Ultimo aggiornamento il 6 dicembre 2018 alle 11:51
La sharing mobility italiana è sempre più elettrica
Tra il 2015 e il 2017 le auto e gli scooter in modalità elettrica in sharing sono passati dall’11% al 27%
In tre anni i veicoli a zero emissioni sono passati dall’11% al 27% sul totale delle flotte. La sharing mobility si rivela insomma sempre più il traino – green – per la mobilità elettrica. A confermarlo gli ultimi dati dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility (qui il sito), lanciato nel settembre 2015, e promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
Aumenta sulle strade italiane la sharing mobility e cresce quella a zero emissioni confermando una sinergia positiva tra questi due diversi fattori dell’ecoinnovazione applicata ai trasporti. Come già si anticipava, tra il 2015 e il 2017 le auto e gli scooter in modalità elettrica in sharing sono passati dall’ 11% al 27% sul totale della flotta in condivisione: erano circa 620 mezzi nel 2015 sono diventati circa ai 2.200 del 2017.
In Italia attualmente le auto elettriche private rappresentano soltanto lo 0,02% del parco circolante, mentre rappresentano il 24% delle auto condivise. Anche per gli scooter elettrici privati a fronte di uno 0,02% ne esiste uno quota del 68% in sharing. Maggiore è la quota delle auto private ibride che toccano il 3, 90% del parco circolante ma nelle flotte di taxi si arriva al 26,50%.
“Le flotte condivise sono più elettrificate della media del parco circolante – ha commentato Massimo Ciuffini, coordinatore dell’ Osservatorio Sharing Mobility – usano veicoli di piccole dimensioni e dai minori costi, consentono di introdurre il pubblico all’uso di veicoli con alimentazioni alternative, favoriscono la diffusione dei punti di ricarica sul territorio o spingono a mettere a punto modelli logistici che prescindono dalla presenza della rete stessa.
Secondo un’indagine effettuata dal Politecnico di Milano (EV Report 2018), per il 74% degli intervistati si tratta del costo elevato del mezzo, per il 49% l’inadeguatezza dei sistemi di ricarica pubblica e per il 22% l’autonomia limitata.