Ultimo aggiornamento il 8 gennaio 2019 alle 4:46
Immigrazione: problemi e opportunità. Anche imprenditoriali. Il punto di Andrea Monti
L'Europa che non riesce a farsi carico di 49 migranti ignora le possibilità di crescita collegate a questo fenomeno epocale. Che restano così inespresse
Recentemente i flussi migratori sono stati via via sempre più presenti nei quotidiani e telegiornali e, ancor di più, nella nostra vita reale, con molte persone che giungono nelle nostre città da nazioni tra le più diverse. Questo fenomeno ha prodotto un impatto in numerosi Paesi in Europa, suscitando molte domande e problemi ancora alla ricerca di soluzioni o metodi innovativi per migliorare le relazioni tra i cittadini di diverse origini. Quando si parla di integrazione dei migranti, sorgono una serie di domande: le diverse abitudini e tradizioni possono coesistere? Le persone in arrivo parlano la lingua del paese che li riceve? Possono trovare una casa e possono trovare un lavoro, passo fondamentale verso l’integrazione?
Molti aspetti diversi, non tutti di facile comprensione o risoluzione, con molti punti di vista differenti che dovrebbero convivere. Identificare il modo migliore per gestire tali flussi può rappresentare un’opportunità concreta per i Paesi di accoglienza, che risulterebbero arricchiti da nuove e differenti culture, tradizioni, mentalità che possono portare a nuovi stili di vita. Non saremo forse d’accordo con alcuni di questi approcci, ma vedo ancora l’incontro di culture diverse soprattutto come un’opportunità.
Ciò è ancora più vero quando i nuovi arrivati hanno una mentalità imprenditoriale e possono trasformare le loro competenze ed esperienze in una nuova impresa, o comunque dare un contributo significativo a un’impresa esistente.
Anche per questo negli ultimi anni è nata un’area specifica di ricerca e sperimentazione, finalizzata a coltivare e promuovere possibili percorsi di supporto all’imprenditorialità dei migranti, grazie anche a programmi specifici dell’UE, che ha iniziato a finanziare progetti in tal senso. Questo naturalmente è di interesse anche per InnoVits, l’associazione di cui faccio parte, che ha come Mission quella di contribuire allo sviluppo dell’ecosistema di startup.
Esistono, sul tema, molti studi e articoli che analizzano e dibattono sul fatto che i migranti abbiano o meno uno spirito imprenditoriale più forte di quello che i residenti hanno, in Europa e nel mondo. Non c’è ad oggi, ritengo, una prova chiara di ciò o dei dati che diano una risposta definitiva, e ci sono in effetti troppe variabili che potrebbero avere un impatto sull’analisi:
• i migranti sono già un campione del loro paese di origine, senza essere necessariamente rilevanti da un punto di vista statistico;
• potrebbero essersi spostati per una serie di motivi non dipendenti dalla loro volontà (e quindi non necessariamente avere una personalità incline al rischio);
• il successo o il fallimento di una startup o di un’azienda in generale dipende anche dalla combinazione specifica che si verifica tra l’imprenditore migrante e le condizioni esistenti nei paesi di destinazione (leggi specifiche, fase economica, condizioni del mercato del lavoro, ecc.).
Detto questo, ciò che mi appassiona in generale è la volontà di lanciare nuove imprese e iniziative, e le capacità imprenditoriali di persone migranti non fa eccezione.
Dopo il dibattito generale in Europa, e anche grazie ai programmi finanziati dall’Unione europea, sono sorti in Italia alcuni esperimenti pilota, alcuni solo in fase di avvio, anche se nessuno di questi ha ancora una portata molto ampia. Solo pochissime, tra le iniziative volte a migliorare le possibilità per i migranti di accedere a opportunità di lavoro, hanno avuto un vero focus sull’imprenditorialità, e, anche nella selezione di obiettivi, ci sono state molte scelte diverse nella progettazione (su quale età dovremmo concentrarci? Qual è il livello minimo delle capacità linguistiche? Dovremmo lavorare con i migranti in generale o con i rifugiati?).
Anche se ci sono molte organizzazioni che hanno dato attenzione al tema dei migranti, al fine di portare un contributo ad alcune delle tematiche di cui sopra, ho trovato interessante conoscere maggiormente alcuni dei progetti esistenti ad oggi in Italia. Anche se alcuni di essi possono essere considerati più come un progetto pilota o prototipo piuttosto che riferimenti reali con un track record consistente, credo che abbiano in sé alcune buone pratiche e rappresentino un seme per lo sviluppo futuro.
Di nuovo: questo non vuole essere un elenco completo delle maggiori esperienze in Italia, ma più una visione di alcune delle esperienze incontrate, e qualsiasi suggerimento o riferimento aggiuntivo è il benvenuto. Ecco i progetti più significativi incontrati:
Dopo questi approfondimenti, rimango convinto che ci sia un’opportunità non sfruttata in questo campo. Volendo o no, nei decenni passati i flussi migratori hanno cambiato il volto delle città, hanno avuto un impatto sulle nostre vite e hanno portato cambiamenti significativi nelle abitudini e nei costumi. L’opportunità è quella di creare uno strato dell’ecosistema in grado di accogliere e potenziare l’impatto delle mentalità più imprenditoriali, al fine di apportare un contributo al nostro sistema economico, sia tramite nuove iniziative che la creazione di posti di lavoro.