Regenesi: dai diamanti non nasce niente, dai rifiuti nasce il design - Impact
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Ultimo aggiornamento il 2 ottobre 2019 alle 10:30

Regenesi: dai diamanti non nasce niente, dai rifiuti nasce il design

La fondatrice Maria Silvia Pazzi ha vinto come Best Performer dell’Economia Circolare 2019, nella categoria PMI Manifatturiere

Il lusso amico dell’ambiente attraverso la trasformazione dei rifiuti in accessori moda e design. Alluminio, plastica e pelle vengono rigenerati creando oggetti che hanno già avuto una vita precedente e che possono averne altre ancora. È ciò che fa Regenesi (qui il sito), il primo brand di lifestyle che investe al 100% sulla sostenibilità. Ogni materiale ha una sua storia e, questa, viene raccontata al consumatore.

Dai rifiuti al design. Com’è nato Regenesi?

Il progetto nasce da una esperienza personale di Maria Silvia Pazzi, la fondatrice e CEO di Regenesi Srl, mentre nel 2008 si trovava a Napoli durante un suo viaggio nel periodo in cui la città viveva in piena emergenza rifiuti. “L’idea è nata 11 anni fa. Forse troppo presto rispetto ai tempi. Ero a Napoli e guardando tutti quei rifiuti ho voluto far sì che non fossero più un problema ma diventassero una risorsa”, ci ha raccontato Maria Silvia.
“Facciamo economia circolare da anni, ma quando siamo nati non utilizzavo neanche questo termine, ho cominciato due anni fa, perché non sarebbe stato compreso.

 

Era un mercato totalmente da costruire. Noi siamo nati per far sostenibilità ma a me non piace partire da essa. Il nostro non è un progetto sperimentale ma un’azienda. L’innovazione è parte del nostro dna e veniamo chiamati a rappresentarla nel mondo. Ci siamo fatti ambasciatori e insegnanti nel presentare i progetti e far capire che la raccolta differenziata ha una sua logica”.

Informare il consumatore

Sul sito di Regenesi (qui un esempio) è possibile conoscere la vita precedente di ogni prodotto leggendone la descrizione e conoscerne le origini. “Molti non capiscono il prezzo dei nostri prodotti perché fatti con materiali rigenerati”, ci ha spiegato Maria Silvia. “È importante passare informazioni corrette e non essere ideologici. Noi siamo comunque un’azienda. L’informazione è parte del nostro contributo.

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Dobbiamo far capire che il processo di trasformazione dei nostri prodotti è più caro della realizzazione di un prodotto vergine. Per noi anche farlo in Italia è una scelta di sostenibilità perché portare il prodotto da un paese lontano crea un impatto sull’ambiente. Sono temi che, a volte, io do per scontato perché è il mio pane quotidiano, ma, parlando con le persone mi rendo conto che non sono chiare. C’è tanta confusione tra riciclo, riuso, recupero. E noi vogliamo anche aiutare a comprendere”.

Best Performer dell’Economia Circolare 2019

Maria Silvia è stata premiata lo scorso 16 maggio a Roma come Best Performer dell’Economia Circolare 2019, nella categoria PMI Manifatturiere proprio per la sua Regenesi. “Mi ha fatto molto piacere anche perché è una conferma di tutto ciò che è stato fatto in questi anni”. La fondatrice dell’azienda bolognese è stata l’unica donna ad essere premiata: “Sì, unica donna. È un po’ un’abitudine fare un viaggio in solitaria non solo in quanto genere femminile, ma anche in quanto madre e lavoratrice e per un progetto aziendale con carattere innovativo”.

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Probabilmente l’essere donna porta a un’attenzione e a una cura particolare verso l’ambiente: “Incontro molti progetti al femminile nell’ambito della sostenibilità e credo che sia anche parte del nostro dna. Tutto sommato è la donna che da sempre ha cura della famiglia e delle persone, quindi credo che sia anche abbastanza naturale, anche se ci sono tanti bei progetti gestiti e creati da uomini su questi temi. Io amo molto la parola rispetto perché considero più Regenesi come un’azienda etica, come un perseguimento di valori aziendali. L’essere etici vuol dire rispettare. Però devo dire che tutti i miei soci sono uomini, a parte una donna, e sono entrati in Regenesi perché credono in questi valori”.

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