RoCycle, il robot riciclone che fa la raccolta differenziata - Impact
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Ultimo aggiornamento il 1 luglio 2019 alle 6:00

RoCycle, il robot riciclone che fa la raccolta differenziata

Sviluppato al MIT, riconosce il materiale di un oggetto per riporlo nel giusto contenitore del riciclo

Le bucce della frutta possono andare nell’umido? E i sacchetti del tè e i fondi del caffè? il cartone unto di pizza può andare con la carta?  E i gusci delle uova? Domande apparentemente banali, perché lo smaltimento non corretto dei rifiuti domestici può compromettere la possibilità di un corretto riciclaggio e costringere allo smaltimento in discarica di grandi quantità di materiale. Per ovviare a errori di questo tipo i ricercatori del MIT hanno realizzato RoCycle, un braccio robotizzato dotato di sensori tattili in grado di identificare i diversi materiali sulla linea di smistamento e di separarli. Obiettivo dunque efficientare la raccolta, ridurre errori e sprechi.

JASON DORFMAN, MIT CSAIL

Il robot RoCycle, è stato sviluppato in partnership tra il Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory del MIT e Yale University, ed è in grado di riconoscere con una precisione dell’85% la differenziazione tra articoli in carta, plastica e metallo quando sono fermi, e del 63% quando devono essere afferrati da un nastro trasportatore mobile. Entrambe queste cifre dovrebbero migliorare quando la tecnologia verrà ulteriormente resa perfettibile.

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Il robot del MIT risolve il problema manipolando uno per uno i rifiuti e affidando l’identificazione del materiale ai suoi sensori tattili. Utilizza una serie di sensori per determinare il materiale di cui è composto un oggetto e lo smaltisce nella corretta categoria d’appartenenza.

RoCycle confronta dimensioni e rigidità

RoCycle è dotato di due dita dal corpo morbido per raccogliere oggetti e li stringe delicatamente ciò permette di valutare le dimensioni di ogni oggetto. Inoltre, utilizzando i sensori di pressione nelle dita, misura la quantità di forza necessaria per afferrare l’oggetto. Questo indica la rigidità del materiale.

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Le mani del robot sono realizzate con materiali auxetici (fibre che si aprono “a ombrello”, determinando una dilatazione in direzione trasversale a quella di sollecitazione; viceversa, se sottoposte a compressione “si chiudono”, determinando una strizione del campione).

Il software personalizzato confronta dimensioni e rigidità con quelle di una varietà di articoli di carta e plastica noti, che sono stati precedentemente inseriti in un database. Quando viene trovata una corrispondenza, il sistema sa riconoscere cosa tiene in mano e di cosa è fatto. I sensori di pressione sono anche conduttivi, il che consente al sistema di identificare facilmente gli oggetti metallici.

Una volta che il materiale di un oggetto è stato riconosciuto, il braccio di RoCycle procede nel far cadere l’oggetto nel contenitore appropriato.

JASON DORFMAN, MIT CSAIL

La tecnologia Handed Shearing Auxetic

Le dita sono morbide, ma non fragili: ogni dito è formato da due cilindri paralleli coperti da una manica di silicone. Questi cilindri a loro volta sono costituiti da materiali auxetici, che li rendono più resistenti e morbidi. Quando il motore gira i cilindri, il materiale si torce e si allunga, diventando così più largo o sottile attorno al dito.

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Ogni dito include materiali auxetici nella mano destra e nella mano sinistra; queste possono interagire in vari modi e consentire l’esecuzione di movimenti più dinamici rispetto a quelli che tipicamente gli arti di queste macchine sono in grado di eseguire, senza bisogno di ricorrere a pompe pneumatiche o ai compressori usati nella creazione dei soft-robot capaci di azioni e movimenti affini a quelli compiuti da esseri viventi.

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Questa tecnologia prende il nome di Handed Shearing Auxetic (HSA), e non solo rende le dita più morbide e resistenti, ma consente l’utilizzo ad una più ampia serie di motori.

I ricercatori del MIT e dell’Università di Yale stanno ora lavorando sulla combinazione della tecnologia RoCycle con il riconoscimento intelligente attraverso le telecamere, consentendo così una maggiore precisione utilizzando sia i dati tattili che visivi.

“La sola visione del computer non sarà in grado di risolvere il problema di dare alle macchine percezione umana, quindi essere in grado di utilizzare input tattili è di vitale importanza”, dice la Prof. Daniela Rus del MIT.

I dati del MIT sui rifiuti differenziati

Secondo il MIT, il 25% dei rifiuti differenziati raccolti negli Stati Uniti è talmente contaminato da materiali estranei che non può essere “lavorato”: così addio recupero e riciclo, e tutto finisce in discarica, cioè la soluzione peggiore possibile.

JASON DORFMAN, MIT CSAIL

Questo accade nonostante le campagne di informazione e sensibilizzazione, anche in Paesi al di sopra di ogni sospetto, come nel Regno Unito, dove tra il 2012 e il 2015 la quantità di rifiuti non riciclabili è aumentata dell’84%.

Il corretto smaltimento dei rifiuti, fin dalla pattumiera di casa, è fondamentale per non vanificare i benefici della raccolta differenziata di un’intera comunità.

Ancora una volta differenziare è tutto.

 

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