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Ott 17, 2018

L’industria della moda? È la seconda al mondo per inquinamento. A cambiare le cose ci pensa la startup Patu

L'azienda è ancora in fase di costruzione, ma a breve si potranno acquistare i capi di maglieria per la stagione 2019/2020

Piace sempre tanto vestire alla moda, cambiare abbigliamento appena possibile e soprattutto sostituire i capi vecchi con quelli nuovi, ma tutto questo ha conseguenze anche sull’ambiente. L’industria della moda, infatti, è la seconda più inquinante al mondo. Sembra difficile da credere, ma ogni anno si riversano negli oceani oltre 500mila tonnellate di microfibre, pari a più di 50 miliardi di bottiglie di plastica. In Italia consumiamo 14,6 kg di abiti all’anno, di questi neppure il 5% riesce a essere smaltito. Patu, prova a invertire la rotta con la sua idea di abbigliamento sostenibile.

Cos’è Patu

“Patu è un brand di maglieria sostenibile che realizza capi di qualità all’interno di una filiera trasparente”, ci spiega Emanuela Picchini, co-founder della startup. “Utilizziamo materie prime naturali realizzate nel Parco Nazionale del Gran Sasso, tinte al vegetale con pigmenti come il Guado o la Robia, per realizzare capi dal design moderno all’interno di una filiera che tiene conto dell’ambiente e delle persone coinvolte. I nostri capi sono resistenti, pensati per essere sostenibili anche nella post-consumers life. Confezioniamo maglioni sono di lunga durata, morbidi e realizzati senza mischie sintetiche, quindi, fatti per essere riciclati anche se sarebbe sempre più sostenibile ripararli e indossarli il più a lungo possibile. Comprende l’intera filiera produttiva: dalla tosatura delle pecore fino al packaging.

I fondatori

L’idea nasce circa un anno fa, proprio in Abruzzo, da Emanuela: “Ho dedicato molti mesi alla ricerca di eccellenze territoriali per reinvestire nel territorio”, ci racconta. “L’abbigliamento è il settore in cui ho lavorato e continuo a lavorare come designer di maglieria, da qui la scelta di realizzare un prodotto sostenibile è legata alla necessità di rispondere all’attuale industria della moda. Volevo creare una scelta sostenibile in un mercato saturo di pratiche sbagliate e volevo farlo raccontando la mia terra.

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Co-founders del progetto è il fratello, Francesco Picchini, ma ora Altea Alija, architetto, ed Andrea D’Antonio, designer del prodotto, si sono uniti al team. Tutti ragazzi, con background differenti ma legati da una forte amicizia. La sede è proprio in Abruzzo, in provincia di Teramo. La startup sta nascendo ora. E’ ancora ad uno stadio iniziale. Tra un paio di mesi sul sito www.patuknitwear.com (che ora è in fase di costruzione) e sui social (che a breve apriranno) verrà comunicato l’inizio della campagna vendite con in mostra i primi prodotti per la stagione 2019/2020.

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