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Nov 14, 2018

Giovane, iper connesso, tecnologico e laureato: è il contadino del 2018

Ecco chi sono i protagonisti della Green Economy italiana: ideatori di startup innovative, 1 su 4 ha in tasca una laurea, 8 su 10 viaggiano all'estero, sono tutti iper-connessi e attenti all'Economia Circolare

Giovane, viaggiatore, sempre connesso, attento ai temi della sostenibilità, dell’innovazione e della diversificazione. È il contadino del nuovo millennio, ovvero gli imprenditori agricoli immortalati dal rapporto GreenItaly 2018: il nono di Fondazione Symbola e Unioncamere – promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente. Grazie a quest’ultima generazione di fattori le aziende agricole del Bel Paese stanno mutando volto.

Contadino, non solo scarpe grosse e cervello fino…

“Le nuove generazioni – si legge nel report – hanno interpretato in chiave innovativa le opportunità offerte dal mondo rurale, caratterizzando le proprie imprese agricole con attività innovative e di diversificazione produttiva che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche l’agricoltura sociale, l’agribenessere, la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili”.

Le aziende agricole in numeri

Con 55.121 imprese agricole italiane condotte da under 35 nel 2017 (+ 6% rispetto all’anno precedente), l’Italia è al vertice nell’Unione Europea per aziende condotte da giovani. Quello del contadino è infatti un mestiere riscoperto dai ragazzi soprattutto nell’ultimo periodo. Si tratta di un dato coerente con la corsa alla terra in atto tra le nuove generazioni per il crescente interesse dei giovani per il lavoro in campagna. Ma com’è il contadino del 2018? Profondamente diverso dall’immaginario: i giovani agricoltori utilizzano, per esempio, il web e la tecnologia, 1 su 4 è laureato e conosce una o più lingue straniere (almeno a livello scolastico), mentre 8 su 10 sono abituati a viaggiare e andare all’estero.

Alcune case histories

Come testimoniano i casi pratici aziendali  illustrati nel rapporto GreenItaly 2018, è in atto un notevole cambiamento con il mestiere del contadino che non è più considerato l’ultima spiaggia per le giovani generazioni ma è la loro strada del futuro.

Smalto per unghie dalle bucce di pomodoro

L’esempio dell’azienda agricola Chiesa Virginio di Stefano Chiesa rappresenta solo il primo di una lunga serie di casi di successo in cui la presenza di giovani va a braccetto con l’innovazione e la sostenibilità. In questa azienda si producono ortaggi, si allevavano mucche e si produce biogas. L’idea innovativa dell’azienda, in linea coi dettami dell’economia circolare, è stata quella di valorizzare uno scarto di produzione: le bucce di pomodoro. L’azienda Chiesa Virginio di Stefano Chiesa produce infatti bioresina naturale ottenuta dalla cutina, una sostanza che viene estratta dal pomodoro. Anche grazie ad alcuni progetti europei di ricerca, è stato realizzato un impianto di estrazione semindustriale, che ha permesso di realizzare una latta al cui interno non c’è chimica ma solo natura. Oltre a vernice per le latte potrà diventare anche smalto naturale per le unghie.

Anche le serre ormai sono smart

Tra i giovani va annoverata anche l’esperienza di Linfa, una piccola serra smart pensata e commercializzata dalla startup italiana Robonica. Modulare (si possono accoppiare numerose serre, ad esempio per i ristoranti) e dall’essenziale design made in Italy, garantisce, in casa, un sistema di coltura idroponica completamente automatizzata. La luce del sole è simulata da LED, i nutrienti impiegati sono tutti organici, e non bisogna essere un agricoltore per coltivare la propria insalata, i propri peperoncini o il proprio basilico: grazie all’App e al cloud si possono usare dei profili d’uso preimpostati, importare quelli altrui, o ancora condividere i propri.

Il packaging dagli scarti di Melograno

Il progetto Melovita valorizza gli scarti del melograno. L’idea è quella di trasformare la buccia del frutto nel suo packaging attraverso la realizzazione di bioplastica dagli scarti del melograno. Mentre tradizionalmente la buccia veniva utilizzata per foraggiare gli animali, oggi, grazie al progetto, verrà destinata ad un impiego nel campo della salute: la buccia di melograno verrà sottoposta all’estrazione di un potente antiossidante (acido ellagico) per le aziende cosmetiche e farmaceutiche. Con la restante parte si otterranno biopolimeri per la produzione della bioplastica che sostituirà l’attuale confezione.

