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Feb 12, 2019

Un ospedale in Africa grazie ai social. Il caso Solidali per il Malawi

Tutto è partito da otto amici. Grazie al tam tam su Internet sono riusciti a dar vita a un importante progetto. Anche le piccole Onlus possono ambire a tagliare traguardi grazie alla Rete

Otto amici alla scoperta del Malawi, una delle zone più povere del continente africano. Otto amici partiti da Covo (Bergamo) con un grande obiettivo: aiutare il prossimo. A Monkey Bay scarseggia cibo e acqua, e la popolazione deve fare i conti con siccità, alluvioni, carestie ed emergenze sanitarie. Per aiutare gli abitanti meno fortunati è nata, nel 2011, l’associazione “Solidali per il Malawi” (qui il sito), divenuta Onlus nel 2015. A oggi conta un socio in più, nove, ma ci sono anche i volontari che, quotidianamente, prestano aiuto senza ricevere nessuna moneta in cambio, ma una ricompensa ben più grande: strappare un sorriso a chi non ha niente.

La situazione in Malawi

“Qua il cibo scarseggia soprattutto nei primi mesi dell’anno, quando il raccolto dell’anno precedente è finito. Inoltre, si stanno alternando giorni d’assenza totale di pioggia a giorni di diluvio universale – ci racconta Michele Anghileri, volontario della ONLUS dal 2015 – Gran parte del grano sta marcendo, ed è fonte primaria di nutrimento. Gli africani lo utilizzano per qualsiasi alimento, come la nsima (una sorta di polenta fatta di sola farina e acqua), ma anche nelle bevande, mescolato allo zucchero. L’acqua è, poi, un altro grande problema. Non è accessibile a tutti. Molte donne e bambini, ogni mattina, percorrono decine di chilometri per raggiungere il pozzo più vicino. Noi stessi, in centro, non ne abbiamo. Più e più volte ci siamo messi a scavare fino a quasi 100 metri di profondità, invano”. Questa è la realtà degli abitanti di Monkey Bay che, grazie alla Onlus e ad altre associazioni umanitarie, oggi possono contare su un sostegno e una speranza in più.

Il progetto Solidali per il Malawi

Solidali per il Malawi ha cercato, e cerca, non soltanto risorse finanziarie, ma anche umane. “A breve arriveranno un pittore, un piastrellista, un idraulico e un “tuttofare” – dice Michele – Per noi le risorse umane sono parte indispensabile del progetto ed è soprattutto grazie ai social network, in particolare a Facebook, se la nostra missione ha ottenuto visibilità e i futuri volontari si sono messi in contatto con noi”.

“Solidali per il Malawi” non è impegnato soltanto nell’assistenza quotidiana per i bisogni di prima necessità, ma porta avanti un progetto più ampio: la costruzione di un grande centro sanitario. Nata come struttura di assistenza contro la denutrizione e la malnutrizione che affligge tanti bambini, il polo si sta trasformando in quello che sarà chiamato “Madalitso Nutrition Center“.

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“Il progetto è nato un anno e mezzo fa, ma durante gli ultimi mesi, su richiesta del Governo, che è molto soddisfatto del nostro lavoro, stiamo organizzando anche un O.P.D (una sorta di day hospital), un dispensario e un reparto pediatria – racconta, dal Malawi, Michele – Inoltre, sosterremo anche “Under 5“: un progetto del governo supportato da diverse organizzazioni umanitarie per il costante monitoraggio dei bambini che versano in fragili condizioni di salute”.

La campagna di crowdfunding sui social

Nel periodo natalizio, la ONLUS ha lanciato una campagna di crowdfunding, che ha ottenuto buona risonanza, in particolar modo grazie a Facebook. “Su un obiettivo di 5.000 euro, ne abbiamo ricevuti 3.800 – spiega Michele – Per noi è stata una grande soddisfazione”.

I finanziamenti più importanti provenivano da grandi aziende e donatori con ampie possibilità economiche, ma Michele sottolinea come il piccolo impegno di tutti possa davvero fare la differenza: “In un primo momento abbiamo puntato molto su Teaming, una piattaforma di crowdfunding che permette di donare un euro al mese, anche a supporto di più cause – rivela Michele – Alla fine non è andata secondo le aspettative, ma pensiamo che se anche solo 3.000 persone donassero un euro al mese, arriveremmo a 3.000 euro. Per noi questo sarebbe già un ottimo risultato”.

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Su Facebook è, comunque, sempre attiva l’opzione “fai una donazione”, che permette di donare in qualsiasi momento. Fondi a parte, la Onlus è alla ricerca di medici e infermieri volontari che siano disposti a prestare servizio una volta completato il grande centro.

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