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Ott 23, 2018

Circular Economy For Food: “Ecco perché abbiamo bisogno di startup innovative”

A StartupItalia! uno degli autori spiega: "Università e giovani devono fare sistema per rimediare ai danni immensi fatti dall'economia lineare. Noi accademici dobbiamo impegnarci a lasciare loro un mondo migliore"

“All’Università degli studi di Scienze Gastronomiche di Pollezzo, l’Unisg, abbiamo bisogno di startup innovative. Questo perché abbiamo bisogno di idee nuove, forze giovani che ci aiutino, con la loro inventiva, a rimediare ai disastri che il sistema lineare ha fatto finora”. Quello di Franco Fassio, Systemic Designer e ricercatore presso l’Unisg, è un vero e proprio appello rivolto a tutte le persone dotate di buona volontà (o “buon senso”, come ripete Fassio) all’ascolto.

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“Non abbiamo ancora molto tempo – prosegue Fassio – la situazione è critica. Le aziende hanno iniziato solo recentemente a promuovere l’economia circolare, ma c’è ancora molto da fare. Adesso dobbiamo fare comprendere a tutti che la circolarità ci appartiene nel vero senso della parola: non siamo forse noi stessi sistemi circolari? Non mangiamo forse per trasformare la materia in energia? La circolarità è già in noi e abbiamo bisogno di giovani che con le loro idee ci aiutino a migliorare il nostro stile di vita, o finiremo le risorse del pianeta. Non credo nella decrescita felice, perché non c’è felicità nella decrescita e i giovani non accetteranno mai una vita al di sotto degli standard attuali. Non sarebbe nemmeno giusto chiedere loro questo sacrificio. Credo piuttosto nell’utilizzare il cervello per ideare stili di vita completamente difformi – e sostenibili – rispetto a quello che si è imposto finora”.

Co-autore, assieme a un’altra delle menti brillanti in forze all’Unisg, Nadia Tecco (docente e consulente nel campo della produzione alimentare) del libro Circular Economy For Food – Materia, energia e conoscenza in circolo (Edizioni Ambiente), Franco Fassio guarda già oltre: “Abbiamo intenzione, come ateneo, di diventare un punto di riferimento per tutte le startup. Vogliamo creare una sinergia tra università e giovani imprenditori: molto spesso chi avvia una startup non ha tempo e modo per dotarsi di un reparto ricerca & sviluppo, quindi l’Università deve essere l’R&D al servizio di giovani volenterosi”.

Circular Economy for Food, la “giusta dieta”

Quanto al libro: “È il risultato di due anni di lavoro serrato. Con Nadia Tecco abbiamo voluto raccogliere 40 case histories di industrie virtuose che hanno aderito all’economia circolare. Da Novamont, leader di una nuova bio-chimica, a Bacardi che riutilizza gli agrumi e gli scarti di lavorazione per fare sapone, o Ferrero che reimpiega i gusci di nocciola usate per la Nutella in modo da realizzare packaging ecologico e fibre probiotiche”.

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“Intendiamoci – puntualizza Fassio – le storie che abbiamo raccolto in Circular Economy for Food non sono spot per le aziende, sono piuttosto delle analisi, arricchite da una nuvola di valori, ovvero dai 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, il un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU”.

Insomma, Circular Economy for Food è una sorta di raccolta di recensioni elaborate da Fassio e Tecco: sulla base delle azioni delle aziende, vicino a ogni storia virtuosa sono presenti i simbolini corrispondenti dei 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile che la società ha raggiunto. “Volevamo che il testo arrivasse a tutti, non solo agli universitari ma anche alle persone comuni – spiega l’autore – questo perché la sostenibilità la fanno le aziende, è vero, ma deve partire dalla domanda di mercato: se non c’è una domanda sostenibile non può esserci lo sprone alla giusta offerta sostenibile”.

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“Anche per questo – prosegue Fassio – abbiamo voluto dare a Circular Economy for Food l’aspetto di una guida, una ‘giusta dieta’, nel senso greco del termine che etimologicamente parlando voleva dire ‘modo di vivere’. Occorre recuperare il buon senso nell’economia domestica, e anche qui il greco antico ci viene in soccorso: l’insieme di norme che regolano la gestione della casa, e che erano già note ai nostri nonni e alla società contadina, perché prima non si buttava via nulla, si utilizzava tutto. Ci siamo mai chiesti perché la società umana sia il solo sistema a produrre rifiuti imperituri? In natura tutto si trasforma…”

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L’uomo al centro dell’economia circolare

E dato che Fassio sostiene che nel sistema circolare al centro ci sia l’uomo, quali sono i primi passi per intraprendere la strada della “giusta dieta” di cui si parla in Circular Economy for Food? “Il primo consiglio che mi sentirei di dare ad un consumatore è riscoprire le logiche di un’economia circolare in casa: un luogo in cui lo spreco deve essere ridotto al minimo, in cui la condivisione di oggetti nella tua comunità può portare ad un risparmio economico associato ad un risparmio di materia, in cui è necessario contribuire alla corretta raccolta differenziata. Prediligere oggetti che sono costituiti da fonti rinnovabili di materia, cioè che non incorporino materiali diversi saldati tra loro (come plastica e cartone) perché poi sarebbe difficile differenziarli e avere la pazienza di dividerli usando forbici e taglierini e, se possibile, optare per beni che sulla confezione indicano che sono stati prodotti sfruttando l’energia rinnovabili. Non riempiamo le nostre case di oggetti inutili così come i nostri frigo di cibi che non mangeremo, partiamo restituendo valore al cibo”.

Non solo rifiuti: occorre valorizzare le biodiversità

Ed è proprio sulla biodiversità che Fassio insiste maggiormente: “Quando si parla di circular economy si parla sempre e solo di rifiuti. In realtà è un modo limitato di vedere la questione. Non rivolgiamoci solamente a valle, quando ormai abbiamo gli scarti di quanto è già stato prodotto: volgiamo il nostro sguardo pure a monte. Pensiamo a non inflazionare determinati alimenti, perché si rischiano danni immensi. Quando sento dire che dovremmo esportare ovunque la dieta mediterranea rabbrividisco, perché così facendo staremmo imponendo non solo la nostra cultura ma anche le colture, spazzando via le altre. Cosa accadrebbe se un parassita riuscisse ad attaccare una pianta che è diventata la sola fonte di sostentamento di più nazioni? Avremmo ripercussioni enormi sulla nostra capacità di sostentarci, sul sistema economico e sul fronte occupazionale”.

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“Dato che la strada da percorrere è ancora lunga – conclude Fassio – molto presto quanto si è visto in Circular Economy for Food verrà ripreso, esteso, ampliato e aggiornato continuamente in un enorme database liberamente accessibile dell’ Università degli studi di Scienze Gastronomiche di Pollezzo, Unisg, in cui saranno raccolti inizialmente 150 esempi di aziende virtuose. Poi continueremo ad aggiornare costantemente questa raccolta, così da comunicare a tutti che è possibile stare sul mercato, magari anche da numeri 1, puntando nel contempo sulla sostenibilità”.

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