovinato l’Italia negli ultimi 10 anni. Tutti i dati

Oltre 10mila violazioni solo nel 2016. Tra i reati più frequenti (e distruttivi) l'abusivismo edilizio e lo sversamento indiscriminato di rifiuti

Negli ultimi 10 anni, dal 2007 al 2016, sono state intraprese oltre 53 mila azioni penali per reati connessi alla gestione dei rifiuti in Italia, a cui si aggiungono altri 25 mila procedimenti che sono stati archiviati. Sono invece 12 mila le azioni penali per reati connessi all’inquinamento delle acque reflue, più altri 5 mila procedimenti archiviati. A questi si aggiungono 745 procedimenti penali avviati per trasporto non autorizzato di rifiuti e altrettanti per traffico non autorizzato di rifiuti. Facendo i conti precisi significa un totale di 67.332 azioni penali intraprese e 31.761 procedimenti archiviati dall’entrata in vigore del Testo Unico Ambientale (TUA) nel 2006.

Reati ambientali in continua crescita

Sono i numeri allarmanti sugli illeciti ambientali contenuti all’interno del rapporto di Istat “I reati contro ambiente e paesaggio: i dati delle procure” pubblicato il 10 luglio scorso.

Solo nel 2016 si sono contate 5943 azioni penali intraprese (di cui 998 riguardanti le acque reflue e 4794 la gestione dei rifiuti) e più 4229 procedimenti archiviati (648 riguardo alle acque reflue e 3398 per gestione rifiuti). Un totale di oltre 10 mila violazioni del Testo Unico Ambientale solo nel 2016, un numero che è raddoppiato rispetto al 2007, quando se ne contavano 4774.

196.391 sono stati invece i procedimenti per cui è stata avviata un’azione penale con almeno una violazione edilizia e 44.036 quelli per Violazioni del Vincolo paesaggistico, fra il 2006 e il 2016.

Infine, c’è l’enorme problema dei reati ambientali. Fra i procedimenti archiviati e quelli per cui è iniziata un’azione penale, solo nel 2016 si sono contati 9 reati per Disastro ambientale, 44 per Inquinamento ambientale, 9 delitti colposi contro l’ambiente, 2 che hanno visto morti o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, 6 per impedimento del controllo e 2 per omessa bonifica di area inquinata.

Crescono i procedimenti verso ignoti al Sud

Gli autori dei reati ambientali sono difficili da individuare. È letteralmente raddoppiato il numero di violazioni al Testo Unico Ambientale a opera di ignoti nelle regioni del Sud (isole escluse) dal 2007 al 2016: 2111 contro le 1087 di 10 anni fa, nonostante il picco si sia raggiunto nel 2014 con 2575 violazioni in un solo anno. Se si aggiungono anche Sicilia e Sardegna, nel 2016 si tocca quota 2814. Per contro, al nord sono state 544 e nelle regioni del centro 480.

Crescono anche i procedimenti contro autori noti con almeno una violazione al TUA. Qui abbiamo il tasso per 100 mila abitanti, e anche qui la crescita è marcata al Sud, più moderata al centro e sostanzialmente stabile se non in diminuzione al nord.

L’annosa emergenza rifiuti. Anche al Nord

I grafici parlano da sé: abbiamo avuto negli ultimi 10 anni oltre 79 mila procedimenti, di cui 53.697 tradotti in azioni penali per la cattiva gestione dei rifiuti rispetto a quanto richiesti dal TUA, e 4794 sono i procedimenti penali avviati solo nel 2016.

Sono in leggera diminuzione dal 2013 i reati per traffico organizzato di rifiuti: 58 nel 2016, ma non si tratta di una vera buona notizia, dal momento che – precisano gli esperti di Istat – nello stesso periodo sono aumentati notevolmente i procedimenti per incenerimento di rifiuti: da 58 del 2014 siamo passati a 244 del 2016. In altre parole, è ben visibile l’andamento opposto delle due forme di “soluzione” criminale del problema dei rifiuti, in particolare in Campania, Sicilia e Calabria, anche se incrementi si sono registrati anche nel Lazio e al Nord, in Piemonte e Lombardia.

Il dato geografico è particolarmente interessante, perché qui la differenza fra nord e sud non è così marcata. Il numero di reati connessi con la gestione dei rifiuti per 100mila abitanti in Puglia e in Sicilia è il medesimo del Veneto, anzi addirittura leggermente inferiore. In Valle d’Aosta si registra un tasso di reato superiore a quello del Molise (per comparare regioni di simili dimensioni). La Toscana e la Campania presentano sostanzialmente lo stesso tasso, così come Piemonte e Calabria.

Le regioni in questo più “virtuose” sembrano essere Lombardia e Trentino Alto Adige, mentre spicca negativamente invece il caso della Sardegna, dove nel 2015 si sono avuti addirittura 62,3 reati per 100 mila abitanti legati ai rifiuti.

Il problema delle acque reflue, specie a sud

Dove la differenza nord-sud è più marcata è invece nel numero di reati connessi con le acque reflue. Se la media italiana è di 1,9 reati per 100 mila persone per i quali si è iniziata una procedura penale (per non contare le archiviazioni), in Basilicata se ne sono contati nel 2015 addirittura 6,9.

Il numero di reati però non dà conto della gravità della situazione. Interessante è anche andare a vedere quanta superficie regionale è interessata dal reato in questione: nel complesso il 15% della superficie italiana, un sesto del nostro territorio. La regione più colpita è la Puglia con il 37% della sua superficie interessata, nonostante il numero di reati sia in proporzione molto minore rispetto ad altre regioni. Segue a ruota il Lazio, interessato da reati riguardanti le acque reflue per il 31,4% del suo territorio.

Leggi anche: Ecomafie mai così forti in Italia. Nel 2017 il crimine green ha fatturato 14 miliardi

Violazioni edilizie: principalmente in Campania, Lazio e Sicilia.

Su 196.391 reati ambientali con almeno una violazione edilizia per i quali sia partita un’azione penale negli ultimi 10 anni, 51.189 sono avvenuti in Campania, 32.620 nel Lazio e 24.513 in Sicilia negli ultimi 10 anni, e il trend si conferma anche per il 2016, quando su 10.340 azioni penali intraprese a questo proposito, il 22% è occorso in Campania e il 14% in Lazio.

Ma soprattutto la violazione edilizia va a braccetto con il reato di violazione di vincolo paesaggistico, i cui numeri maggiori si trovano proprio in Campania e Lazio, con rispettivamente 8938 e 8184 azioni penali avviate.

Insomma, stando a questi dati sui reati ambientali, gli obiettivi di Sostenibilità delle Nazioni Unite da raggiungere entro il 2030 sembrano inesorabilmente lontani.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter