In viaggio con Alex Bellini, l'uomo che naviga i fiumi di plastica | Impact
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Ultimo aggiornamento il 11 ottobre 2019 alle 10:34

In viaggio con Alex Bellini, l’uomo che naviga i fiumi di plastica

Il mental coach ed esploratore è partito alla volta dei dieci corsi d’acqua responsabili del 90% dell’inquinamento da plastica del pianeta. Obiettivo: attraversare il Great Pacific Garbage Patch

Alex Bellini (qui il suo sito), esploratore e mental coach, non si fa guidare dal caso. Per le sue avventure sceglie i numeri. Otto, come i milioni di tonnellate che ogni anno entrano nell’oceano accumulandosi dove convergono le correnti di tutti i mari. Un milione e seicentomila, come i chilometri quadrati d’estensione del più grande agglomerato di plastica nell’oceano Pacifico: il Great Garbage Patch. E poi dieci, come i fiumi responsabili del 90% dell’inquinamento da plastica del pianeta.

L’impresa green di Alex Bellini

Sono queste le coordinate del nuovo viaggio di Alex Bellini, “10 Rivers 1 Ocean”, alla scoperta delle acque inquinate dalla plastica per raccontare la parte della storia che inizia quando buttiamo una bottiglia nel posto sbagliato, sottraendola al riciclo.
L’impresa è attualmente in corso: Alex sta navigando il Gange a bordo di un’imbarcazione creata con materiale di scarto e assemblata alla partenza, grazie all’aiuto di abitanti del posto e al supporto degli sponsor della missione come North Sails.

Alle sue spalle, Alex ha già tanta distanza percorsa. Infatti ha remato in solitaria attraverso due oceani per oltre 33.000 chilometri, ha camminato sulle rotte polari per 2.000 chilometri e corso sui terreni più disparati per un totale di 10.000 chilometri.

Abbiamo il nostro pianeta tra le mani, ma viviamo come se fosse sotto i piedi
Alex Bellini

Proprio durante le sue traversate oceaniche è entrato in contatto con il fenomeno dell’inquinamento da plastica. “L’idea mi è venuta nel 2008 quando ho attraversato l’Oceano Pacifico in barca a remi: 18.000 km, dal Perù all’Australia, in 294 giorni, da solo – ha raccontato Alex -. In occasione di quest’avventura ho visto con i miei occhi lo stato di degrado a cui è destinato il nostro Oceano”.
Dopo il Gange, navigherà le acque del Niger, Nilo, Hai He, Fiume Giallo, Yangtze, Amur, Fiume delle Perle, Mekong, Indo. Poi sarà la volta dell’attraversamento del Great Pacific Garbage Patch.

Alex sta documentando la sua impresa su un blog, aggiungendo ai suoi racconti, immagini e video della navigazione. Ciò che del Gange lo sta colpendo di più è la quantità di persone toccate dalla vita di questo fiume sacro per gli indiani.

Eccone un’esempio:
“Mentre io navigavo speditamente, Mauro [Talamonti, ndr.] ha fatto un incontro importante che forse potrebbe confermare questa mia sensazione. Come da sua abitudine è riuscito a scambiare due chiacchiere con alcune persone di un villaggio, molte delle quali colpite da una strana forma di irritazione sulla pelle – scrive sul blog – […]Benché non si possa parlare di un effetto diretto del contatto con le acque del Gange, il dottore che ha visitato gli abitanti del villaggio ha espressamente chiesto loro di evitare di entrare in contatto con il fiume, per loro un grande prezzo da pagare.

La verità è che, secondo Alex, “è come se l’uomo e la natura vivessero su due pianeti differenti. Sono due mondi che non si incrociano, e tanto più grande sarà questa distanza, tanto più devastanti saranno i pericoli a cui andremo incontro. Il problema della plastica, tra l’altro, è solo uno dei tanti”. Un viaggio su una zattera creata con materiali riciclati ci aiuterà a riavvicinarci? Tentar non nuoce (o almeno lo fa meno della plastica abbandonata in mare).

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