Cina, riparte la costruzione di centrali a carbone. Le mappe interattive
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Ultimo aggiornamento il 5 ottobre 2018 alle 4:18

Cina, riparte la costruzione di centrali a carbone. Le mappe interattive che inchiodano il Dragone

Nel gigante asiatico la costruzione di ben 259 GW di centrali a carbone era stata sospesa due anni fa ma ora, nell'indifferenza generale e nel silenzio del governo, è ripresa. La prova arriva dai satelliti

Il clima è in crisi. Profonda visto che la percentuale di CO2 concentrata nell’atmosfera è arrivata alle 404 parti per milioni e all’orizzonte si profilano altre nubi. Nonostante l’Accordo di Parigi che dovrebbe limitare le emissioni di gas a effetto serra si continua nella pianificazione di nuove centrali a fonti fossili. E la notizia “grossa” arriva dalla Cina, dove tutto è in proporzioni gigantesche per la scala europea. Il Dragone asiatico è ancora schiavo del carbone.

Centrale Huaneng Daba-4

Sebbene la realizzazione fosse sospesa dal Settembre 2017, le immagini satellitari mostrano che la realizzazione sostanziale dell’impianto è proseguita dopo il dicembre 2017. Wiki page here.

 

La Cina ha ripreso la realizzazione di una moltitudine di centrali a carbone la cui realizzazione era stata iniziata a cavallo dell’Accordo di Parigi, tra il 2014 e il 2015 da parte delle autorità locali, e che erano state boccate temporaneamente dal Governo centrale. Lo ha scoperto attraverso una serie di immagini satellitari – che riproduciamo in versione interattiva – l’organizzazione ambientalista CoalSwarm che utilizzando il proprio sistema di ricerca Global Coal Plant Tracker (GCPT) nel luglio 2018 è riuscita ad avere dallo spazio la prova che la Cina ha ripreso la costruzione di centrali a carbone per ben 259 Gigawatt (GW).

Una potenza di produzione molto importante che corrisponde a un aumento del 25% della potenza a carbone installata del gigante asiatico (che è oggi di 993 GW), pari a quella a carbone degli Stati Uniti (266 GW) e più di due volte dell’intera potenza produttiva elettrica dell’Italia (117 GW).

Accordo in crisi

Si tratta di un incremento che metterebbe la Cina in enorme difficoltà rispetto all’Accordo di Parigi, sia sul fronte delle emissioni che aumenterebbero del 25% ogni anno, sia sotto al profilo degli obiettivi, visto che il gigante asiatico aveva dichiarato che avrebbe raggiunto il picco delle emissioni climalteranti nel 2030 e da lì avrebbe iniziato a ridurle. Cosa difficile da realizzare se entrano in funzione una quantità massiccia di nuovi impianti solo dieci anni prima dell’anno di massima emissione.

 

 

 

 

Centrale Huadian Nanxiong

Sebbene la realizzazione fosse sospesa dal Settembre 2017, le immagini satellitari mostrano che la realizzazione dell’impianto è proseguita tra Luglio 2017 e Marzo 2018. Wiki page here.

 

Le centrali elettriche, infatti, per essere sostenibili, sotto al profilo economico, hanno bisogno di un ciclo di vita di almeno 25 anni e quelle a carbone sono tra le più longeve. Negli Stati Uniti, infatti, esistono centrali a carbone dell’età compresa tra i 40 e i 50 anni tutt’ora in piena attività. La vita media così lunga è resa possibile dalla possibilità di adeguamento tecnologico di queste centrali e dall’economicità del combustibile, ragioni per le quali, si può supporre che le nuove centrali cinesi rimarranno in funzione almeno fino al 2070.

E ciò è confermato da alcuni fatti. Il primo è che sulle centrali in via di costruzione c’è un investimento di oltre 210 miliardi di dollari, il secondo è che la Cina sul carbone non è dipendente da massicce importazioni, come per altre fonti, avendo importanti miniere all’interno del Paese. Fino al 2007, infatti, sul carbone la Cina è stata autonoma, mentre ora dipende anche dalle importazioni che stanno aumentando, specialmente dall’Australia e dall’Indonesia.

