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Set 11, 2018

Ara di Spix, il pappagallo blu di Rio in natura è ormai estinto. Ecco le tante altre specie a rischio nel mondo

Oltre al volatile reso noto dal cartone, a rischio anche koala e pulcinelle di mare insieme a rettili e anfibi. StartupItalia! ha intervistato uno zoologo sul tema della biodiversità per capire quanto l'uomo influenzi le estinzioni delle specie

L’ Ara di Spix, il simpatico pappagallo blu protagonista del cartone animato “Rio”, è estinto in natura. Quelle poche decine di esemplari ancora esistenti vivono soltanto in cattività secondo l’autorevole report di Birdlife International, una delle più importanti organizzazioni che si batte per la tutela dei volatili. Alla base di questo nuovo colpo alla biodiversità ci sarebbe la deforestazione che colpisce l’Amazzonia, una delle numerose attività umane che hanno un costo non soltanto in termini ambientali. Dal koala alla pulcinella di mare, ecco la storia di alcune delle specie più a rischio.

L’Ara di Spix non è il solo volatile che rischiamo di non vedere più

Nel report di Birdlife International l’ Ara di Spix è soltanto una delle diverse specie di uccelli ormai estinta. Sull’Atlantico il campanello d’allarme suona invece per la pulcinella di mare, presente soprattutto in Islanda dove il New York Times ha segnalato diversi fattori che ne minacciano la sopravvivenza. La caccia, innanzitutto: perché la carne della pulcinella di mare è tra le più servite nei ristoranti del paese.

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L’aumento delle temperature dei mari ha poi colpito quella che è la preda preferita del cosiddetto “pinguino del nord”: sono le anguille di sabbia, che proprio per le acque troppo calde faticano a sopravvivere ai rigidi inverni. Costringendo così le pulcinelle a cercare il cibo più lontano dai nidi, mettendo a rischio la sopravvivenza dei cuccioli.

Si prosegue il triste aggiornamento delle specie a rischio estinzione citando il destino incerto dei koala. Per loro lancia l’allarme il WWF: sarebbero meno di 20mila nella regione australiana del Nuovo Galles del Sud ed entro il 2050 potrebbero non esserci più. La responsabilità ricade di nuovo sulle spalle dell’uomo che per venire incontro alle esigenze dell’agricoltura sacrifica intere aree disboscandole. Incendi e incidenti stradali completano il quadro delle minacce che in tutta l’Australia riguarda ormai meno di 100mila esemplari.

L’intervista allo zoologo

«Il punto chiave è che l’uomo dipende dal funzionamento dei sistemi ambientali». Lo spiega a StatupItalia! il professore Ficetola Gentile Francesco che insegna Zoologia all’Università Statale di Milano. «Faccio l’esempio di una casa: se togliamo qualche mattoncino resta in piedi, ma prima o poi si arriva a un punto critico». Per questo non si può prescindere dall’importanza della biodiversità, che si misura nella quantità di specie e nella diversità che esiste all’interno di ciascuna.

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Ma quali sono le specie di cui potremmo non veder più esemplari in natura? «Tra i vertebrati – risponde il professor Ficetola – i rettili e i gli anfibi sono quelli più a rischio. In Italia, per esempio, sono calati gli esemplari di tritone sardo. In tutto il pianeta sono centinaia le specie che potrebbero scomparire nel giro di pochi anni».

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