Moda, la bioplastica messicana sarà made in Italy. E verrà dalle piante - Impact
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Ultimo aggiornamento il 20 febbraio 2019 alle 10:17

Moda, la bioplastica messicana sarà made in Italy. E verrà dalle piante

Grazie alla tecnologia italiana, sarà possibile produrre materiali biodegradabili ricavati dagli scarti dell'agave che saranno impiegati nell'industria tessile

Bio-on, azienda italiana attiva nel settore della bioplastica e Innova Imagen, società del gruppo Himes che opera nel settore del tessile in Messico e negli Stati Uniti, hanno annunciato di aver firmato un accordo esclusivo per progettare il primo impianto in Messico per la produzione di bioplastica ottenuta da residui e sottoprodotti agroindustriali.

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Bio-on dispone infatti di una tecnologia che le permette di ricavare i biopolimeri dai sughi di scarto di barbabietola e canna da zucchero, scarti di frutta e patate, olio di frittura esausto e persino dalla anidride carbonica presente in atmosfera. Queste bioplastiche, oltre a essere ecosostenibili e biodegradabili al 100%, possono essere impiegate, in modo anche del tutto inedito, in settori dove la plastica tradizionale non è utilizzata.

Bioplastica dall’agave

Per Bio-on si tratta di un accordo del valore di mezzo milione di euro. La collaborazione inizierà nelle prossime settimane con l’utilizzo di diverse materie prime largamente disponibili in Messico, come per esempio i rifiuti della lavorazione dell’agave.

«La tecnologia sviluppata e dimostrata a livello industriale da Bio-on è una speranza di fronte al problema globale della contaminazione da plastica e le sue conseguenze sulla salute umana – ha dichiarato Rogelio Himes, cofondatore e CSO di Innova Imagen – e lo sviluppo delle applicazioni del PHA per il tessile e la moda ha particolarmente attratto il nostro interesse perché ha il potenziale per sostituire le fibre sintetiche come i poliesteri che sono una delle maggiori fonti di inquinamento dei nostri oceani perché le microfibre si staccano dai vestiti quando vengono lavati ed entrando in contatto con i nostri ecosistemi vi rimangono per secoli esattamente come succede con la plastica».

«La rivoluzione del PHA è già una realtà – ha sottolineato Marco Astorri, presidente e CEO di Bio-on – e chi vuole adottare tecnologie radicalmente ecologiche e passare a sistemi di produzione che rispettano il pianeta non ha più scuse. Il gruppo Himes, particolarmente sensibile alla protezione dell’ambiente e preoccupato dalle cattive abitudini umane nel consumo di plastica, ha fatto la scelta giusta e il team Bio-on non vede l’ora di iniziare questa nuova collaborazione in America Centrale anche per soddisfare il mercato di bioplastiche PHAs in rapida crescita».

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