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Set 25, 2018

Bioeconomia circolare: dal centro di ricerca Novamont nasce il progetto “Trace”

Novamont con Intesa Sanpaolo Innovation Center e Cariplo Factory hanno messo a punto una call dedicata a startup, imprese e centri di ricerca

Nasce dal centro di ricerca Novamont di Novara, eccellenza italiana in bioeconomia e bioplastica, il progetto “Trace“: una piattaforma creata dall’azienda del “bio” insieme a Intesa Sanpaolo Innovation Center e Cariplo Factory. A presentare l’iniziativa, che vuole mettere in relazione startup, piccole e medie imprese e Novamont all’insegna dell’innovazione e dell’economia circolare, è stata l’amministratrice delegata dell’azienda novarese, Catia Bastioli. “Oggi, la collaborazione tra più mondi è fondamentale. Per questo, se vogliamo andare avanti, dobbiamo puntare alla sinergia con aziende portatrici di innovazione”.

Novamont è una della maggiori produttrici europee di materie prime chiave per lo creazione di economia circolare, le quali, successivamente, vengono trasformate, da altre aziende, in prodotti biodegradabili. Tra questi, anche i famosi sacchetti a pagamento oggetto di vivaci critiche e polemiche ad inizio anno.

L’obiettivo della call è quello di creare un interscambio tra filiere Novamont e bagaglio innovativo industriale. C’è tempo fino al 9 novembre per poter accedere alla selezione, che poi passerà al vaglio di un comitato tecnico, il quale sceglierà massimo dieci realtà partecipanti.

Trace all’insegna dell’Open Innovation

I progetti vincitori della selezione, scelti in base alle necessità di Novamont, avranno accesso ad un programma di Open Innovation di 4 mesi. “Al termine, si spera in una partnership o, comunque, in un rapporto di collaborazione duraturo”, spiega Marco Noseda, responsabile dello sviluppo strategico di Cariplo Factory. Tra le aree tematiche al centro del progetto: la biochimica industriale; la valorizzazione delle biomasse; nuovi sviluppi riguardo le bioplastiche, i biolubrificanti, la biocosmesi ed i bioprodotti.

“Dalla nostra parte – afferma Giulia Gregori del reparto pianificazione strategica di Novamont – ci aspettiamo un’ accelerazione dei processi d’innovazione, partner innovativi con cui percorrere una strada insieme e nuovi sviluppi. Tra i filoni del progetto, per noi è molto importante anche la riconversione dei siti industriali dismessi”. Stefano Martini dell’Innovation Center di Intesa Sanpaolo spiega perché anche la banca sostiene l’iniziativa: “Intesa Sanpaolo è molto attenta al tema dell’economia circolare e vuole aumentare la propria competitività globale nel lungo periodo. Per queste ragioni supportiamo il tessuto industriale italiano e le filiere che Novamont sarà in grado di attivare”.

L’iniziativa tiene conto della normativa europea che fissa l’obiettivo minimo di riciclo per i rifiuti urbani al 55% entro il 2025, e al 65% per gli imballaggi. In altre parole, dovrà essere molto alto l’impegno delle industrie verso un ampliamento della ‘seconda vita’ degli scarti.

Tour nel centro di ricerca Novamont

Ma come si fa a creare un circolo virtuoso del Mater-Bi? Lo spiega a StartupItalia! Luigi Capuzzi, direttore del centro di ricerca: “Per lo sviluppo di filiere agricole integrate e prodotti intesi come soluzioni, Novamont, in Italia, ha realizzato impianti primi al mondo basati su tecnologie innovative. In sintesi, in questo centro vengono processate alcune materie prime, quali l‘olio vegetale, lo sciroppo di zucchero, la biomassa del cardo e l’amido.

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L’olio vegetale, ad esempio, viene trasformato in acido azelaico, lo sciroppo di zucchero in bio-butandiolo. Da quanto ricavato, si possono ottenere polimeri, che combinati con l’amido danno luogo al Mater-Bi. Questo processo di lavorazione delle materie prime ha portato ad una serie di applicazioni che garantiscono un fine-vita alternativo a questi prodotti, perché possono essere biodegradati in un ambiente di compostaggio industriale, domestico, e, alcuni, anche nel suolo. Dall’impianto di compostaggio esce il cosiddetto “compost” che sostituisce, a tutti gli effetti, concimi chimici, ed è in grado di riavviare il ciclo, garantendoci nuove culture e tornando a ricavare oli vegetali e zuccheri”.

Tra i tanti macchinari ed impianti presenti nel centro, anche un simulatore che agita, in alto e in basso, un sacchetto della spesa biodegradabile contenente confezioni di sale. “Qui verifichiamo la resistenza dei sacchi bio, che non sono prodotti direttamente da noi, ma dai nostri partner. Abbiamo inserito al loro interno delle confezioni di sale perché sono appuntite e ci servono da ulteriore parametro di verifica”.
Al termine del nostro tour all’interno del centro di ricerca, il direttore conclude: “Qua non si vede la vera e propria attività agricola. Lavoriamo soprattutto sul cardo e sul cartamo, conosciuto anche come “falso zafferano”, che ha proprietà molto interessanti, oltre ad essere un ottimo antiossidante. La farina di cardo, invece, è molto proteica e produce sostanze utilizzate nelle creme antirughe”.

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