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Dic 19, 2018

Ispra, Brescia città più inquinata d’Italia. Viterbo prima per qualità dell’aria

Roma sprofonda nelle buche. La Liguria ancora una volta in enorme difficoltà per il dissesto idrogeologico

Brescia maglia nera per l’inquinamento. Una maglia, quella indossata dalla città lombarda, resa color carbone dallo smog urbano. A decretarlo l’ultimo rapporto Ispra-Snpa sulla qualità dell’ambiente urbano, presentato a Roma a palazzo Giustiniani dal presidente dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Stefano Laporta, e dal direttore generale Ispra, Alessandro Bratti.

A Brescia limiti superati 87 volte in un anno

In totale, sono state 19 le città italiane ad avere sforato la media giornaliera di pm10 (polveri sottili con diametro uguale o inferiore a 10 micrometri, ndr) fino al 10 dicembre 2018, dati preoccupanti anche se comparati con il 2017: lo scorso anno le città bocciate erano state 18. Sul gradino più alto di questo inquinatissimo podio Brescia, con ben 87 sforamenti, mentre Viterbo, che non ha mai oltrepassato il limite, risulta essere la città italiana con la qualità dell’aria migliore.

Ogni anno 8 milioni di decessi per l’inquinamento

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno 4,3 milioni di decessi siano attribuibili nel mondo all’esposizione, prevalentemente in ambienti indoor, nei Paesi a basso e medio reddito, a inquinanti emessi nelle attività quotidiane a causa dell’utilizzo di combustibili come legna, carbone e residui organici in apparecchi privi di qualsiasi sistema di abbattimento delle emissioni. Altri 3,7 milioni di decessi sono causati all’inquinamento outdoor. In questo caso, il fenomeno riguarda anche i paesi dell’Europa occidentale, gli Stati Uniti e l’Australia, nonostante i progressi ottenuti in queste aree del pianeta nella riduzione delle emissioni di origine industriale e da traffico veicolare.

In Italia 60mila morti annue

L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha stimato che in Italia, nel 2015, 60.200 morti premature possano essere attribuibili all’esposizione a lungo termine al PM2,5, 20.500 all’NO2 e 3.200 all’O3. In questo quadro si inserisce il paragrafo 5.1 che descrive lo stato della qualità dell’aria nelle aree urbane nel 2017, riportando anche alcuni indicatori relativi ai primi mesi del 2018. Continuano a verificarsi superamenti del valore limite giornaliero del PM10 in molte aree urbane e, per quanto riguarda l’NO2, del limite annuale, nelle stazioni di monitoraggio collocate in prossimità di importanti arterie stradali.

Roma sprofonda nelle buche

Ma il rapporto, oltre a decretare le città dove letteralmente non si respira, indaga anche sul consumo di suolo. A Roma negli ultimi 10 mesi del 2018 sono state documentate ben 136 voragini. Ma la capitale vanta un altro primato negativo: tra le città finite sotto la lente dei ricercatori è “largamente al primo posto per perdita di servizi ecosistemici del suolo complessivi nei cinque anni considerati il Comune di Roma, con un valore tra i 24 milioni e i 30 milioni di euro, seguito da Giugliano in Campania, Milano, Venezia, Catania, Verona, Guidonia Montecelio, Viterbo, in media sopra ai 5 milioni di euro”.

“Anche rispetto alla superficie consumata totale si presenta una sostanziale stabilità della graduatoria, che vede Roma con la maggiore superficie consumata (72.481 ettari), seguita da Torino (59.595 ettari)”.

Dissesto idrogeologico, un male italiano

Non ci sono sorprese positive nemmeno sul fronte della fragilità del territorio in caso di eventi “eccezionali” su carta ma che in realtà si ripetono ormai a cadenza annuale, provocando puntualmente morti, feriti e danni per milioni di euro. I comuni con più abitanti a rischio frana sono: Napoli, Genova, Catanzaro, Chieti, Massa e Palermo.

Cresce la sharing mobility

Segnali positivi, invece, dalla mobilità condivisa, come abbiamo avuto di documentare qui su Impact proprio nelle settimane passate. Anche l’Ispra certifica infatti un aumento di più del doppio del numero di vetture in condivisione in un solo triennio (2015-2017). L’83% delle 48mila unità messe su strada lo scorso anno sono biciclette, il 16% automobili e l’1% scooter. Il rapporto Ispra prende in esame 120 città e 14 aree metropolitane e quest’anno dedica il focus alle esperienze innovative.

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