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Mag 5, 2019

Mabu, il robottino dai grandi occhi per la cura di malattie croniche

La startup Catalia Health ha messo a punto una AI capace di creare relazioni per migliorare la salute dei pazienti

Mabu ha occhi enormi, è giallo ed è alto una quarantina di centimetri. È lui l’innovativo robot realizzato da Catalia Health, una startup di San Francisco che ha una mission precisa: migliorare la salute dei pazienti e, insieme, ampliare capacità ed efficienza delle aziende sanitarie.

È Cory Kidd ad aver fondato circa quattro anni e mezzo fa l’azienda basandosi sul lavoro svolto al MIT Media Lab e al Boston University Medical Center. E ora, quello che era solo un progetto è diventato realtà.

Mabu, ideato per essere altro rispetto ai suoi parenti già impegnati sul campo, è pronto per arrivare in ogni casa e aiutare chi è affetto da malattie croniche a ottenere risultati migliori.

Molto più di quanto potrebbe fare un sistema gestito interamente da esseri umani. Questa la chiara promessa dell’azienda. Se qualcuno di voi sta già storcendo il naso chiedendosi come sia possibile un qualcosa di simile, prima è bene che sappiate un paio di cose.

Mabu nasce da un’idea diversa

Quale?
Il robot utilizza l’Intelligenza Artificiale Emotiva di Affectiva che coniuga tecnologia e umanità per interpretare le reazioni umane.

Grazie a questa, Mabu crea un vero e proprio rapporto con il paziente, gli chiede come sta, fa conversazione con lui e lo fa raccogliendo diligentemente ogni dettaglio sulla salute dell’amico umano, memorizzando le sue caratteristiche ed esigenze, compresi i farmaci e i dettagli del trattamento prescritto.

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La sua fisionomia, d’altronde, parla chiaro: Mabu non è mobile, ma ha una faccia, una testa e due occhioni con cui può seguire la persona. Davanti, un ampio touchscreen visualizza le domande che vengono pronunciate a voce alta per aiutare i pazienti che hanno problemi di udito.

Un’intuizione semplice, ma fondamentale: il contatto visivo fa la differenza. Le persone, infatti, hanno maggiori probabilità di connettersi con un volto, anche se non umano. Questo “permette di ottenere gli effetti psicologici dell’interazione faccia a faccia”, spiega Kidd.

Relazione, conversazione, intrattenimento e non solo

Prendiamo, ad esempio, il caso di un paziente che voglia interrompere l’assunzione di un farmaco perché non sente alcun effetto o, al contrario, perché si sente meglio non rendendosi conto della necessità di una dose costante. A differenza di altre tecnologie per la salute domestica, infatti, Mabu non fa da semplice promemoria ma va oltre.

“La ragione per cui nessun robot prima ha davvero funzionato è che la sfida che i pazienti stanno affrontando non è quella di dimenticarsi di prendere le loro medicine”, evidenzia Kidd. Così, Mabu non è focalizzato unicamente a ricordare ai pazienti di assumere farmaci ma interagisce con loro in modo intimamente robotico.

Aggiornamenti sulla cura e contatto con i medici

Grazie alle conversazioni quotidiane con il suo assistito, Mabu può scoprire problematiche e offrire consigli utili agli operatori sanitari. Le informazioni elaborate da ogni colloquio o interazione tornano in modo sicuro a chi assiste il paziente, dandogli un aggiornamento sui progressi e avvisando se qualcosa va storto.

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Il tutto, anche con notevole risparmio. Eh già, perché, le compagnie farmaceutiche pagano già programmi di gestione dell’assistenza per alcuni farmaci, cosa che comporta almeno un paio di chiamate al mese da un’infermiera o un farmacista. A un prezzo simile, il robot può fare molto di più. “Invece di avere un grande call center pieno di infermieri, sfruttiamo la tecnologia che abbiamo costruito”, afferma Kidd.

I primi sviluppi e le prossime sfide

Alla fine del 2017, l’azienda ha chiuso un round di finanziamenti per 4 milioni di dollari, seguiti ad altri due per più di 7,7 milioni di dollari.

E ora, Catalia Health ha stretto una partnership con l’American Heart Association che consentirà a Mabu di monitorare l’attività di pazienti cardiopatici e raccogliere dati su infarti e ictus.

Mabu è già attualmente utilizzato da una dozzina di persone con insufficienza cardiaca congenita presso la Kaiser Permanente un consorzio di assistenza integrata e, tra poco, opererà con gli affetti da artrite reumatoide e cancro al rene in stadio avanzato.

Quando si parla di malattie croniche, gran parte delle necessità derivano non da ciò che viene fatto prima, ma da quel che accade dopo aver stabilito il trattamento, dalla tenuta dei registri ai resoconti per i medici. “Questo è il nucleo di sfide che ci concentriamo a risolvere”, afferma Kidd.

E Mabu quella differenza può farla eccome.

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