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Gen 30, 2019

Uno dei più grandi social impact funds a livello mondiale è in Italia

La classifica delle principali iniziative di impact investing a livello mondiale

L’impact investing è un trend che nel corso degli ultimi anni sta assumendo una rilevanza crescente, anche grazie all’azione di istituzioni come il Global Impact Investing Network, una rete internazionale che accoglie investitori e gestori di fondi che adottano strategie impact per una cifra complessiva pari a 228 milioni di euro. Ciò nonostante, complice la difficoltà in alcuni casi nel tracciare una linea netta tra impact investing e investimenti sostenibili / responsabili, oltre alla scarsa disponibilità di dati pubblici sul tema, non esiste una classifica dei principali programmi di impact investing nel mondo per capitalizzazione.

L’elemento più vicino a una classifica di questo tipo è ImpactBase, un database online gestito dal GIIN in cui, su base volontaria, investitori e gestori di fondi impact possono pubblicare e autocertificare le caratteristiche e dimensioni delle iniziative a impatto sociale di cui fanno parte. Se da un lato ImpactBase fornisce un buon punto di partenza in termini di dati grezzi, si pone un problema di completezza e aggiornamento dei dati da parte degli investitori, che ha reso necessario incrociare questi dati con i bilanci e report annuali dei membri del Global Impact Investing Network.
La ricerca, condotta della Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore per comprendere il posizionamento dell’Italia nel panorama dell’impact investing, posiziona il programma di Green Bonds della World Bank al primo posto della classifica, mentre un’iniziativa italiana risulta al terzo posto con una capitalizzazione di circa 3 miliardi di euro. Si tratta del Sistema Integrato dei Fondi di Housing Sociale (“SIF”), un programma a livello nazionale promosso da Fondazione Housing Sociale (“FHS”) e oggi gestito da Cassa Depositi e Prestiti Investimenti SGR.

E’ interessante notare come la classifica individuale rispecchi i trend a livello globale, in cui i settori attualmente privilegiati dagli impact investors sono quello energetico / ambientale (Green Bonds), l’edilizia sociale (SIF) e la microfinanza (responsAbility e Triodos). È quindi ragionevole constatare come la presenza di un asset sottostante l’investimento, quale un immobile, un portafoglio di microprestiti o un’infrastruttura per la produzione di energia rinnovabile, rappresenti un fattore di interesse per investitori privati.
D’altra parte, la crescita del numero di Social Impact Funds a livello globale e, gradualmente, in Italia, sta allargando l’interesse anche verso altri settori, in particolare grazie a operatori che, con un approccio di Social Venture Capital, sono sempre più orientati a investire in PMI e start-up che operano nei settori dei servizi alla persona, della sanità e benessere, dell’istruzione, dell’economia circolare, etc..

Il SIF e le radici dell’impact investing in Italia

Quando Fondazione Housing Sociale (“FHS”) venne fondata nel 2004 da Fondazione Cariplo, in partnership con Regione Lombardia e ANCI Lombardia, con l’obiettivo di favorire la nascita di uno strumento che rispondesse al crescente problema del disagio abitativo di alcune fasce della popolazione italiana, il termine impact investing non era ancora stato coniato. Tuttavia, strategie di investimento che unissero obiettivi di impatto sociale al rendimento finanziario iniziavano a nascere.

Fonte: FHS

È questo il caso del Sistema Integrato dei Fondi di Housing Sociale (“SIF”), che, partendo nel 2007 in Lombardia con un primo fondo etico sperimentale da 85 milioni di euro, ha raccolto nel 2009 circa 3 miliardi di euro da investitori istituzionali. Il SIF, che oggi conta oltre 30 fondi immobiliari etici attivi a livello locale in tutta Italia, è stato il primo tentativo di creare un vero e proprio mercato in Italia in cui investitori privati potessero impiegare le proprie risorse finanziarie con un obiettivo sociale.

Leggi anche: Come candidarsi per un investimento a impatto sociale: la visione di FSVGDA

Il SIF consiste in un fondo di fondi a livello nazionale, il Fondo Investimenti per l’Abitare gestito da Cassa Depositi e Prestiti Investimenti SGR, con 2 miliardi di euro di risorse, che investe a sua volta nei fondi immobiliari etici a livello locale fino all’80% della loro capitalizzazione. La parte restante, che ammonta a circa 1 miliardo di euro, è stata raccolta dai fondi presso investitori radicati sul territorio.

La sfida sociale da affrontare

Il SIF nasce con l’obiettivo, misurabile e intenzionale, di fornire un’alternativa alla “fascia grigia” di popolazione il cui reddito risulta al di sopra delle soglie per l’accesso all’edilizia pubblica, ma comunque insufficiente per soddisfare il proprio fabbisogno abitativo sul mercato immobiliare libero, causando situazioni di disagio abitativo. In particolare, il programma ambisce a favorire la realizzazione di condizioni abitative e sociali gradevoli dove le persone, grazie anche al loro diretto coinvolgimento e supportate da un’adeguata rete di servizi, possano vivere e instaurare relazioni positive con gli altri membri della comunità. Questo obiettivo richiede una serie di competenze e un approccio integrato alla progettazione degli interventi: il design urbano e dei servizi, la gestione sociale della comunità e la sostenibilità finanziaria sono i pilastri su cui poggia l’obiettivo di fornire alle famiglie e alle persone alloggi di alta qualità, servizi e strumenti a un prezzo accessibile.

Fonte: FSVGDA

Rendimenti finanziari

Nella consapevolezza della scarsità di risorse economiche disponibili, nella sua attività di progettazione e promozione del programma, FHS ha sviluppato il modello in ottica di sostenibilità economica e impact investing, individuando nel fondo immobiliare etico lo strumento ideale per la realizzazione di interventi di housing sociale in Italia. Questi fondi sono stati infatti strutturati in modo tale da supportare una locazione a canone calmierato, utilizzando il fondo come veicolo finanziario che fornisce capitale di rischio a lungo termine con un rendimento calmierato (“capitale paziente”). In altre parole, gli investitori dei fondi immobiliari etici sono disposti a rinunciare a una parte del rendimento che potrebbero ottenere investendo sui mercati immobiliari tradizionali per permettere la realizzazione di interventi di housing sociale economicamente sostenibili, pur applicando prezzi mediamene inferiori di del 20-30% rispetto al mercato di riferimento, sia sull’affitto che sulla vendita. Ciò nonostante, il target di rendimento di questi fondi è pari a circa il 3-4% oltre all’inflazione: un rendimento finanziario solido che si accompagna all’obiettivo sociale di migliorare le condizioni abitative della fascia grigia della popolazione. Con l’obiettivo di realizzare, entro il 2021, 20.000 alloggi in housing sociale e 8.500 posti letto in residenze per studenti e altre forme di residenzialità temporanea.

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