L'asfalto Ecopave dura il 250% in più: Roma testa la strada al grafene

Ultimo aggiornamento il 3 ottobre 2018 alle 12:07

Roma testa la prima strada al mondo interamente riciclabile

L'azienda Iterchimica ha brevettato questa nuova tecnologia al grafene dopo tre anni di ricerca. Nella Capitale, lungo l'Ardeatina, è partita la sperimentazione

In uno dei Paesi europei con il più alto tasso di veicoli a due e a quattro ruote, l’asfalto vale tanto in termini di sicurezza stradale quanto di spesa per gli enti pubblici. Attiva da più di 50 anni, l’azienda lombarda Iterchimica è specializzata proprio sugli additivi che migliorano le prestazioni delle pavimentazioni messe alla prova dal traffico e dal clima (alte temperature e pioggia soprattutto). Un passo avanti verso l’innovazione (e il risparmio) è stato fatto a Roma, dove è partito il primo test di asfalto al grafene lungo tutto un chilometro della Strada Provinciale Ardeatina. Asfalto che potrà essere “riciclabile all’infinito”, secondo l’azienda.  Ne guadagna l’ambiente e ci risparmiano le casse, sempre più vuote, delle amministrazioni locali. Serviranno comunque cinque anni per valutare la tecnologia Ecopave che punta a migliorare la cosiddetta fatica della pavimentazione, allungandone la “vita” e riducendo così gli interventi di manutenzione.

Ecopave su strada

Dopo la prima fase di sperimentazione in laboratorio durata tre anni, il supermodificante al grafene Ecopave ha dato riscontri oggettivi: incremento del 250% della resistenza alla fatica della strada. «Non ci sono soltanto gli esperti di Iterchimica dietro a questo nuovo additivo – ha spiegato a StartupItalia! Federica Giannattasio, amministratore delegato dell’azienda – finora hanno lavorato sul progetto l’Università Bicocca e il Politecnico di Milano. Per i test su strada appena iniziati nella Capitale collaboriamo anche con l’Università La Sapienza e la Città Metropolitana di Roma».

Il test sulla Ardeatina durerà cinque anni, il tempo necessario a tutte le valutazioni su Ecopave. La sperimentazione ha previsto il riutilizzo del 40% di asfalto fresato riciclato per il binder, ovvero la base; per il tappeto è stato poi rivalorizzato il 30% di materiale della vecchia pavimentazione. Nello specifico, il chilometro romano in oggetto è stato diviso in quattro diverse composizioni di asfalto da 250 metri l’uno.

Un tratto realizzato con metodo tradizionale (bitume “Tal quale”) a cui segue un’altra sezione con additivo Superplast; c’è poi una parte su cui è stato utilizzato un bitume modificato “Hard” e infine i 250 metri in asfalto Ecopave. «Il grafene – commenta l’ad Giannattasio – dà resistenza al bitume, il legante della pavimentazione, rafforzandolo e garantendogli una maggiore durate nel tempo». Nel video qui sotto pubblichiamo un commento di Loretta Venturini, Direttore Tecnico di Iterchimica.

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Al netto dell’investimento iniziale, l’asfalto Ecopave garantirebbe nel tempo minori interventi sulle strade e dunque un risparmio per le casse comunali. Oltre che in Italia, la tecnologia brevettata da Iterchimica è già oggetto di discussioni con attori stranieri: Federica Giannattasio è appena rientrata dall’Algeria, dove le alte temperature sono tra i fattori che più colpiscono l’asfalto. «Quello degli additivi per asfalto è un settore che richiede competenze iperspecializzate: servono chimici, geologi, ingegneri ambientali per fare innovazione».

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