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Dic 19, 2018

L’Albero di Natale? Quello sintetico inquina 10 volte in più del vero

Ispra e Coldiretti sfatano un mito: la versione di plastica alta 1 metro e 90 immette nell'ambiente l'equivalente di 40 chili di gas serra

Un vecchio luogo comune vuole che l’albero di Natale, per essere sostenibile, debba essere sintetico. È opinione diffusa che gli abeti vengano brutalmente strappati dal terreno causando la devastazione di migliaia di ettari boschivi. Non è affatto vero: le coltivazioni certificate vengono infatti trattate a norma di legge e per ogni albero tagliato un altro viene piantato. Inoltre, sempre più report dimostrano che la produzione di quelli di plastica (spesso economici, realizzati con materiali di scarto e importati dall’altra parte del mondo) causi l’immissione nell’ambiente di enormi quantitativi di gas serra, oltre a residui chimici che impiegano milioni di anni prima di essere smaltiti.

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Rivolgersi a quelli coltivati a scopo commerciale, a chilometro zero, ha dunque una forte impronta ecologica e – soprattutto quest’anno – permette di aiutare le regioni del Nord Est duramente colpite in autunno dal maltempo. Ma andiamo con ordine.

L’insostenibilità dell’albero di Natale sintetico

Secondo Coldiretti, un albero di Natale artificiale di circa 1,90 metri ha “un’impronta di carbonio equivalente a circa 40 chili di emissioni di gas serra, che è più di 10 volte rispetto a quello di un albero vero utilizzato dopo le feste come pellet per combustibile” che – si sottolinea  – se viene “riciclato o coltivato in un vaso o in giardino, può avere emissioni trascurabili o addirittura negative”.

“A determinare la maggior parte dell’impronta di carbonio dell’albero di plastica è – riporta Coldiretti – la sua fabbricazione derivante dal petrolio alla quale si aggiungono le emissioni industriali derivanti dalla produzione e la spedizione per lunghe distanze prima di arrivare al negozio. La maggior parte degli alberi finti – continua lo studio della Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti – è realizzata in PVC, “una plastica notoriamente difficile se non impossibile da riciclare perché richiede attrezzature speciali”.

Attenzione ai modelli economici: durano poco e inquinano molto

Secondo un altro studio, svolto da Carbon Trust, circa il 66 percento di queste emissioni è legato all’uso della materia prima derivante dal petrolio, il 25 percento alle fasi di fabbricazione dell’albero, il restante 9 percento al trasporto. In più, rilevano da Coldiretti, molto spesso l’albero di Natale sintetico che finisce nelle case italiane arriva “dalla Cina e impiega oltre 200 anni prima di degradarsi nell’ambiente”. Rivolgersi ad alberi di Natale economici, di dubbia provenienza, significa introdurre in casa materiali potenzialmente pericolosi, trattati con sostanze chimiche velenose che oltretutto hanno scarsa longevità, costringendo il consumatore a sbarazzarsene prematuramente.

Ispra: perché conviene rivolgersi a quelli naturali

Gli alberi veri – dicono dall’Ispra – durante il periodo di crescita in vivaio assorbono anidride carbonica dall’atmosfera, contribuendo a mitigare l’effetto serra. “Quando gli abeti sono estirpati vengono generalmente sostituiti da altre piante. In termini d’impronta ecologica la soluzione migliore è dunque di comprare un albero di Natale vero”.

Meglio ancora – si sottolinea dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – se quell’albero proviene da un’azienda vivaistica locale (‘chilometro zero’, come si usa dire adesso) e ‘bio’, ossia prodotto secondo il disciplinare dell’agricoltura biologica, che non fa ricorso a fertilizzanti chimici e pesticidi di sintesi.

Consigli per il consumatore: occhio al certificato e a dove si mette l’albero

Da qualche anno, ricordano ancora dall’Ispra, è immessa sul mercato una notevole quantità di alberi di Natale italiani dotati di marchi di certificazione ambientale, tra cui il Forest Stewardship Council e il Pan European Forest Certification, che garantiscono il rispetto di norme e prescrizioni di coltivazione ambientalmente sostenibili.

Un albero di Natale vero con radici, in vaso o in zolla, può essere riutilizzato per più anni nel periodo di Natale o, in alternativa, può vivere ancora nel proprio giardino o in vaso sul balcone. Purtroppo le probabilità che la pianta attecchisca e cresca sono mediamente basse e dipendono dagli “abusi” (per esempio: esposizione al sole, al freddo, maltrattamenti) che ha subito da quando ha lasciato il vivaio al momento di entrare in casa. L’aria calda e secca del salotto, la vicinanza a fonti di calore e la penuria di acqua nel substrato durante tutto il periodo di Natale possono compromettere la vitalità delle radici. Bastano piccoli accorgimenti (annaffiature regolari, esposizione alla luce del sole, lontananza da caminetti e caloriferi, evitare di spruzzare neve spray sui rami) a garantire risultati positivi di sopravvivenza e crescita una volta messi a dimora.

Al Quirinale un abete delle zone colpite dal maltempo

Mai come quest’anno, poi, scegliere un albero di Natale vero permette di aiutare le zone del Paese duramente colpite lo scorso autunno dalla perturbazione “Vaia”, come già ricordato qui su Impact in altre occasioni. Il Palazzo del Quirinale e la tenuta di Castelporziano, dietro specifica richiesta della Presidenza della Repubblica, sono stati impreziositi da due abeti bianchi cresciuti in foreste certificate PEFC del Veneto e del Trentino. Anche la Camera dei Deputati si è vestita a festa con un cimale di abete rosso proveniente da una foresta certificata PEFC dell’altopiano di Asiago donato dal Comune di Caltrano (Vicenza). Tutte aree fortemente colpite dalle piogge e dai venti a carattere straordinario che si sono abbattuti nel Nord Italia a fine ottobre. Dalla foresta del Cansiglio proviene anche l’abete rosso di 23 metri, donato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che è stato accolto e addobbato al centro del colonnato del Bernini in Piazza San Pietro, in Vaticano.

L'albero di Natale della Camera dei Deputati

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