Ultimo aggiornamento il 30 ottobre 2018 alle 18:11
La Cina abolisce il divieto del ’93: sul mercato (degli orrori) pelli, corna e ossa di animali
Lo denuncia il WWF. Margaret Kinnaird, a capo dell'associazione: “Rendere legali questi prodotti è un’enorme battuta d'arresto agli sforzi per proteggere le tigri e i rinoceronti”
“È profondamente preoccupante il fatto che la Cina abbia annullato un divieto, durato 25 anni, sulla commercializzazione di ossa di tigre e corno di rinoceronte. La legalizzazione di questo commercio avrà conseguenze devastanti a livello globale”, ha dichiarato il leader del WWF Wildlife Practice, Margaret Kinnaird, che ha aggiunto: “Il commercio di ossa di tigre e corno di rinoceronte è stato vietato nel 1993. La ripresa di un mercato legale per questi prodotti è un’enorme battuta d’arresto agli sforzi per proteggere le tigri e i rinoceronti in natura”.
© Janissa Ng / WWF-Singapore
Kinnaird si riferisce alla recente decisione del governo cinese di abolire una legge del 1993 che vietava la commercializzazione di questo genere di prodotti animali, ritenuti medicamentosi se non miracolosi dalla medicina tradizionale del colosso asiatico. Non a caso, nonostante il divieto, sui mercati rionali e nelle farmacie era ancora possibile reperire sottobanco estratti e polveri provenienti proprio da animali a rischio di estinzione. Secondo la nuova norma, questi oggetti un tempo vietati potranno essere venduti in base a “circostanze speciali” e “sotto stretto controllo”. Un escamotage giuridico – denunciano gli animalisti – che spalancherà le porte a un mercato degli orrori in grado di decimare esemplari di specie già gravemente minacciate.
“L’esperienza del commercio dell’avorio all’interno della Cina ha chiaramente dimostrato come sia difficile controllare l’illegalità nei prodotti a base di animali in via d’estinzione nel momento in cui ne esiste un commercio legale. Ciò non solo potrebbe portare al rischio che il commercio legale fornisca copertura al commercio illegale, ma questa politica stimolerà anche la domanda che era in diminuzione da quando il divieto è stato messo in atto”, ha continuato Kinnaird.
“Con popolazioni selvagge di tigri e rinoceronti a livelli così bassi e di fronte alle numerose minacce che mettono a rischio il futuro di queste specie, legalizzare la commercializzazione delle loro parti è semplicemente un errore di dimensioni drammatiche. Questa decisione sembra essere in netta contraddizione con la leadership che la Cina ha dimostrato di recente nell’affrontare il commercio illegale di specie selvatiche, compresa la chiusura del mercato nazionale di avorio, un punto di svolta per gli elefanti calorosamente accolto dalla comunità globale”, ha concluso l’ambientalista.