Verso le Europee | Annalisa Corrado: "L'Europa Verde che vorrei" - Impact
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Ultimo aggiornamento il 24 maggio 2019 alle 10:03

Verso le Europee | Annalisa Corrado: “L’Europa Verde che vorrei”

Ingegnere Meccanico ecologista. Candidata capolista con Europa Verde al Centro Italia. La nostra intervista

Annalisa Corrado è un esponente di Possibile ed è capolista di Europa Verde per la circoscrizione dell’Italia centrale. Ingegnere meccanico con un Phd in energetica, lavora da anni nel settore delle rinnovabili e delle emissioni climalteranti. Le abbiamo chiesto di descriverci la sua visione dell’Europa e le prospettive future del continente.

 

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L’intervista ad Annalisa Corrado

StartupItalia: Parliamo di Unione europea. Quali sono i vantaggi e limiti dell’assetto odierno dalla Ue?

Annalisa Corrado: L’Unione europea è un progetto fondamentale e importante, sia per la pace tra i popoli europei, ma anche per affrontare assieme tutta una serie di problemi ai quali un singolo stato non potrebbe fare fronte da solo. Come, il clima, lo strapotere delle multinazionali, l’elusione fiscale e l’accoglienza. Si tratta di questioni impossibili da affrontare senza una forte coesione internazionale. Oltre ciò, l’Europa è un terreno “coltura” dove le differenti culture si possono incontrare in maniera costruttiva e costruire qualcosa. Come ben sanno i ragazzi della generazione Erasmus. I limiti della Ue sono quelli del fatto che l’Europa unita è una promessa non ancora compiuta, nel senso che rimangono irrisolte ancora parecchie problematiche che non fanno emergere gli aspetti positivi di cui sopra. Per esempio la mancata omogeneità fiscale fa si che gli stati membri si facciano concorrenza nell’ospitare le multinazionali, facendogli pagare meno tasse, così come non c’è omogeneità sui diritti del lavoro, non c’è coesione se non quella economica/finanziaria.

 

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StartupItalia: Sul fronte ambientale cosa è stato fatto e cosa c’è da fare?

Annalisa Corrado: Su questo fronte è stato fatto molto. Senza l’Europa noi qui in Italia staremmo molto più indietro sotto molti punti di vista. Non bisogna dimenticare le accelerazioni che diedero le direttive del 20-20-20 su rinnovabili ed efficienza energetica e che condizionarono tutta l’Europa e il suo indotto industriale. Con aziende che sono diventate capofila del settore della sostenibilità in tutto il mondo. Si è fatto molto sul fronte della protezione ambientale in Europa, con una serie di stati membri, tra i quali l’Italia, che in alcuni casi non si adeguano. Nonostante noi paghiamo cifre milionarie di sanzioni per il non rispetto delle direttive alcune cose senza l’Unione Europea non le avremmo fatte, come per esempio la chiusura della discarica di Malagrotta che se non ci fossero state le pressioni da parte della Ue, con ogni probabilità sarebbe ancora aperta. E lo stesso si può dire sulla qualità dell’aria, sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. Le direttive europee, sotto a questo profilo, sono preziose. Ciò che nell’ultimo periodo secondo me in Europa si è persa è l’ambizione della prima fase dell’unione che deve essere ritrovata. Negli ultimi anni l’Unione europea ha giocato al ribasso su tutto, con delle punte negative come la mancata reazione netta al caso del dieselgate. Nei prossimi anni ci saranno delle partite importanti come quelle sull’agricoltura e sulla pesca. E bisognerà alzare l’asticella visto che la sostenibilità si giocherà nello scenario europeo.

StartupItalia: Clima, rinnovabili ed economia circolare. Quali sono i capitoli ancora aperti a livello Ue?

Annalisa Corrado: Per quanto riguarda gli obiettivi climatici al 2030 e al 2050 è necessario che siano ancora più ambiziosi. La scienza l’ha affermato con chiarezza che serve un’inversione forte sulla riduzione delle emissioni e che al 2030 deve essere del 50%. Sull’economia circolare molto è stato fatto, ma ci sono dei capitoli ancora aperti, come la definizione della chiusura del ciclo dei rifiuti sui quali bisogna alzare l’asticella. Basti pensare all’esplosione della vicenda della plastica che ormai si trova ovunque. L’Europa nel quadro internazionale, come per esempio alle Nazioni Unite, dovrà giocare un ruolo importante per la sostenibilità. Se non rivestiremo un ruolo da protagonisti, non avremo solo dei problemi ambientali, ma anche di sviluppo economico, visto che le potremmo perdere il treno, sia come paese, sia come continente, dell’economia circolare.

 

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StarupItalia: Su queste questioni cosa si dovrebbe fare?

