immagine-preview

Nov 5, 2018

Maltempo e abusivismo, altri morti. In Italia 71mila case da demolire, l’80% ancora in piedi

Quanto avvenuto in queste ore sembra essere stato previsto dall'ultimo report di Legambiente. Ma il Governo si spacca sugli abusi edilizi. Per Salvini la colpa è degli "ambientalisti da salotto". La replica di Costa: "Falso problema"

Il giorno dopo la tragedia, il giorno dopo l’ennesimo evento naturale che si è trasformato in una strage, non sembra esserci spazio per la riflessione. Il silenzio del cordoglio per le vittime del maltempo è stato infatti bruscamente interrotto dall’immancabile polemica politica. Polemica che – a sorpresa – è tutta in seno alla maggioranza. Perché se è vero che il PD ha attaccato l’esecutivo per avere chiuso il progetto Casa Italia che aveva come scopo quello di dare pronta risposta alle emergenze dei terremoti e del dissesto idrogeologico, è pur vero che il conflitto più duro si sta consumando tra gli scranni del governo, sul tema dell’abusivismo edilizio.

 

 

Probabilmente per silenziare sul nascere eventuali critiche legate al recente condono edilizio del decreto Genova e distogliere così l’opinione pubblica dal problema, annoso, dell’abusivismo, a stretto – strettissimo – giro dall’ondata di maltempo che ha colpito da Nord a Sud il Paese si è registrata una bordata insolitamente dura da parte di premier e vicepremier contro la causa ambientalista.

Lo scontro Salvini – Costa

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha subito dato la colpa agli “ambientalisti da salotto”. “Troppi anni di incuria – ha spiegato – e malinteso ambientalismo da salotto che non ti fa toccare l’albero nell’alveo e non ti fanno dragare il torrentello… ecco poi che l’alberello ti presenta il conto”.

Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ieri, in visita nelle zone colpite dall’alluvione, aveva espresso un concetto analogo: “Spesso abbiamo registrato qualche intralcio burocratico per la ripulitura dei corsi d’acqua. Dobbiamo avere la consapevolezza che tutti i beni sono costituzionalmente tutelati, ma dobbiamo avere la capacità di riorientare la legislazione guardando agli interessi in gioco: al primo posto c’è la tutela primaria della vita umana”.

Per il ministro dell’Ambiente Sergio Costa si tratta invece di un “falso problema”. “Non sono i vincoli il problema”, spiega oggi a Repubblica. “Bisogna dire no a chi vuole costruire dove non si può, dove è pericoloso. E dire si quando il sacrificio di un piccolo bene ambientale consenta maggiori tutele per i cittadini”.

Legambiente: basta a nuovi condoni

Il ministro dell’Ambiente Costa sposta quindi la discussione sul tema dell’abusivismo edilizio. Un tema quantomai attuale dato che Legambiente ancora pochi giorni fa aveva attaccato l’esecutivo giallo-verde per ciò che ha inserito nel decreto Genova: “Là dentro ci sono due condoni, uno a Ischia e uno nelle zone del Centro Italia colpite dal sisma”, aveva detto Stefano Ciafani, numero 1 dell’associazione, lanciando l’hashtag #OnestàAbusiva. “Vogliamo anche noi che si velocizzi la ricostruzione nelle aree colpite dai terremoti del 2016 e 2017, ma non a scapito della legalità e della sicurezza dei cittadini”.

L’abusivismo in numeri

Quanto accaduto nelle ultime ore sembra drammaticamente già scritto nel report che proprio Legambiente aveva recentemente pubblicato dall’eloquente titolo Abbatti l’abuso.  “In Italia – si legge nel documento – gli abbattimenti sono un obbligo previsto dalla legge, ma a quanto pare nella realtà sono poco più di una facoltà per i comuni. Così le demolizioni restano ferme al palo: secondo il dossier, sono ancora ben saldi alle fondamenta più dell’80% degli immobili che invece sarebbero dovuti andare giù negli ultimi quindici anni. E sono le aree costiere quelle più colpite dal fenomeno, in media ogni comune sulla costa è interessato da 247 ordini di abbattimenti. Non solo, soltanto il 3% degli immobili da abbattere viene acquisito al patrimonio comunale, come previsto per legge in caso non venga effettuato dal proprietario”.

L’inerzia della Giustizia e delle amministrazioni locali

Dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio, a oggi, nel nostro Paese risulta essere stato abbattuto solo il 19,6% degli immobili colpiti da ordinanza di demolizione. Ma c’è di più perché, come già si anticipava, in caso di mancata ottemperanza dell’ordine di demolizione, l’abusivo ne perde automaticamente la proprietà che passa al Comune, che deve poi trascrivere l’avvenuta acquisizione. A livello nazionale, sempre dal 2004 a oggi, risulta essere stato trascritto soltanto il 3,2% degli immobili colpiti da ordine di demolizione non rispettati.

“Un comportamento omissivo da parte delle amministrazioni locali – scrivono i tecnici di Legambiente – che implica un considerevole danno erariale, dovuto alla mancata riscossione del canone di occupazione e dei tributi relativi all’immobile abusivo. Un punto su cui si sono espressi più volte i giudici della Corte dei conti e su cui Legambiente ritiene si debba intervenire con una precisa modifica normativa”.

In Campania abusivo 1 edificio su 2

Secondo il rapporto Bes dell’Istat, nel 2015 l’abusivismo edilizio riguardava il 47,3% del patrimonio immobiliare al Sud, il 18,9% nelle regioni del Centro e il 6,7% al Nord. Analizzando il periodo dal 2005 al 2015, al Sud il dato non è mai sceso sotto il 24%, percentuale relativa al 2007. La Campania si conferma la regione più esposta al fenomeno, con una quota di 50,6 immobili fuorilegge ogni cento. Seconda è la Calabria con il 46,6% di edilizia illegale e terza è il Molise, con il 45,8%. Il dato nazionale dal 2005 al 2017 sale dall’11,9% al 19,4%.

