A StartupItalia! l'ex ministro Edo Ronchi parla di sostenibilità e innovazione

Ultimo aggiornamento il 18 ottobre 2018 alle 10:45

A StartupItalia! l’ex ministro Edo Ronchi parla di sostenibilità ed eco-innovazione

Abbiamo intervistato il presidente di Fondazione per lo sviluppo sostenibile in occasione dell'uscita del suo libro "La transizione alla green economy"

“Il sistema delle imprese essendo il principale esecutore economico dell’umanità ha la maggior responsabilità sia dell’insostenibilità del nostro sviluppo economico, sia del suo cambiamento in direzione della green economy”. Edo Ronchi parte dalle considerazioni di Pavan Sukhdev, ex direttore del programma UNEP per la green economy, introducendo la propria riflessione sul ruolo delle imprese nella società, nell’economia e nell’ambiente.

I Verdi in Germania sono una speranza. In Italia penso invece che le imprese e i cittadini siano molto più avanti rispetto alla politica su temi green.
Edo Ronchi

La transizione alla green economy, edito da Edizioni Ambiente, è il nuovo libro del presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile pubblicato a dieci anni dalla nascita dell’istituto. Due lustri di crisi economica mondiale aggravata dalle emergenze climatiche come la siccità che sta alla base di diversi processi migratori. «Ad oggi non c’è un paese leader di questa transizione alla green economy – ha detto Ronchi a StartupItalia! – l’Italia è a buon punto sul riciclo, ma ancora indietro sulla mobilità sostenibile ad esempio».

edo ronchi

Edo Ronchi e la decrescita

La transizione alla green economy è un saggio che Edo Ronchi ha scritto citando dati e ricerche condotte negli anni dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Tra le tematiche toccate dall’ex Ministro dell’Ambiente dei governi Prodi e D’Alema, una sezione è dedicata all’economia circolare, opzione imprescindibile se si guarda alle proiezioni di crescita demografica: oggi 7,6 miliardi di persone cercano il benessere in un pianeta con risorse limitate. Questo non significa, nell’ottica di Ronchi, seguire i princìpi della decrescita felice teorizzata da Serge Latouche. «È una strategia impraticabile e richiederebbe l’adesione di molti paesi per dare qualche risultato. La mia non è certo un’acritica lode alla crescita e al Pil, un indicatore con difetti e che se viene inteso come prioritario rischia di mettere in secondo piano gli obiettivi della sostenibilità».

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Sostenibilità e Pil

Gli obiettivi a cui Edo Ronchi fa riferimento sono i 17 Sustainable Development Goals contenuti nell’Agenda 2030 approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 2015. Ne La transizione alla green economy l’ex ministro sostiene in realtà che l’elenco sarebbe tutt’altro che armonico. «Oggi le priorità dovrebbero essere quelle del clima e delle risorse disponibili – ha detto a StartupItalia! – L’obiettivo ONU di crescita annua del 7% per i paesi in via di sviluppo potrebbe anche non essere ecologicamente sostenibile o compatibile con l’altro goal, quello di combattere il cambiamento climatico».

A pochi giorni dall’ottimo risultato dei Verdi alle elezioni in Baviera di domenica 14 ottobre che ha consegnato il 18% dei consensi al partito (più del doppio rispetto al 2013), abbiamo chiesto a Edo Ronchi un parere sullo stato di salute dell’ambientalismo in politica. «I Verdi in Germania sono una speranza. In Italia penso invece che le imprese e i cittadini siano molto più avanti rispetto alla politica su temi green».

«Il benessere non significa soltanto reddito – ha aggiunto Ronchi – ma deriva anche dalle condizioni dell’ambiente e del clima in cui si vive». Ne La transizione alla green economy si parla anche di agricoltura, trasporti e turismo e di tutti quei settori che possono riconvertirsi alla sostenibilità come scelta politica per contrastare i cambiamenti climatici. Calamità come inondazioni e siccità colpiscono le regioni più povere del mondo perché, come ci ha spiegato Ronchi, «la parte più debole nelle società è sempre quella che ha meno strumenti per difendersi dai cambiamenti climatici». Ma i fenomeni migratori sono lì a dimostrarcelo: l’Occidente non può disinteressarsene.

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