Nel mese di luglio 2018 la Cina ha importato 29 milioni di tonnellate di carbone, il 49% in più su base annua, che è il più alto volume mensile dal 2014. E pensare che pochi mesi prima ad aprile 2018 si prevedeva che le importazioni sarebbero diminuite anche grazie  un aumento del 5% della produzione interna. Questo aumento sia delle importazioni, sia della produzione interna potrebbe derivare dalla messa in funzione di una parte delle centrali oggetto della ricerca di CoalSwarm.

 

Centrale Zhoukou Longda

Sebbene la realizzazione fosse sospesa dal Settembre 2017, le immagini satellitari mostrano che la realizzazione dell’impianto è proseguita fino a Marzo 2018. Pagina Wiki.

Poca informazione

Il Governo cinese è molto restio a dare informazioni all’estero circa le politiche energetiche sia per motivi interni, sia geopolitici, ma la ripresa delle costruzioni in realtà svela un conflitto tra Governo centrale e autorità locali che mette in luce uno scontro politico/amministrativi che Pechino ha ben poca voglia di rendere noto. Da un lato il governo cinese ha affidato la competenza sulla progettazione e sulla realizzazione dei nuovi impianti alle autorità locali, ritenendo che potessero gestire al meglio i piani energetici nelle varie province, mentre dall’altro deve mantenere una posizione “positiva” sull’Accordo di Parigi sul piano internazionale.

A livello locale invece le amministrazioni locali hanno approfittato dell’autonomia per risolvere questioni sociali e occupazionali, visto che la costruzione di una centrale a carbone offre buone opportunità di sviluppo delle economie locali e quindi molte amministrazioni ne hanno approfittato per rilanciare i loro territori. Il Governo centrale con ogni probabilità non ha voluto acuire lo scontro e così la questione è passata sotto silenzio fino all’indagine satellitare di CoalSwarm che è stata realizzata grazie al sito Planet.com nel quale è possibile acquistare immagini satellitari, differenziate anche su base temporale. Cosa che apre nuove frontiere all’indagine giornalistica.

Centrale Tianming

Sebbene la realizzazione fosse sospesa dal Settembre 2017, le immagini satellitari mostrano che la realizzazione dell’impianto è proseguita fino a Marzo 2018. Wiki page here.

 

E sotto a questo profilo è interessante l’approccio metodologico che c’è sotto all’inchiesta di CoalSwarm. L’indagine si basa sul database Global Tracker Plant Tracker (GCPT), che tiene traccia di ogni impianto a carbone conosciuto nel mondo maggiore di 30 MWe, sia operativo, sia pianificato o ritirato a partire dal 2010. Il database contiene anche la posizione Gps delle centrali cosa che ha permesso di ottenere con certezza le immagini appropriate, consentendo a CoalSwarm di montare così le slide cronologiche che pubblichiamo.

 

Centrale Tianyuan Manganese

Sebbene la realizzazione fosse sospesa dal Settembre 2017, le immagini satellitari mostrano che la realizzazione dell’impianto è proseguita tra Luglio 2017 and Marzo 2018. Wiki page here.

 

Tornando alle centrali in realtà il fenomeno potrebbe essere limitato sul fronte delle emissioni climalteranti perché la produzione di elettricità da carbone è diminuita dai 3.981 TWh del 2013 ai 3.946 TWh del 2016, mentre la potenza a carbone installata è cresciuta da 796 GW to 946 GW nello stesso periodo. Ciò significa che la capacità produttiva elettrica del carbone ha aumentato il proprio tasso di sottoutilizzo di circa il 22%, il che significa un fermo medio di 1.700 ore a impianto ogni anno. Si tratta però di un dato appartenete al passato che è in contraddizione con quello, più recente, delle importazioni di carbone. E comunque questi 259 GW di nuove centrali rappresentano un pericolo per il clima anche perché la tentazione di utilizzarle al posto delle rinnovabili un volta costruite sarebbe comunque molto forte.

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