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Giu 25, 2019

Così i cambiamenti climatici faranno esplodere il fabbisogno energetico

Secondo uno studio cui ha partecipato anche una ricercatrice italiana, temperature estreme aumenteranno i consumi dell'energia, che costerà sempre di più, diventando un problema sociale oltreché di sostenibilità ambientale

Inverni glaciali e, soprattutto, estati torride: la “perdita delle mezze stagioni” causata dai cambiamenti climatici in atto farà esplodere la richiesta di energia. Il perché è presto detto: aumenterà l’esigenza di scaldarsi durante i periodi freddi ma, soprattutto, di mantenere freschi uffici, ospedali, case e scuole in quelli caldi. Già, ma di quanta energia in più avremo bisogno nel prossimo futuro?

Lo studio su Nature Communications

Hanno provato a calcolarlo tre ricercatori, Bas J. van Ruijven, Enrica De Cian e Ian Sue Wing, in uno studio appena pubblicato su Nature Communications. Secondo il trio di esperti, che annovera anche una studiosa di nazionalità italiana (Enrica De Cian, professoressa di Economia Ambientale presso la Università Ca Foscari  di Venezia), il fabbisogno energetico esploderà letteralmente entro il 2050, toccando percentuali prossime al 60%. Questo naturalmente nelle zone calde e temperate del pianeta, destinate a diventare veri e propri inferni in terra.

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La forbice tracciata dagli studiosi tiene conto infatti del fattore geografico: nelle zone continentali del Vecchio Continente, come Berlino e Parigi, l’incremento dovrebbe essere contenuto ma comunque significativo, sul 25%. Altrove, per esempio nell’estremo Nord, potrebbe persino apportare benefici e risparmi energetici, ma in prossimità dell’equatore come nel Sud America, o anche già nei Paesi mediterranei, il fabbisogno energetico sembra destinato a schizzare alle stelle (anche + 58%). Una percentuale spaventosa che rischia di essere superata solo dall’incremento del costo dell’energia.

Fabbisogno energetico e società

Se queste fosche previsioni dovessero concretizzarsi, non solo si rischia di dare vita a una spirale senza uscita, dove il cambiamento energetico è causato dalla produzione dell’energia non-pulita e più cambia il clima più crescerà il bisogno di energia, ma anche di dare vita a un modello che avrà come ulteriore conseguenza incrementi insostenibili del prezzo dell’energia stessa, con serie ricadute sulla tenuta economica di intere nazioni.

I Paesi ricchi riusciranno a fare fronte senza troppi problemi alla nuova situazione, quelli che esportano energia trarranno inevitabili profitti dato che la crescita della domanda comporterà senz’altro un incremento del valore di mercato del bene venduto, ma a stare peggio sarà l’economia delle nazioni più povere, che importano energia e non hanno alternative.

Gli accordi di Parigi possono salvarci?

Se nella peggiore delle ipotesi il fabbisogno energetico crescerà dal 25 al 58%, nemmeno il rispetto degli accordi di Parigi, dai quali gli USA hanno già fatto dietrofront, delinea scenari migliori. Pur attenendoci a quei limiti, infatti, l’incremento varierebbe comunque dall’11 al 25%. Solo qualche giorno fa,  l’amministrazione Trump ha annunciato, attraverso l’Epa, l’agenzia federale per la protezione dell’ambiente, il superamento dei vincoli legali alle emissioni delle centrali elettriche a carbone statuiti nell’era Obama. Ora i singoli Stati avranno facoltà di fissare le proprie regole in materia. Paradossalmente, la stessa Epa, in uno studio, aveva stimato in circa 1.400 vittime le morti premature entro il 2030 come conseguenza dell’entrata in vigore di questa norma. E non si teneva conto dei numeri, a livello globale, di quest’altro studio.

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