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Ago 27, 2018

Guadagnare con l’arte: difficile ma non impossibile. La sfida di Squareworld

La giovane startup nasce dalla voglia di creare un network di artisti e proporre nuovi progetti ad aziende ed enti pubblici e privati

“L’unione fa la forza” è il motto di Squareworld, la startup italiana che mette in comunicazione, soprattutto via web, giovani professionisti in arti visive e ambisce a lavorare con enti ed aziende, pubblici e privati. Nata nel 2016 dal video installatore Mattia Cesaria e dalla scrittrice Giulia De Martiis, ora riunisce giovani fotografi, pittori, scultori, ed artisti di vario genere così da proporre ai propri utenti mostre a ingresso libero e programmi socioeducativi.

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Un convivio virtuale e reale di variegate sfaccettature artistiche è quello che Mattia e Giulia, coppia sul lavoro e nella vita di tutti i giorni, ha voluto mettere in piedi, con l’obiettivo, non solo di offrire una stimolante opportunità socioculturale, ma anche di poter dare visibilità a tutti i giovani tra i 18 e i 35 anni che cercano di fare della propria passione, un lavoro. L’associazione culturale, infatti, va a caccia di aziende ed enti che possano essere interessati al mondo artistico e abbiano voglia di mettersi in gioco con nuovi progetti.

La nascita di Squareworld

“Il mondo dell’arte è affascinante, bellissimo, ma anche duro e insidioso – spiega il founder Mattia Cesaria – Con la mia ragazza abbiamo pensato di mettere su un network che potesse avvicinare tutti gli artisti, stimolandoli a nuove esperienze e progetti. Ma non solo. Se di arte si vuole vivere, bisogna sviluppare nuove idee, farsi conoscere e proporre progetti ad aziende ed enti che ne riconoscano il valore”. La giovane coppia di Bergamo, lui 25enne, lei 26 anni, stanno, di fatto, tentando un duro esperimento, ma si ritengono soddisfatti dei risultati ottenuti. “Aumentano di giorno in giorno i professionisti interessati a Squareworld. E questo ci fa un grande piacere”, commenta Mattia.

Più che un sito internet, un itinerario nell’arte

Naturalmente non poteva mancare l’apporto dato dalla tecnologia. Il sito della startup bergamasca funge da collante tra gli artisti e il pubblico appassionato d’arte, evidenziando non solo le opere e le installazioni più belle ma aggiornando di continuo il calendario degli eventi. Nelle ultime 8 mostre organizzate dall’associazione sono stati contati non meno di 2.000 i visitatori. “Per noi, è un grande traguardo. Ci stiamo facendo conoscere insidiandoci nei centri più attivi e frequentati di Bergamo – continua il fondatore –  Parallelamente, ci occupiamo anche di progetti socioculturali. Ad esempio, sulle pareti esterne della scuola elementare “De Amicis” di Celadina (quartiere bergamasco) abbiamo realizzato un grande murales, di 200 metri quadrati, con una lavagna al suo interno, sulla quale i bambini possono disegnare a piacere”.

L’arte del futuro

“Questo anno e mezzo ci è servito per testare se la nostra idea potesse funzionare o meno – spiega Mattia – siamo contenti e vogliamo, assolutamente, portare avanti il nostro lavoro, nella speranza di sviluppare e proporre sempre più progetti che possano contribuire, anche economicamente, alla nostra realizzazione professionale”.

Il prossimo settembre, Squareworld darà il via alle candidature per le new entries. “Adesso contiamo una ventina di componenti, ma vogliamo crescere. I requisiti per accedere alla nostra piattaforma non sono proibitivi, anzi. E’ indispensabile possedere un bagaglio artistico alle spalle. Come fascia di età, preferiamo candidati tra i 18 e i 35 anni, ma se ne hai 36 non ti scartiamo”, precisa il founder, attualmente alle prese con la tesi di laurea all’Accademia di Belle Arti di Bergamo.

Altri due ragazzi lavorano al progetto Squareworld già da due anni: i 24enni Elena Volpi e Joao Lucas Baccaro. “Ci teniamo, comunque, a tenere distinti i due ambiti dove operiamo – precisa Mattia – Squareworld è il nostro punto di riferimento per la parte artistica e la condivisione di idee, mentre Squareworld Studio è il lab dove trattiamo gli aspetti commerciali. Vogliamo che le nostre attività culturali restino indipendenti da quelle economiche, anche se, chiaramente, il nesso causa-effetto è diretto”, conclude il giovane artista.

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