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Set 13, 2018

Dinosauri e altre estinzioni di massa: tutta colpa dei cambiamenti climatici?

Vita e morte sul nostro pianeta si sono alternate per ben cinque volte. Chi ha spazzato via gli esseri viventi? StartupItalia! ha parlato con il paleontologo Cesare Corselli dell'Università Bicocca di Milano

Facciamo pulizia di tutti quei film fantascientifici in cui è quasi sempre l’uomo a determinare la propria estinzione sporcando e inquinando il pianeta. Ovvio, lo smog danneggia la salute tanto quanto le microplastiche che dagli oceani finiscono nella nostra dieta con il pesce. Lo studio dei cambiamenti climatici ci racconta del resto di quanto opportunista e criticabile sia la nostra specie nello sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali limitate del pianeta. Esistono però fattori ancor più potenti che potrebbero determinare la nostra scomparsa. StartupItalia! ha intervistato un esperto per capire come, ancor prima dei dinosauri, fin dall’alba dei tempi, l’esistenza delle specie abbia seguito un continuo ciclo di vita-morte-vita.

Perché i cambiamenti climatici potrebbero essere letali (anche per noi)

Il professor Corselli Cesare, docente di Paleontologia all’Università Bicocca di Milano, ha tratteggiato quelle che potrebbero essere state le principali cause delle cinque grandi estinzioni verificatesi sulla Terra. Partendo però da una breve considerazione: «il clima è ed è sempre stato un sistema caotico». Un primo indiziato potrebbe essere l’immissione di un enorme quantità di anidride carbonica nell’atmosfera dovuta a elevate attività vulcaniche. «In questo caso – spiega il professore Corselli – l’effetto sarebbe la riduzione dell’illuminazione solare. È sufficiente per la morte dei vegetali, che a sua volta si ripercuote sulla catena alimentare». Se spariscono gli erbivori, in parole povere, le altre specie non mangiano.

Chi ha ucciso i dinosauri?

Ma cominciamo con la domanda che un po’ tutti si pongono. Sì, perché il vero motivo per cui i dinosauri si sono estinti resta ancora uno dei quesiti scientifici più aperti. «La causa forse più affascinante è quella dell’asteroide che cadde alla fine del periodo Cretaceo oltre 60 milioni di anni fa. Località di impatto? a Chicxulub, nella penisola dello Yucatan. L’effetto – spiega il docente della Bicocca – si propagò per circa 10 km di diametro, ma ovviamente non uccise tutte le specie viventi sulla terra». A minacciare l’esistenza dei grandi rettili fu infatti un altro fattore rilevato dal mondo scientifico. «In quel periodo fu considerevole anche l’attività vulcanica: uccise non soltanto con per l’impatto meccanico, faccio l’esempio di Pompei, ma anche per le emissioni che “coprirono” il sole, influenzando lo sviluppo dei vegetali e colpendo infine la catena alimentare».

L'uomo è una specie opportunista. Siamo cresciuti in una nicchia ecologica favorevole

L’inquinamento peggiora la nostra permanenza sul pianeta, ma non provocherà l’estinzione

I cambiamenti climatici seguono dunque un processo autonomo rispetto alla nostra specie, la quale, inquinando, può soltanto peggiorare la condizione di permanenza sulla Terra. Cinque grandi estinzioni che hanno annientato gran parte della vita sul pianeta ci insegnano infatti che l’uomo è soltanto uno degli attori sul palcoscenico. E non è proprio detto che il sipario si chiuda con noi. «Siamo una specie opportunista – commenta sempre il professore Corselli – cresciuta demograficamente grazie a una nicchia ecologica favorevole. D’altra parte penso che non basterebbe neanche una guerra devastante per eliminarci da soli, con le nostre stesse mani».

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Dopo una estinzione è sempre seguita la vita

Magari non ci conforta, ma la consapevolezza che dopo la più grande estinzione mai abbattutasi sia ritornata la vita potrebbe almeno trasmetterci un maggior rispetto verso il pianeta. «La più devastante di tutte fu alla fine del Permiano, ovvero 250 milioni di anni fa: un’estinzione che spazzò via oltre il 90% della vita sulla Terra». A StartupItalia! il paleontologo ha fatto cenno a un’altra questione molto meno conosciuta. Perché i cambiamenti climatici non sono l’unico argomento di cui preoccuparsi.

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Il pericolo che viene dal Sole

«Le tempeste solari, ovvero ondate elettromagnetiche, sono uno dei rischi più grossi per la nostra epoca», avverte il professor Corselli. «Una delle ultime registrate colpì nell’Ottocento parte consistente del pianeta. All’epoca però la vita dell’uomo non dipendeva dall’elettricità, ma da fonti come legno e carbone». La sola ipotesi che un evento simile investa oggi il globo non suggerisce scenari idilliaci. «Immaginiamoci giorni, ma anche settimane senza elettricità in un mondo come quello attuale…».

Una tempesta solare potrebbe togliere elettricità per settimane

I cambiamenti climatici e l’attività umana colpiscono le specie viventi, provocandone l’estinzione. «Però le specie che hanno popolazioni stabili a livello demografico si adeguano meglio», chiarisce il paleontologo Corselli che conclude facendo il parallelo con quel che succede in economia: «ci sono fasi di benessere, poi di crisi e di nuovo di benessere. Lo stesso accade con il clima e la vita sulla Terra». E questo è testimoniato da quanto accadde poco dopo l’impatto del meteorite sulla penisola dello Yucatan: secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature i microfossili ritrovati nel cratere da un team di ricercatori internazionali testimonierebbero che “un’ecosistema ad alta produttività” impiegò poco tempo per riapparire sul luogo del disastro, almeno se si ragiona in ere geologiche: 30 mila anni.

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