EcoBioControl: l'app che rivela le sostanze dannose nei cosmetici
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Ultimo aggiornamento il 31 ottobre 2018 alle 11:30

EcoBioControl: l’app che rivela le sostanze dannose nei cosmetici

Tramite pallini colorati che indicano la nocività, il team del dott. Fabrizio Zago vuole sviluppare un senso critico nella clientela del make-up

Bollino verde, giallo, rosso o addirittura nero. In maniera semplice, veloce e chiara, ogni cliente può sapere all’istante se il cosmetico che ha comprato, o che sta per comprare, sia dannoso per la propria salute. A rivelarlo, l’app EcoBioControl (qui il sito), nata dal team del formulatore chimico Fabrizio Zago in collaborazione con SkinEco, che vuole sviluppare una capacità critica nei consumatori di prodotti cosmetici.

Come funziona l’app

«Il software restituisce il risultato della ricerca effettuata dall’utente basandosi su un ecobiodizionario sviluppato dal nostro team», riferisce l’esperta di cosmetica e sociologa, Barbara Righini, durante l’incontro “Informati con Skineco” organizzato a Milano dall’associazione internazionale di dermatologia ecologica.

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Dopo aver scaricato e aperto EcoBioControl, ci troviamo di fronte ad un’interfaccia semplice e intuitiva, dove possiamo scegliere se voler sapere di più su un singolo ingrediente contenuto nel prodotto, oppure su un‘intera formula chimica (togliendo parantesi ed asterischi). Dal 1997 in tutta Europa e in molti paesi esteri è obbligatorio riportare l’elenco degli ingredienti presenti nel cosmetico sulla confezione, usando la denominazione INCI (International Nomenclatur of Cosmetics Ingredients).

Una volta inseriti questi dati, dopo aver cliccato sul comando “cerca”, apparirà il risultato: un pallino verde se l’ingrediente è ecocompatibile, oppure due bollini verdi se è di derivazione vegetale. Giallo qualora la nocività sia dubbia, rosso se la sostanza è da evitare perché ad elevato impatto ambientale e doppio bollino rosso se è inaccettabile. “Inoltre, abbiamo inserito anche il pallino nero, che si riferisce agli ingredienti di cui è vietata la vendita secondo la normativa europea – spiega la dott.ssa Righini – ci sono sostanze che, appunto, non dovrebbero essere immesse sul mercato ma, a quanto pare, non sempre le norme sono rispettate”.

La dottoressa precisa che questa app serve a dare una panoramica al cliente sul prodotto acquistato (o che potrebbe acquistare) ma, comunque non è di per sé sufficiente ad elaborare una valutazione completa sulla validità o meno di quanto in commercio. “Il nostro team, tramite sito web ed app, vuole sviluppare una capacità critica nei confronti del consumatore, affinché possa interrogarsi ed interessarsi a ciò che applica sulla propria pelle. Per adesso, il software non tiene, però, conto della quantità di quella sostanza presente nel make up: parametro fondamentale per elaborare una valutazione globale. Per questo, il nostro lavoro vuole direzionare il cliente nella ricerca del prodotto più adatto a lui, che sia in linea con l’ecosistema ambientale e dermatologico“, precisa l’esperta.

 

Un’app del genere, anche se con diverso fine, era già stata sviluppata da L’Oreal. Guive Balooch, il lato hi tech di L’Oreal In questo caso, previa applicazione di un particolare cerotto da parte del consumatore, il software rivela il numero di raggi UV-A e UV-B assorbiti dall’utente durante la giornata.

Consigli utili per i “cosmetics addicted”

“Oggi, tutela dell’ambiente e cura della persona coincidono nella nostra quotidianità. Pensiamo, ad esempio, ad un trucco contenente sostanze nocive. Oltre a danneggiare la nostra pelle, gli ingredienti dannosi, una volta risciacquati, finiscono nei mari, causando non soltanto ulteriori danni a flora e fauna, ma, ancora una volta, a noi stessi”, spiega Righini.

Eco-dermo-biocompatibilità: un termine quasi impronunciabile ma che la dice lunga su quanto, oggi, richiesto dal mercato e dagli acquirenti del make-up. Sicurezza e rispetto per la persona e l’ambiente sono diventate le parole d’ordine, e queste le domande che si pone il “cliente intelligente”: “Mi serve quel prodotto? Inquina? E’ adatto a me ed è in linea con i valori di cui sono portatore?“, spiega l’esperta.

Ma, nel mondo dei social, come considerare le opinioni delle influencer? Lo abbiamo chiesto a Barbara, la quale ci ha risposto: “Il giudizio di un influencer, anzitutto, dipende dall’influencer. Di chi si tratta? E’ un esperto/non esperto/semi esperto? In ogni caso, i consigli che provengono da questi canali sono, sempre da prendere con le pinze. Non dimentichiamoci che queste persone sono, spesso, pagate dalle case di cosmetica, o in denaro o ricevendo a casa determinati prodotti. Per quanto dietro ci possa essere la buona volontà ed un’attenta analisi, come si fa a parlare male di qualcuno che investe su di te?“.

Il team di EcoBioControl

L’ecobiodizionario online,nato 18 anni fa, rappresenta una sorta di “Treccani della cosmesi” e contiene, ad oggi, circa 20.000 tipi di sostanze studiate dal team del dottor Zago. “Dietro a questo risultato c’è un profondo lavoro di ricerca e conoscenza – spiega la dott.ssa Righini – che io ed i miei colleghi abbiamo svolto a titolo gratuito”.

Oltre al fondatore del sito, il chimico Fabrizio Zago, e la dottoressa Righini, compongono il team di EcoBioControl il dottor Peter Malaise, responsabile del sito per il Nord Europa, il fitoterapeuta Marco Valussi, la presidente di Skineco, Pucci Romano, e tanti altri collaboratori.

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