Il cuscino scaldamuscoli di cereali

Un altro esempio interessante è rappresentato dall’iniziativa che ha visto protagonista la Cooperativa Agricola Predium, nel settore cerealicolo.  I semi dei cereali hanno il potere di assorbire calore e di rilasciarlo lentamente. Funzionano nello stesso modo con il freddo. Ecco l’idea di impiegarlo sia nella termoterapia che nella crioterapia: nasce così il “cuscino della salute” di granella di cereali e lavanda da mettere nel forno a microonde o nel freezer a seconda delle necessità.  Aiuta a decontratturare i muscoli, abbassare la febbre, riscaldare il letto o assorbire i traumi. Oltre a rilanciare un indotto dei cereali ed offrire opportunità occupazionali per la sua commercializzazione, l’azienda ha recuperato la manualità artigianale di donne del luogo impegnate nel confezionamento di linee per bambini ed adulti, come le fasce lombari o ‘il classico’ per il calore terapeutico. In arrivo c’è anche il cuscino della salute pet per gli amici a quattro zampe.

I tetti di paglia in grado di durare 50 anni

C’è poi l’esempio di Fabrizio Agosto con i suoi tetti di paglia. La loro straordinarietà sta nel mantenere una continuità nella tradizione e trasferirla nel futuro e nel chiudere un ciclo produttivo. Il Tetto di paglia è ecologico, può durare 50 anni, è leggero ma è anche isolante. In questo modo l’azienda chiude la filiera dalla semina della segale al taglio, fino alla realizzazione dei fasci con la parte appunto meno nobile, ovvero la paglia.

Bracciali ricavati da noccioli d’oliva

Pasly (Pasqualina Tripodi) che con gli scarti di produzione realizza accessori di alta moda. È così che da un nocciolo d’oliva di questa azienda agricola nasce un bracciale. Proprio come avviene con una pigna, con un rametto secco del bosco, con la cera delle api o il rame scartato dalle lavorazioni artigianali del luogo. Gioielli dal bosco, dunque, con l’Aspromonte sulle passerelle dell’alta Moda. I primati di un’agricoltura che si rinnova sulle nuove strade del fashion, del gioiello e della moda.

Contadino, un mestiere sempre più rosa

Continuando con i dati racchiusi nel report, si scopre che sono sempre di più le aziende agricole pink. L’imprenditoria femminile è un’imprenditoria multifunzionale con 1.371 fattorie didattiche attive sul territorio nazionale. Le donne d’impresa sono due volte giovani, per data di avvio dell’attività e per incidenza di imprenditrici under 35. Infatti, 4 imprese femminili su 10 sono state create dal 2010 a oggi (tra gli uomini, sono 3 su 10 le aziende che hanno meno di 7 anni). Un terzo delle imprese agricole italiane ha un titolare donna e questa distribuzione percentuale si riscontra capillarmente in tutte le aree del Paese, dalla pianura più fertile alla montagna più impervia.

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Contadino fin da bambino: l’agrinido

Aziende agricole che accolgono scuole per una comunicazione diretta con l’agricoltore in un’ottica di coinvolgimento attivo. Questo al fine di creare un collegamento tra città e campagna, far conoscere l’ambiente agricolo, l’origine dei prodotti alimentari e la vita degli animali. Gli agrinido sono strutture di accoglienza realizzata all’interno di un’azienda agricola per bambini fino a tre anni di età, mentre gli agriasilo ospitano bambini dai 3 ai 6 anni. Il progetto Agritata è invece una forma di accoglienza di bambini all’interno della famiglia e della casa nel contesto dell’azienda agricola. Altro vantaggio ricordato dal rapporto GreenItaly 2018 che offre l’azienda agricola multifunzionale è di certo l’azienda agricola sociale, un’innovazione che è stata riconosciuta con l’approvazione della Legge nazionale sull’agricoltura sociale 141 del 18 agosto 2015. L’obiettivo è quello di sviluppare interventi di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo per facilitare l’accesso adeguato ed uniforme alle prestazioni essenziali per persone, famiglie e comunità locali in tutto il territorio nazionale ed in particolare nelle zone rurali o svantaggiate.

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