Tecnologici e a impatto zero. Viaggio nei motori dei bolidi della Formula E
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Ultimo aggiornamento il 29 aprile 2019 alle 11:19

Tecnologici e a impatto zero. Viaggio nei motori dei bolidi della Formula E

Rombare non rombano, ma quello che si nasconde sotto il cofano affusolato delle monoposto è un vero concentrato di tecnologia

Ideata nel 2011, la Formula E è una categoria di corse automobilistiche ormai affermata nel panorama sportivo mondiale. Alla base del progetto voluto direttamente dal presidente della FIA, Jean Todt, vi è l’idea di riservare una competizione alle sole vetture elettriche, facendole gareggiare in circuiti situati direttamente all’interno delle più grandi città del mondo così da promuovere l’utilizzo di sistemi alternativi di mobilità.

 

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Formula E, cosa c’è da sapere (in breve)

La prima competizione ufficiale venne disputata a Pechino il 13 settembre 2014 mentre la stagione 2018-19 è partita lo scorso 15 dicembre dall’Arabia Saudita nella città di Ad Diriya. Dalle prime gare molte cose sono però cambiate, non solo a livello di regolamento, ma soprattutto dal punto di vista tecnologico. Grazie infatti alla ricerca e alla competizione nel settore, i motori sono ora nettamente più potenti e performanti.

Questo lo si deve soprattutto al potenziamento dell’unità MGU (motore elettrico) che, avendo raggiunto i 30.000 giri al minuto, consente ora di accelerare da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi e di avere un motopropulsore più performante, in grado di erogare fino a 250 kW. Tecnologie quindi futuristiche che consentiranno, nell’immediato futuro, di disporre di vetture elettriche eccezionali anche nella vita di ogni giorno.

L’I-Pace e-Trophy

“Un evento motoristico che si svolge nel cuore delle città, un’onda di energia pulita, non assordante, accessibile alle famiglie: la Formula E abbina l’entusiasmo per la gara di velocità alla curiosità per l’evoluzione nell’ambito della mobilità e della gestione dell’energia che, ne siamo consapevoli, è destinata a coinvolgere tutti noi.- commenta Stefania Brentaroli, Responsabile Marketing di Viessmann Italia, azienda partner della scuderia Panasonic Jaguar.

“Non a caso, nella stessa giornata della gara di Formula E si svolge l’I-Pace e-Trophy, la competizione tra vetture elettriche di serie leggermente riadattate. Le tecnologie e gli sviluppi in termini di vetture elettriche vengono quindi trasferiti dalla pista alla strada, rendendo sempre più tangibili queste innovazioni”.

Sotto il cofano tecnologia pura (a impatto zero)

Le tecnologie contenute all’interno delle monoposto di FormulaE sono veri concentrati di tecnologia. Nella cosiddetta seconda generazione di vetture, 2Gen, le batterie riescono ad accumulare ed erogare 54 kWh e permettono finalmente di eliminare il cambio di vettura necessario nelle scorse edizioni delle competizioni. Grazie a queste nuove batterie e a un sistema di recupero dell’energia, che pesa per circa il 20%, i piloti riescono infatti a terminare la gara a bordo della stessa auto.

 

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“Condividendo le esperienze e le conoscenze acquisite dalle corse, stiamo facendo enormi passi avanti nelle nostre auto da strada. L’innovativa tecnologia di frenata della nostra Jaguar I-TYPE 3 da corsa ci sta aiutando a aumentare ulteriormente la capacità delle batterie nei nostri futuri veicoli elettrici. – prosegue Brentaroli.

“Il nuovo sistema frenante elettronico per l’asse posteriore può estendere l’autonomia della vettura da corsa fino al 15%. La tecnologia di frenata rigenerativa è anche una delle caratteristiche principali della Jaguar I-PACE, una vettura stradale interamente elettrica. In un normale veicolo con motore a combustione interna, l’auto viene rallentata tramite i tradizionali freni a frizione che premono le pastiglie contro i dischi. L’energia cinetica del veicolo viene convertita in energia termica, che viene essenzialmente sprecata. Tuttavia, in un veicolo elettrico a batteria, il motore elettrico può convertire l’energia cinetica in elettricità per ricaricare la batteria, aumentando il numero di chilometri che si possono percorrere con una sola carica”.

L’ostacolo di natura tecnologica è quindi davvero quello che dovrebbe preoccupare meno i sostenitori della mobilità elettrica. I principali limiti allo sviluppo della mobilità elettrica sono invece al momento quello economico e quello infrastrutturale. Le auto full-elettriche continuano infatti ad essere molto costose e soffrono di una mancanza cronica di infrastrutture sul territorio che consentano di ricaricarle.

Mobilità elettrica in numeri

In Italia ad esempio tra il 2018 e il 2019 – secondo l’elaborazione di Legambiente a gennaio 2019 – si è passati da 2.368 a 5.507 prese disponibili omologate per automobili e ricariche veloci (> 11 kW) e da 1.885 a 2.684 prese di ricarica per due ruote e ricariche lente (< 11 kW). Numeri in forte crescita quindi ma non ancora minimamente sufficienti allo sviluppo della mobilità elettrica. Numeri, per altro, che ci raccontato un’Italia che viaggia a due velocità. In Lombardia è presente il maggior numero di prese per automobili, ben 1134, in Trentino-Alto Adige ne troviamo 709 , ma in regioni come la Basilicata e Molise, troviamo appena 27 prese per auto nel primo caso e solamente 8 nel secondo.

I consumatori, dal canto loro, hanno però creato un terreno fertile per tutte le aziende del settore. Basti pensare che Tesla, l’azienda di Elon Musk che realizza vetture elettriche di lusso, ha venduto oltre 550.000 veicoli a emissioni zero da quando ha iniziato la produzione della sua prima Tesla Roadster. Da allora, la flotta ha guidato nel mondo per oltre 10 miliardi di miglia fino ad oggi, permettendo di non emettere in atmosfera oltre 4 milioni di tonnellate di CO2.

 

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Nei circuiti di Formula E, attratte anche dalle nuove possibilità offerte dal mercato elettrico, sono già intervenute Nissan e.dams, Geox Dragon, DS Techeetah Formula E Team, Envision Virgin Racing, Hwa Racelab, Audi Sport Abt Schaeffler, Bmw i Andretti Motorsport, Mahindra Racing, Nio Formula E team, Venturi Formula E team e la Panasonic Jaguar Racing, vincitrice del gran premio italiano svoltosi a Roma lo scorso 13 aprile.

 

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L’intervista al pilota Ho-Pin Tung

“La prima cosa che ho notato guidando una vettura di Formula E è che riuscivo a sentire di nuovo il rumore del vento – ci racconta Ho-Pin Tung pilota della scuderia Panasonic Jaguar Racing – in passato quando correvo nelle gare tradizionali guidando auto con motore a combustione interna, il rumore del motore era sempre fortissimo. Ma ecco, è proprio il concetto di campionato in Formula E che è diverso. Non soltanto perché i veicoli sono spinti da motori elettrici, ma anche perché si corre sempre su circuiti non permanenti che, di conseguenza, determinano dinamiche differenti per la gara. Anche se consideriamo l’auto in sé notiamo che tutto è progettato per una perfetta efficienza. In questo campionato si è davvero in contatto con i tecnici e i meccanici, noi piloti non ci limitiamo a guidare e basta: si lavora di squadra”.

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