Annalisa Corrado: Sulla questione delle plastiche, per esempio, l’Europa deve andare oltre al bando del monouso, ma deve spingere sulla progettazione degli oggetti che usiamo ogni giorno perché la plastica sia ridotta in maniera determinante. Quindi ripeto serve una maggiore ambizione e una capacità progettuale più avanzata.

 

StartupItalia: Oggi in Europa c’è una certa tendenza al liberismo, mentre la crisi ecologica impone un cambio di paradigma anche economico. Cosa è necessario fare?

Annalisa Corrado: Nel momento in cui si immagina una conversione ecologica rapida, di cui abbiamo bisogno per risolvere, per esempio, la questione climatica, tutta l’economia deve essere ripensata. Di sicuro il modello liberista è quello che ha fallito in maniera drammatica, come dimostrano le crisi economica, ambientale e climatica. Oltre a ciò si tratta di un modello che viene ancora spinto, basta vedere come sono concepiti i trattati internazionali, come il TTIP e il Ceta dove le nazioni diventano dei meri gruppi i consumatori. É urgente, quindi, modificare completamente tutte le linee strategiche ed economiche in questa chiave. La prima cosa da fare è quella di depotenziare questo sistema, imponendo una maggiore giustizia fiscale perchè non è possibile che una multinazionale possa pagare solo una minima frazione sui propri utili, mentre le aziende normali subiscono un’imposizione molto maggiore. E questa giustizia fiscale deve essere rivista anche in chiave ambientale. Serve una fiscalità che punisca in maniera netta chi inquina e che liberi, al contrario, risorse, per le molte attività positive per l’ambiente che già esistono. E l’Europa in questo quadro può diventare un laboratorio di buone pratiche che poi possono essere esportate nel resto del mondo. E poi si deve mettere mano a certe distorsioni come quelle dei sussidi alle fonti fossili che sono taciuti, molto spesso, proprio dai sostenitori del “libero mercato”. E deve mettere mano alla redistribuzione del reddito, visto che anche nei casi dove vediamo un aumento di Pil si incrementa anche la povertà. Insomma quello liberista è un modello che fa acqua da tutte le parti e deve essere superato, sia per motivi ambientali, sia sociali».

 

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StartupItalia: Parliamo di attività. Il 27 maggio lei è eletta al parlamento europeo. Quali sono le prime tre cose che fa sul piano politico?

Annalisa Corrado: Di sicuro mi occuperò subito delle strategie per il contrasto ai cambiamenti climatici. Oltre a ciò mi interesserò delle questioni legate all’agricoltura industrializzata che deve smettere di essere finanziata, anche perché è una fonte di malessere, basti pensare all’abuso degli antibiotici negli allevamenti intensivi che sta portando alla comparsa di batteri esistenti alle cure. L’agricoltura potrebbe essere un sistema per sequestrare anidride carbonica nei terreni e invece è un settore che sta emettendo grandi quantità di gas climalteranti. E poi mi occuperò del lavoro che era stato fatto per la riforma del trattato di Dublino che poi è stato vanificato dal Consiglio europeo, perché non è possibile che questa Europa si possa permettere di finanziare quelli che non sono altro che campi di detenzione per immigrati, appena al di fuori dei propri confini e lasciare che le persone muoiano in mare.

StartupItalia: Innovazione e formazione. Che ruolo dovranno avere nelle politiche europee, anche alla luce delle sfide ecologiche?

Annalisa Corrado: Innovazione e formazione avranno un ruolo assolutamente cruciale perchè devono essere orizzontali, ossia diffuse, per rimettere in moto l’ascensore sociale che in buona parte di Europa si è bloccato. Formazione e anche la cultura devono essere gli assi portanti per smontare l’analfabetismo culturale del nostro paese che non consente di fare le scelte giuste ed è quello che consente di avere un grande consenso a forze politiche che urlano e poi non propongono soluzioni.

 

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StartupItalia: Come immagina l’Europa alla fine del suo prossimo mandato tra cinque anni? E tra venti?

Annalisa Corrado: C’è una differenza tra come immagino il futuro e come lo vorrei perchè non so quanto riusciremo a spingere nella direzione che auspico. Vorrei l’Europa come un luogo aperto, solidale, multietnico nel quale la differenza sia un vantaggio e non un problema, e dove si sperimenti una nuova economia che tenga conto anche e sopratutto della giustizia sociale oltre che di quella ambientale. Vedo però che le forze che si stanno muovendo in Europa oggi rendono questo progetto molto difficile. Se vincono le logiche sovraniste, nazionaliste, maschiliste, razziste e xenofobe, lo scenario cambia molto. Tra venti anni spero che questa Europa abbia consolidato il modello che auspico e sia riuscita a mettere il freno a mano ai cambiamenti climatici, con un ruolo positivo a livello globale. In sintesi che sia un continente che contribuisca all’evoluzione sostenibile del Pianeta e non alla sua involuzione.

 

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