Ultimo aggiornamento il 14 luglio 2018 alle 11:00
Terzo settore, solo 5 giorni per approvare il decreto ma Lega e 5Stelle chiedono rinvio di 6 mesi
Nonostante le promesse del presidente del Consiglio, il governo finora si è disinteressato del tema e adesso i termini stanno per scadere. Intanto, spunta un ddl per rinviare tutto firmato dai partiti della coalizione
Per risalire all’ultimo intervento del governo in tema Terzo settore bisogna tornare parecchio indietro nel tempo, per la precisione alla prima metà dello scorso aprile, quando il Consiglio dei Ministri varò il primo dei tre decreti correttivi attesi per apportare le modifiche richieste alla ben nota riforma di cui alla legge 6 giugno 2016, n. 106. Tra le novità, la normativa stabiliva che l’iscrizione degli enti ai previgenti albi di servizio civile cessasse di avere efficacia decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto. Poi più nulla. Il tempo, però, ora stringe sul serio e la maggioranza sembra voler calciare il pallone lontano, di almeno sei mesi.
C’è tempo solo fino al 19 luglio per partorire il decreto correttivo sull’impresa sociale. Il rischio è che, nell’attendismo del governo, scatti la tagliola temporale e si vanifichino tutte le migliorie poste in essere al corpus normativo con la collaborazione con il Forum Terzo settore.
Questo, nonostante il neo presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, nel suo discorso per la fiducia in Senato avesse dichiarato: «Intendiamo porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi che consentano la piena realizzazione di una efficace riforma del terzo settore, che sia effettiva anche sul piano delle ricadute fiscali». E «Siamo consapevoli che il terzo settore e tutti gli organismi che lo affollano offrono modelli di sviluppo sostenibile, che contribuiscono a realizzare un circuito di solidarietà che favorisce le persone fragili e più bisognose».
L’altro importante appuntamento cui il governo non può permettersi di mancare è il 2 agosto, quando a scadere sarà il decreto correttivo sul Codice del Terzo Settore che porta già sulle spalle il fallimento della conferenza Stato – Regioni (a mettersi di traverso Lombardia e Veneto, entrambe a guida leghista). Finora, l’esecutivo si è manifestato ai media come industrioso e attento alle esigenze dei cittadini: tra pochi giorni vedremo se arriveranno le prime conferme o se si trattasse solo di slogan elettorali.
Ma a sorpresa, dalla maggioranza arriva un disegno di legge per rinviare tutto a data da destinarsi, di altri sei mesi. L’atto presentato e sottoscritto dai senatori Massimiliano Romeo, capogruppo Lega a palazzo Madama e dal suo parigrado Stefano Patuanelli del Movimento 5 Stelle, reca infatti questa richiesta di posticipo: «Il rilievo, l’ampiezza e la complessità delle questioni disciplinate dai decreti legislativi e la necessità di tenere conto in modo adeguato dell’esperienza maturata nel frattempo giustificano l’esigenza di ampliare il termine per l’esercizio della delega per l’adozione dei decreti integrativi e correttivi, portandolo da dodici a diciotto mesi».
Particolarmente dura la replica del Pd, affidata al senatore Edoardo Patriarca, tra i parlamentari della passata legislatura ad avere seguito maggiormente da vicino la riforma, anche per via dei suoi trascorsi all’interno del Forum del Terzo settore: «La Lega e il M5s confermano il loro atteggiamento di pregiudizio e di sospetto nei confronti delle associazioni, degli enti e delle imprese del Terzo Settore, che si occupano di non profit, volontariato, cura e servizi alla persona, welfare, ambiente. Dopo aver contrastato la riforma in Parlamento, nella passata legislatura, ora cercano di affossarla mettendo in campo un disegno di legge per dilazionare di sei mesi alcune fondamentali norme attuative, una scelta nella quale è facile leggere la volontà effettiva di accantonarla per sempre. Un comportamento con gravi effetti su tante famiglie e tanti cittadini».