Il caso Ischia e la raccolta firme contro il condono del Decreto Genova

E proprio il documento di Legambiente, redatto prima del condono edilizio per Ischia contenuto nel decreto Genova, si soffermava già su quanto accaduto sull’isola: “Quello che è successo a Ischia non deve essere dimenticato, deve valere da campanello di allarme. Dobbiamo ricordare che sull’isola napoletana, un sisma di lieve entità ha fatto collassare edifici che erano stati realizzati in modo inadeguato”.

Leggi anche: Quel codicillo di fango nel Decreto Genova

“Una casa abusiva – si legge – di norma viene costruita in fretta, magari nottetempo per aggirare i controlli, e in economia, derogando a una serie di principi basilari dell’edilizia regolare, impiegando materiali scadenti e tecniche che non tengono in alcun conto la tenuta sismica degli immobili. Insomma, tutta l’edilizia abusiva, anche quella che ha ottenuto sanatorie o condoni, è prevalentemente insicura, poiché per metterla in regola è bastato produrre un’auto certificazione di idoneità statica, senza che un ente di controllo ne abbia mai verificato la qualità costruttiva”.

Nelle ultime ore, invece, Legambiente ha dato vita a una singolare iniziativa per bloccare il condono edilizio di Ischia voluto dall’esecutivo giallo verde: una moral suasion collettiva che chiede ai cittadini di mobilitarsi in massa contattando gli onorevoli per chiedere loro di non firmare il documento. Chi volesse aderire può farlo tramite questo form.

La balla dell’abusivismo di necessità

E poi, come riporta il report, c’è la solita storia dell’abusivismo di necessità: “Tra gli ultimi a esprimersi sulla questione, anche il neo assessore al Territorio e all’Ambiente della giunta Musumeci, Salvatore Cordaro, che è arrivato a teorizzare un concetto che supera il vecchio abusivismo di necessità tanto caro ai politici campani. Secondo lui, esisterebbe in Sicilia un abusivismo d’indispensabilità. E pur ammettendo che non tutto può essere salvato, comunque spiega che nel guardare al territorio e all’abusivismo bisogna tenere conto di queste circostanze“.

Leggi anche: Nord Est, filiera del legno in ginocchio con 6 milioni di alberi abbattuti. PEFC Italia: “Almeno 100 anni per il riequilibrio ambientale”

Questa volta, però, pare impossibile nascondersi ancora una volta dietro l’ipocrisia linguistica: quella casa abusiva invasa dalle acque a Casteldaccia, a una quindicina di chilometri da Palermo, non doveva stare lì e non rappresentava certo una necessità se fosse accertato che i proprietari, che da dieci anni erano all’occorrente che dovesse esser abbattuta, non ci vivevano ma la affittavano o la prestavano ad amici e conoscenti.

“Quello che davvero dà dolore”, dice oggi il sindaco di Casteldaccia, “è che non siamo riusciti a buttar giù quella casa nonostante le denunce. Quei nove poveretti non avrebbero fatto quella fine”. Proprio così, perché la situazione era nota a tutti. Già una Relazione del marzo 2012 per la Revisione del Piano Regolatore Generale a pagina 13 denunciava: “In merito alla pericolosità idrogeologica bisogna precisare che il reticolo idrografico che interessa il territorio comunale di Casteldaccia è piuttosto fitto ed è caratterizzato da aste torrentizie in fase di approfondimento e da aree espostea possibili fenomeni di esondazione”. Medesimo concetto era stato espresso diversi anni prima (pag. 56) nella Relazione geologica della Provincia Regionale di Palermo del dicembre 2008 (lo stesso anno in cui arrivò l’ordine esecutivo di demolizione della casa invasa dalle acque): “La concentrazione di popolazione e di costruito, di attività e di funzioni all’interno della pianura costiera e delle medie e basse valli fluviali (“Oreto”, “Eleuterio”, “Milicia”, “San Leonardo”) è fonte di degrado ambientale e paesaggistico e tende a depauperare i valori culturali e ambientali specifici dei centri urbani e dell’agro circostante”.

Leggi anche: Maltempo, nel 2018 per Coldiretti i danni all’agricoltura potrebbero sfiorare il miliardo

La colpa, ovviamente, non è dei morti, che hanno pagato anzi il tributo più salato. E non è nemmeno per intero di chi quelle case, troppo attaccate agli alvei di fiumi e torrenti, le ha costruite in spregio alle più elementari regole del buon senso. La colpa è tutta della politica che, per anni, ha preferito chiudere un occhio sugli ecomostri e condonare ogni abuso edilizio. Perché sfrattare è impopolare, abbattere una palazzina – anche se insicura e costruita con materiali non idonei – per un amministratore locale rischia di essere la pietra tombale sulla sua carriera da sindaco.

Eppure, oggi al governo c’è proprio chi ha costruito le sue fortune vaneggiando di “ruspe” e “abbattimenti”, peccato solo che non lo abbia fatto parlando di abusi edilizi, ma di campi nomadi. Peccato, inoltre, che rimanga in silenzio di fronte all’ennesimo condono edilizio, questa volta contenuto decreto Genova, preferendo più comodamente scagliarsi contro gli “ambientalisti da salotto”. Esistono, vero, e attaccarli fa perdere meno voti che abbattere le case abusive o schierarsi contro la loro sanatoria.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter