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Set 10, 2018

L’inquinamento rende stupidi? Nuovi studi parrebbero confermarlo

Ciò che respiriamo influisce sulle capacità cognitive? In Cina hanno messo alla prova 25.000 persone, residenti in 162 province differenti testandone le abilità a 4 anni di distanza

Respirare aria inquinata è un male che accomuna buona parte dell’umanità. Secondo la World Health Organization (W.H.O. Organizzazione Mondiale per la Sanità) il 92% degli abitanti di questo pianeta inala aria tossica, che contiene oltre 10 microgrammi per metro cubo di polveri sottili (PM 10). Si tratta di particelle dal diametro tra 2,5 e 10 micrometri, che vengono prodotte quando si bruciano i combustibili fossili, specialmente il carbone.

Inquinamento e aspettativa di vita

Il legame tra le polveri sottili e le malattie respiratorie è ben noto e si traduce in una diminuzione dell’aspettativa di vita che varia da nazione a nazione, ma è sempre tangibile. Si parla di 9 mesi in Russia e 1,9 anni in Egitto. A livello mondiale si calcola che l’inquinamento dell’aria causi almeno 4,2 milioni di morti all’anno, un milione solo in Cina, nazione afflitta da livelli di inquinamento preoccupanti.

Proprio in Cina è stata fatta una ricerca per capire se – e come – l’inquinamento colpisca altri organi del corpo umano. C’è chi sospetta una maggiore incidenza di malattie cardiache, ma gli scienziati cinesi si sono concentrati sul cervello e sulle facoltà cognitive al fine di capire se l’inquinamento incida sull’insorgere della demenza senile. Hanno messo alla prova 25.000 persone, residenti in 162 province cinesi, paragonando le loro capacità, misurate attraverso un test standard, a distanza di 4 anni (prima, nel 2010, e poi, nel 2014) e collegando i risultati con i livelli di inquinamento registrati nella loro zona di residenza.

Così l’inquinamento attacca il cervello (degli anziani)

L’esposizione cumulativa all’inquinamento ha un impatto negativo sulle capacità verbali e l’effetto è specialmente evidente negli uomini oltre i 65 anni e con basso grado di istruzione. Un altro campanello d’allarme che ci dice di prestare attenzione alla qualità dell’aria che respiriamo, qualcosa che la NASA fa giorno dopo giorno sfruttando i dati dei suoi satelliti di osservazione della Terra che hanno gli evocativi nomi di Terra, Acqua e Aura che fanno parte dello Earth Observing System (EOS).

Insieme forniscono un monitoraggio continuo della superficie della Terra, della biosfera, dell’atmosfera e degli oceani per aiutarci a migliorare la comprensione del nostro pianeta come un sistema integrato. In effetti, come si può vedere da questo sito, la flotta delle missione NASA dedicate alle osservazioni della Terra è impressionante. Ora, per rendere più fruibili le informazioni, è stato sviluppato un sistema di visualizzazione avanzata che permette di combinare i dati delle diverse missioni per evidenziare la variabili che si vogliono studiare.

Per monitorare la qualità dell’aria è possibile visualizzare (sia a livello globale che a livello regionale) la quantità ed i tipi di particolato disperso nell’aria che respiriamo. Guardate com’era la situazione mondiale il 23 agosto scorso. Per aiutare a seguire la geografia dei baffi di colore, sono stati usati i dati notturni raccolti dalla missione Suomi che, registrando la luce artificiale, ci fanno vedere i profili dei continenti e le città.

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Le particelle disperse nell’aria sono di diverso tipo e si possono riconoscere dalla loro emissione a diverse lunghezze d’onda. Nella figura sono evidenziate con un diverso codice di colore. In violetto la polvere dei deserti sollevata dal vento. Le vediamo sul Sahara ma anche sull’Arabia, sull’Afghanistan, sul deserto Taklamakan, in Cina. I vortici azzurri sono prodotti dal sale dell’acqua degli oceani sollevato dai tifoni e dagli uragani. In rosso i fumi degli incendi delle foreste che hanno colpito in modo durissimo la costa ovest degli USA e che interessano tutta l’Africa subsahariana dove il fuoco viene usato per pulire i campi dopo il raccolto.

La nube rossastra sull’India e sulla Cina non è dovuta a incendi ma piuttosto a inquinamento da polvere di carbone quella che è così nociva per tutti noi. La fame di energia e la disponibilità di carbone a basso prezzo sono i responsabili di questa situazione che si rivela però un’arma a doppio taglio viste le profonde conseguenze sulla salute pubblica. La nube di smog che rende difficile vedere i palazzi a Pechino è la stessa che viene rivelata dai satelliti.

Le informazioni non ci mancano. Forse fa difetto la volontà di agire adottando soluzioni più pulite, anche se più costose.

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