Qual è l'impatto sociale di incubatori e acceleratori italiani? - Impact

Ultimo aggiornamento il 25 gennaio 2019 alle 16:24

Qual è l’impatto sociale di incubatori e acceleratori italiani?

Lo rivelerà a giorni la seconda edizione del report di SIM – Social Innovation Monitor. Nell'attesa, qualche considerazione sul punto

Nel 2018 sono cresciuti considerevolmente i numeri di startup innovative e investimenti di capitale: ma come si è mosso il settore di chi abilita e potenzia le startup? In attesa della presentazione del report 2018 da parte di SIM – Social Innovation Monitor, il 29 gennaio a Make a Cube, questi sono a mio avviso i principali elementi emersi lo scorso anno.

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Cos’è il SIM report sugli incubatori e acceleratori italiani

Lo scorso anno avevo reputato molto interessante il primo report sull’impatto sociale degli incubatori e acceleratori italiani: una ricerca sull’innovazione e sull’imprenditorialità sociale sviluppata dal team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM) con base Politecnico di Torino, in collaborazione con Italia Startup e con il supporto di Cariplo Factory, Compagnia di San Paolo, Impact Hub Milano, Make a Cube, SocialFare, e Social Innovation Teams (SIT). Partendo dalla definizione di impresa a significativo impatto sociale, il team del Politecnico di Torino aveva coinvolto 162 incubatori e acceleratori su tutto il territorio italiano, raccogliendo dati statisticamente significativi sulle attività del settore. Anche grazie al lavoro svolto dall’associazione SIT, ne avevo parlato qui, si stava finalmente focalizzando l’attenzione su best practices e risultati delle iniziative innovative che avessero un obiettivo anche di impatto sociale.

Meglio sottolineare a questo punto che il focus non è su imprese non profit: si sta invece cercando di definire e misurare quelle i soggetti incubati (for profit, non profit o ibridi), che provano e riescono a realizzare un miglioramento significativo e sostenibile relativamente ad un problema sociale. Di seguito le principali evidenze del primo report, relativo all’anno di esercizio 2017, rispetto ai tre capitoli in cui è sviluppato il report stesso.

Tipologie degli incubatori

Dei 162 incubatori coinvolti, più delle metà aveva risposto con completezza. Ne emergeva un profilo geograficamente sbilanciato, con il 60% degli incubatori/acceleratori al Nord, e Lombardia, Piemonte, Toscana ed Emilia-Romagna a farla da padroni.

Incrociando i dati della ricerca con altri database, si realizzava un primo dimensionamento di questo settore, che aveva prodotto un fatturato di quasi 200 milioni di euro per poco meno di 800 dipendenti: sicuramente ancora una nicchia ma con trend di crescita evidenti.

Evidenziando, sulla base del profilo delle startup incubate, la vocazione degli incubatori, meno della metà (48%) risultava puramente “Business incubators”, dunque il 48% non aveva nessuna impresa a significativo impatto sociale. La maggioranza degli incubatori/acceleratori aveva invece una presenza minima o maggioritaria di tali imprese, risultando rispettivamente “Mixed incubators” o Social incubators”.

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Un fenomeno sicuramente interessante emerso lo scorso anno era stata la diffusione delle startup con impatto sociale anche in quegli incubatori che sono, da un punto di vista di Mission ed impostazione economica, prettamente degli incubatori votati al business ed al profitto, quindi con la presenza di una contaminazione che è in linea con i trend nazionali ed internazionali di ibridazione tra i settori profit e non-profit.

Analisi dei servizi e delle prestazioni

Se con il Decreto sviluppo del 2013 c’era stata un’accelerazione, sia della creazione di nuove startup, sia di nuovi incubatori/acceleratori, la definizione del rapporto tra le prime e i secondi ha sicuramente visto delle modifiche negli anni e le nuove esigenze di mercato hanno richiesto via via aggiustamenti ed attenzioni per essere sempre competitivi.

Risulta particolarmente interessante, quindi, misurare la soddisfazione e i bisogni delle startup rispetto ai servizi offerti. In particolare qualche lieve distonia si era registrata, così come differenti attenzioni, anche a seconda del tipo di incubatore:

  • per le startup risultavano meno rilevanti gli spazi fisici, i servizi condivisi, il supporto nello sviluppo di relazioni e il supporto allo sviluppo e scouting di tecnologie, rispetto all’offerta degli incubatori;

 

  • per contro un maggior supporto sui servizi amministrativi e legali, formazione e consulenza su CSR ed etica aziendale e valutazione dell’impatto sociale, rispetto all’offerta degli incubatori, sarebbe stata gradita.

Analisi delle startup incubate

L’attività sottostante il report ha permesso di meglio dimensionare e comprendere le startup stesse, o almeno di stimare alcuni parametri di quelle incubate. La stima delle startup incubate nel 2016 arrivava poco sotto le 2.000 unità, con un fatturato stimato di quasi 300 milioni.

Se nel Nord nel 2016 risiedeva il 60% degli incubatori mappati, la percentuale delle startup saliva al 70%: questo a indicare anche una maggiore densità di startup per incubatori nel settentrione.

Interessante emergevano nel 2016 due confronti tra startup incubate a significativo impatto sociale e non a significativo impatto sociale: se infatti i fatturati medi tra le due categorie erano molto simili (più di 120K€ annui), le startup a significativo impatto sociale mostravano una tendenza a modelli di business più “labor intensive”, avendo quasi il 50% in più di occupati medi, anche se su cifre di riferimento molto basse (2,6 persone occupate contro 1,7 delle startup non a significativo impatto sociale).

Cosa ci aspettiamo dal report di quest’anno?

Il grande merito del SIM Report sugli incubatori ed acceleratori italiani è, a mio avviso, avere iniziato a inquadrare organicamente il fenomeno dell’innovazione sociale nelle sue componenti di incubatori/acceleratori e di startup incubate. Su questo tema base mi aspetto di vedere confermati o smentiti alcuni dati, come la distribuzione geografica, o come i fatturati delle organizzazioni, o i confronti tra imprese a significativo impatto sociale e non. Inoltre con il secondo anno anche dei confronti anno su anno iniziano a diventare interessanti, e si possono forse delineare i primi trend.

Il lavoro del team non si è però fermato a questo e nuovi approfondimenti e sono sempre in corso e saranno presentati quest’anno, per meglio comprendere e delineare il mondo dell’impresa italiana che fa innovazione, e quindi mi aspetto sempre più un allargamento e confronto alle grandi imprese e a come queste collaborino già oggi con le giovani aziende innovative. Vale la pena esserci martedì 29 per un confronto e le dovute considerazioni.

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