Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2018 alle 11:14
Carburanti, cambiano i nomi di benzina e diesel. E il prezzo alla pompa continua a salire
Addio alla "verde", al "gasolio" e al "metanauto". L'Unione europea introduce sigle e simboli univoci in tutto il Vecchio continente
Niente più Verde, gasolio e metanauto. L’Unione europea ha deciso di europeizzare anche i nomi dei carburanti, in modo che siano uguali in tutto il Vecchio continente (Gran Bretagna esclusa, dato che dopo la Brexit deciderà autonomamente) e non si corra il rischio di utilizzare la pompa sbagliata solo perché nel Paese estero ci si affida a nomi e colori differenti. Con questa mini rivoluzione, per esempio, avremo la sigla E10 al posto della “verde”, Cng a indicare il “metanauto” e B7 al posto del vecchio “gasolio”.
Per facilitare a colpo d’occhio la distinzione tra un tipo di carburante e l’altro, oltre alle sigle, ci saranno dei simboli: un cerchio simboleggerà tutte le benzine, un quadrato tutti i gasoli, un rombo contraddistinguerà invece tutti i carburanti gassosi. Inscritti dentro il cerchio, al quadrato e al rombo troverete appunto le sigle E10, Cng, B7…
Le etichette saranno applicate, in modo tale da essere ben visibili ai consumatori, sui nuovi veicoli e sulle pompe di rifornimento benzina, gasolio, idrogeno (H2), gas naturale compresso (GNC), gas naturale liquefatto (GNL), gas di petrolio liquefatto (GPL) in tutte le stazioni di rifornimento dell’Unione Europea a partire dal 12 ottobre 2018.
Naturalmente, mentre i gestori delle pompe di benzina avranno l’obbligo di uniformarsi, non sussiste medesimo onere in capo ai privati per quanto riguarda l’adeguamento delle autovetture, soprattutto le più vecchie che non recano la nuova terminologia.
Il Regolamento Europeo richiede che le etichette vengano apposte solo sui veicoli immessi sul mercato per la prima volta o immatricolati a partire dal 12 ottobre 2018. In caso abbiate bisogno di sapere quale sia il tipo di carburante più adatto al vostro veicolo, contattate la concessionaria a voi più vicina.
L’Anfia, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica e l’Unione petrolifera anticipano inoltre che una serie di etichette simili, attualmente in via di sviluppo, saranno apposte sui veicoli elettrici e sulle stazioni di ricarica in modo da indicare agli utenti del veicolo la maniera più adatta per ricaricare le batterie.
Come già si scriveva, le nuove etichette entreranno in vigore in tutti i 28 Stati Membri dell’Unione Europea, nei Paesi dello Spazio Economico Europeo (Islanda, Lichtenstein e Norvegia) ma anche in Serbia, Macedonia, Svizzera e Turchia, con la sola incognita della Gran Bretagna.
Cambiano i nomi, ma non cambia la tendenza – molto italiana – dell’aumento continuo del prezzo dei carburanti. Nel mese di settembre appena archiviato, la benzina ha raggiunto il prezzo massimo (1,652 euro al litro) degli ultimi quattro anni. E nell’ultimo anno il costo del gasolio (1,531 euro al litro) è aumentato dell’11,4%.
Secondo un’indagine di Coldiretti, a subire gli effetti del caro benzina sono i beni alimentari. Questo perché nel nostro Paese, in media ogni pasto percorre quasi 2mila chilometri prima di arrivare sulle tavole. L’aumento dei prezzi alimentari ha subito un rincaro del 27% rispetto alla media dell’inflazione pari a 1,5% a settembre secondo l’Istat. Si tratta – continua la Coldiretti – del risultato dell’andamento dei prezzi del petrolio spinti dalle tensioni internazionali a partire dalle difficili relazioni tra Stat Uniti e Iran che rappresenta “una minaccia anche per la ripresa della crescita in Italia”.
Gli effetti dei costi energetici pesano non solo sui conti delle famiglie ma anche delle imprese e rende più onerosa la produzione. L’aumento della spesa energetica ha un doppio effetto negativo perché – sottolinea la Coldiretti – riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma crescono anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare con l’arrivo dell’autunno. Il prezzo che lievita dell’energia si riflette infatti in tutta la filiera e riguarda sia le attività agricole sia i processi di trasformazione e distribuzione.
Nelle campagne, segnala infine Coldiretti, oltre all’aumento dei costi per il movimento delle macchine come i trattori, il caro petrolio colpisce soprattutto le attività agricole che utilizzano il carburante per il riscaldamento delle serre (fiori, ortaggi e funghi), di locali come le stalle, ma anche per l’essiccazione dei foraggi destinati all’alimentazione degli animali. Insomma, cambieranno anche i nomi, ma gli effetti del caro carburante al solito li pagano tutti.