Come l'innovazione aiuta i popoli in difficoltà: l'esempio di Humacoo immagine-preview

Dic 11, 2018

La tecnologia al servizio delle popolazioni povere, l’esempio di Humacoo

La ONG vicina alla Santa Sede è attiva con due progetti di grande impatto sociale: la fornitura di acqua potabile per combattere la crisi idrica in Namibia e la sanificazione di un ospedale in Nicaragua per abbattere i batteri che mietono vittime

Risolvere problemi e migliorare le condizioni di vita di popoli in grosse difficoltà: questa è la missione della Fondazione Humacoo, ONG che opera in stretta sinergia con la Santa Sede dedicandosi a progetti basati sull’innovazione tecnologica mirata ad aiutare i Paesi in via di sviluppo, che si appresta a realizzare un’opera di grande impatto sociale in Namibia. Con l’85% della popolazione mondiale che vive nei paesi più aridi del pianeta, 880 milioni di persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile e circa 3,4 milioni di uomini, donne e bambini che ogni anno muoiono per mancanza o inquinamento dell’acqua, intervenire in certi territori è una priorità assoluta. E nonostante negli anni scorsi l’Onu abbia riconosciuto e ribadito come l’acqua sia un diritto umano fondamentale, poco in concreto è stato fatto per cambiare le cose, con la crisi idrica che continua a rappresentare un ostacolo enorme per tanti paesi, in particolare per quelli africani.

 

Produrre acqua dall’aria

Il piano di Humacoo parte dall’area di Opuwo, la capitale della regione del Kunene, zona nel nord della Namibia che conta circa 88.300 abitanti, con il 75% della popolazione che vive in aree rurali (e il 40% è inferiore ai 15 anni). “Iniziamo dalla riqualificazione della Hungua Primary School, complesso scolastico che ospita 515 ragazzi, che studiano e vivono nell’istituto, partendo dal riordino del plesso, dall’installazione delle aule con particolare attenzione agli strumenti per l’apprendimento delle lingue e poi dal rifacimento dei bagni non mediante prodotti chimici, bensì con un sistema che sfrutta l’energia solare per la pulizia dei locali”, ci spiega Carlo Maria Tieri, presidente dell’organizzazione non governativa.

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Il punto forte del programma è però l’installazione del sistema AWA Modula, macchina sviluppata dagli svizzeri di Seas SA (water solutions provider e partner di Humacoo), capace di produrre nel complesso da 250 a 10.000 litri di acqua potabile al giorno in condizioni ottimali (cioè con una temperatura di 30°C e un tasso di umidità dell’aria pari al 70%). In Namibia l’obiettivo è assicurare ai bambini e al personale scolastico l’accesso diretto a 2.500 litri di acqua potabile al giorni – per un totale che spazierà dai 10.000 ai 20.000 litri quotidiani destinati all’uso sanitario e irriguo – decisivi per favorire la sopravvivenza del popolo locale e il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie del luogo.

 

Aiuto e coinvolgimento della popolazione locale

La tecnologia brevettata da Seas SA (sigla di Societe de l’Eau Aerienne Suisse SA) permette di produrre circa il 35% in più di acqua rispetto agli altri sistemi che ottengono lo stato liquido partendo dall’aria ma l’obiettivo del piano non è finalizzato soltanto a sostenere l’intera popolazione del Kumene, che trae giovamento dall’arrivo di AWA Modula, poiché oltre alla scuola anche le tribù che vivono nell’area circostante potranno contare su acqua non più contaminata. Il piano prevede di fornire aiuto e coinvolgere i locali, perché ad alcuni di loro saranno insegnati i piccoli interventi necessari per il funzionamento del sistema.

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La macchina è telecontrollata via satellite dai tecnici Seas SA, che possono monitorare la situazione in ogni momento dalla loro sede svizzera, ma poi a qualcuno toccherà, per esempio, sostituire periodicamente i sali minerali necessari per mineralizzare l’acqua. Detto che HumaCoo ha già aperto un ufficio in loco, i costi dell’esperimento saranno sulle spalle della ONG e di Seas SA e il via scatterà a febbraio, quando con la stagione estiva ci saranno le condizioni climatiche più adatte per convertire l’aria in acqua, e terminerà entro giugno 2019 con l’intento di creare un modello di ecosostenibilità e autosostentamento per l’intero territorio replicare in altre zone in condizioni simili.

 

La sanificazione dell’ospedale

Nel presente e nel futuro di Humacoo c’è anche un secondo programma, mirato a sanificare gli ambienti sanitari. Il primo intervento avverrà nella seconda metà del prossimo gennaio presso l’ospedale Manolo Morales Peralta a Managua, capitale del Nicaragua, paese in cui la presenza di batteri rappresenta un problema vitale per le strutture sanitarie. Sul tema, basta considerare che negli ospedali della città principale e nel resto del paese la sanificazione non avviene, trasformando quindi i nosocomi in luoghi pericolosi dove poter contrarre malattie, mentre in Europa il procedimento scatta dopo ogni intervento. Grazie a un macchinario sviluppato in Italia (che sarà donato alla struttura) e in grado di abbattere circa il 90% della carica batterica, si procederà alla pulizia delle aree ospedaliere ripetendo l’operazione più volte fino ad eliminare i microrganismi. “Il piano è replicare questi progetti altrove ma non è facile perché si tratta di investimenti rilevanti e noi ci basiamo sul sostegno dei donatori, pubblici e privati, che vogliono aiutarci a cambiare il futuro di persone cui mancano fondamenti di vita civile”, chiarisce Tieri.

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