immagine-preview

Ago 15, 2018

Quando l’innalzamento dei mari distruggerà Internet riportandoci all’età della pietra

Secondo un studio americano entro il 2033 l'infrastruttura fisica che sostiene il Web potrebbe subire danni irreparabili. Data center, provider e condutture in fibra ottica finiranno sommersi dall'oceano. Possiamo fare qualcosa?

Un’Atlantide dell’Internet. Questo potrebbe essere presto il nostro futuro. Secondo uno studio condotto insieme da ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison e dell’Università dell’Oregon, entro 15 anni buona parte dell’infrastruttura che sostiene la rete potrebbe andare persa a causa dell’innalzamento dei mari provocato dal surriscaldamento globale.

Leggi anche: Le 150 donne da seguire in Italia su startup, innovazione e digitale

 

La mappa mostra come negli States molte delle infrastrutture internet più a rischio si trovino sulla East Coast

2033, o “Anno Zero” per Internet e l’umanità

Questa allarmante scoperta si deve principalmente a Paul Barford, professore di informatica alla Wisconsin-Madison ed esperto delle componenti fisiche che costituiscono la rete. “Tutto ciò ha sorpreso anche noi. Le nostre previsioni dicevano che avremmo avuto 50 anni per rimediare alla situazione, ma di tempo ne abbiamo molto meno”.

Nel complesso, stiamo parlando di oltre 4 mila miglia di condutture in fibra ottica, più di mille snodi e intersezioni di traffico digitale, e un numero imprecisato di data center che potrebbero finire sotto il livello del mare entro il 2033. Molte le città a rischio. Non solo negli States (vengono citate New York, Miami e Seattle), ma anche qui da noi (i casi di Venezia e Trieste sono famosi, ma alla lista si sono aggiunte di recente Pescara, Siracusa e l’Isola d’Elba).

Per ricavare i dati di cui parla l’articolo peer-reviewed, Paul Barford e i suoi co-autori (Ramakrishnan Durairajan dell’Università dell’Oregon e Carol Barford, direttrice del Center for Sustainability and the Global Environment) hanno incrociato le informazioni fornite dall‘Internet Atlas, una mappa globale dell’infrastruttura fisica di internet, con le stime del Sea Level Rise Inundation.

Leggi anche: La sabbia che state toccando è microplastica

E ora lo studio è al vaglio dei rinomati ricercatori accademici che ogni anno partecipano all’Applied Networking Research Workshop dove è stato presentato.

Soluzioni temporanee, ma inefficaci

Il rischio è reale e sempre più imminente. L’infrastruttura della rete segue itinerari consolidati che sono stati scelti più di 20 anni fa. “Ma allora nessuno si era posto il problema di quali conseguenze avrebbe avuto un eventuale cambiamento climatico”, aggiunge Paul Barford.

Possiamo forse guadagnare un po' di tempo, ma a lungo andare non sarà comunque efficace

Molte delle infrastrutture vicine al mare sono a rischio già oggi e basterebbe un lieve aumento dei livelli oceanici, o un evento climatico particolarmente violento (gli uragani Sandy e Katrina ne sono un esempio), per generare danni irreparabili.

I cavi in fibra ottica interrati, infatti, sono progettati per resistere all’acqua, ma non per essere impermeabili. Ma potrebbero finire sommersi anche i provider di alcuni fornitori (CenturyLink, Inteliquent e AT&T le compagnie che lo studio considera più a rischio). Cercare una soluzione è dunque necessario.

Posa di un cavo sottomarino

“La prima cosa da fare è quella di rafforzare l’infrastruttura, ma tenere a bada il mare è difficile. Possiamo forse guadagnare un po’ di tempo, ma a lungo andare non sarà comunque efficace”.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter