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Set 8, 2018

Turismo (in)sostenibile: vuoi vedere il drago di Komodo? L’isola si prenota via Internet

Dopo che 10 ettari di vegetazione sono andati in fiamme per una sigaretta buttata a terra, il governo ha proposto un tetto agli ingressi

Il parco nazionale di Komodo sarà presto a numero chiuso. Siamo in Indonesia, dove l’esecutivo locale ha da poco deciso una stretta sull’ingresso dei visitatori nell’isola. Troppi e troppo indisciplinati: l’ultimo incidente, a inizio agosto, riguarda un incendio provocato da una sigaretta gettata da un turista. Dieci ettari di vegetazione sono stati distrutti dalle fiamme. Rincara la dose il ministro dell’Ambiente indonesiano, Wiratno, che sulla stampa denuncia la sporcizia lasciata dai turisti nel parco di Komodo, un tesoro naturalistico protetto dall’Unesco.

L’emergenza turisti sull’isola di Komodo parte dai numeri di visite al parco nazionale: oltre 10mila persone in media ogni mese, per il 95% stranieri. A sorvegliarle, nel paradiso indonesiano, l’organizzazione conta però soltanto su 130 addetti per l’intera area protetta. Stando al The Jakarta Post il governo si è dato tempo fino al termine dell’anno per decidere sul numero massimo di visite mensili. Da 10mila, il tetto massimo di ingressi mensili scenderebbe a 5mila con l’obbligo di pre-registrazione online.

Da Komodo al Monte Bianco

La difesa dell’ecosistema a Komodo riguarda anche la fauna. Sull’isola vivono diversi esemplari del drago di Komodo (Varanus komodoensis Ouwens), un sauro da 100 chili tanto affascinante quanto pericoloso. Non è raro che i turisti si avvicinino a questi rettili ignari del rischio che corrono. Episodi di imprudenza simile hanno spinto il governo indonesiano a pensare ad un limite di visite addirittura giornaliero (si legge di 160 ingressi).

Leggi anche: Sardegna, è emergenza ladri di sabbia. Giovani volontari si organizzano anche via Facebook

A Komodo la stretta sui turisti nel parco nazionale aggiunge un’altra pagina dolente al libro del turismo irresponsabile. In Sardegna la cronaca ci parla di una vera e propria emergenza “ladri di sabbia”, con turisti predatori che pur di collezionare conchiglie fingono di dimenticarsi del danno che provocano all’ambiente. Dopo risse con le guide alpine e comportamenti incivili, in Francia il sindaco di Saint-Gervais-Les-Bains, ai piedi del Monte Bianco, ha addirittura introdotto un pass e il numero chiuso per gli scalatori. Se finora d’estate sono in media 400 quelli che affrontano le sue pendici, dall’estate 2019 saranno al massimo 214.

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