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Ago 31, 2018

Ora legale, l’Unione europea potrebbe abolirla. Parola di Juncker

Secondo Terna, però, lo spostamento delle lancette avrebbe fatto risparmiare agli italiani 1 miliardo e 435 milioni di euro dal 2004 a oggi

Dopo 52 anni di servizio (in Italia è entrata in vigore nel 1966), l’Unione europea potrebbe pensionare l’ora legale. Il motivo? Spostare due volte l’anno le lancette (operazione nemmeno più manuale, dato che la maggior parte degli orologi analogici ormai si regola automaticamente) dà fastidio agli europei. E il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, brandendo un recente sondaggio fatto via Internet, ha dichiarato al canale televisivo tedesco Zdf: “La gente vuole abolirla, quindi lo faremo”.

Perché l’Ue vuole abolire l’ora legale?

In realtà, ci sono parecchi dubbi sull’improvvisa accelerazione delle istituzioni comunitarie sulle sorti dell’ora legale, in bilico da parecchio. Solo lo scorso febbraio l’Europarlamento aveva stabilito che sarebbe rimasta, pur garantendo altri studi sui suoi reali benefici e sui possibili influssi negativi sulla popolazione. Non si capisce, quindi, come mai Juncker abbia ora deciso di avviare l’iter per la sua cancellazione. Soprattutto sulla base di una consultazione popolare online senza vincoli giuridici.

I dubbi sulla consultazione via Web

E se è vero che all’appello comunitario ha risposto un numero record di cittadini comunitari (4,6 milioni di persone) e l’80% si è detto fermamente favorevole alla sua abolizione, è pure vero che in totale nel Vecchio continente gli abitanti sono oltre mezzo miliardo. Non solo: secondo alcune fonti,  i 2/3 dei rispondenti sarebbero tedeschi. Del resto, il problema è particolarmente sentito nei Paesi del Nord, dove, per via della latitudine, nei mesi estivi le ore di luce sono maggiori e c’è chi sostiene che se a questo si aggiunge anche il cambiamento d’orario, i disturbi del sonno tra la popolazione aumentino.

Una mossa politica della Commissione?

Visto che il sondaggio brandito dal numero 1 della Commissione non ha né basi scientifiche né valenza rappresentativa, la sensazione è che l’Unione europea abbia improvvisamente scelto di accodarsi ai circa 3,7 milioni che hanno votato convintamente per la sua abolizione per motivazioni squisitamente politiche. Anzi, per disperazione. Il prossimo anno, infatti, si vota per il rinnovo del Parlamento europeo e la paura che viene ventilata da più parti soprattutto in quel di Bruxelles è che su quell’appuntamento politico possa scatenarsi la tempesta perfetta data dal concatenarsi delle ondate migratorie, dagli egoismi sempre più evidenti dei singoli Stati nella redistribuzione dei richiedenti asilo, dalle difficoltà economiche che vanno a disegnare sempre più una Europa di serie A e una di serie B e dalle recenti scelte politiche di un Paese membro importante come il nostro, in grado di avere ripercussioni continentali, soprattutto se gli accordi tra l’Italia, l’Austria e i Paesi del Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) spingessero l’euroscetticismo ben oltre i livelli di guardia.

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Insomma, l’Unione teme l’avanzata dei populisti, alla quale difficilmente potrebbe sopravvivere, almeno così come è ora. In tutto questo parrebbe inserirsi la decisione di Juncker di accelerare con l’iter, nel tentativo di dimostrare che le istituzioni comunitarie non sono affatto così lontane dai cittadini e non troppo sorde alle loro istanze. Ma così non si rischia di sacrificare sull’altare della sopravvivenza degli Eurocrati anche gli innegabili risparmi economici che l’ora legale porta con sé?

I risparmi italiani

Gli studi in merito sono stati davvero tanti. Secondo quelli condotti da Terna – Rete Elettrica Nazionale, l’operatore per la trasmissione dell’energia, il pigro movimento delle lancette due volte l’anno avrebbe fatto risparmiare ai cittadini italiani 1 miliardo e 435 milioni di euro dal 2004 a oggi. Volendo invece stringere la finestra temporale per comprendere meglio i risparmi, lo scorso anno, nel periodo compreso tra il 26 marzo e il 29 ottobre, il nostro Paese spostando gli orologi avanti di un’ora avrebbe messo via un tesoretto stimato di 100 milioni di euro in elettricità. I detrattori, invece, sostengono che, andando a dormire più tardi, anche i condizionatori vengano spenti più tardi e ciò ridurrebbe considerevolmente i risparmi stimati. Un altro studio della società Ifc International preso in considerazione dalla Ue riduce invece l’impatto positivo sui consumi: non più dello 0,5%.

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L’ora legale influisce sulla salute?

Non sono nemmeno pochi gli studi, condotti soprattutto in Nord Europa, che sostengono che questa sorta di jet lag comunitario scombussoli l’organismo a tal punto da renderlo meno reattivo, danneggiando la produttività dei Paesi settentrionali durante i mesi estivi. Nessuna ricerca, però, è mai riuscita a provare con certezza che la sonnolenza diffusa provata dai cittadini del Nord Europa dipenda davvero dallo spostamento in avanti delle lancette e non dal fatto che durante l’estate nei Paesi più vicini al Polo Nord il sole tramonti ben oltre le 22, diminuendo così le ore di sonno della popolazione.

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