Così McDonald's, LinkedIn e Carrefour portano le api in città immagine-preview

Lug 9, 2019

Così McDonald’s, LinkedIn e Carrefour portano le api in città

Sono insetti utilissimi all'uomo, eppure li stiamo decimando. Ma c'è chi combatte al fianco di questi ronzanti amici: grandi marchi e anche semplici cittadini

Ogni anno, nel mondo, il 40% degli alveari non sopravvive. La moria delle api è una vera e propria emergenza, non solo da un punto di vista ambientale ma per l’intero ecosistema, vite umane comprese. Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo non resterebbe molto da vivere.

 

Questi piccoli insetti sono fondamentali per l’ambiente e per l’essere umano e non solo perché producono il miele. Secondo la FAO, infatti, le api si occupano dell’impollinazione di 71, su 100, specie vegetali da cui viene tratta la maggior parte dei nostri prodotti alimentari: frutta, verdura, cereali, per un valore in euro di 1.500 milioni all’anno. L’agricoltura intensiva, l’uso diffuso di pesticidi e i cambiamenti climatici stanno decimando la popolazione degli insetti impollinatori.

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Per questo nasce Apicolturaurbana.it (qui il sito), con l’idea che ognuno, nel suo piccolo, possa fare qualcosa per salvare questo piccolo animale, spesso temuto senza giusta causa e, invece, indispensabile per la nostra stessa esistenza.

La mission di Apicolturaurbana: portare le api in città

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, la città è diventato un luogo protetto per questi insetti impollinatori: un ambiente lontano da pesticidi e concianti utilizzati, invece, in grande quantità nelle campagne. “Faccio l’apicoltore dal 2005 e trasmettere questa passione agli altri è da sempre stato un mio sogno. Insieme a Mauro Veca, beekeper, dal 2017 siamo online con Apicolturaurbana – spiega Giuseppe Manno, CEO e founder – dove forniamo un kit completo di attrezzatura e abbigliamento, video-guide per imparare l’apicoltura in tutte le sue fasi; supporto da parte di apicoltori professionisti, anche tramite un forum sul sito, e, grazie un network di esperti del settore, si è in grado di capire dove reperire le api”.

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I kit vanno da un prezzo base di 499 fino a 899 euro, spedizione inclusa nel prezzo. Chiunque sia interessato all’acquisto, può richiedere un sopralluogo da parte di un tecnico, al fine di vagliare se la zona in cui si ha intenzione di creare l’alveare sia adatta o meno alla crescita degli insetti. “Non deve essere, ad esempio, uno spazio esposto a luce artificiale o trovarsi all’interno di una grande area industriale. Una volta avuto l’ok da parte di un nostro operatore, sarà questo che installerà l’apiario e assisterà il cliente, qualora ne abbia esigenza, nelle varie fasi dell’apicoltura”, specifica Giuseppe.

In questo senso, sono, quindi, da evitare i balconi dei condomini, dove, comunque, arriva la luce artificiale. A meno che non si tratti di un tetto, la posizione migliore dove fare apicoltura è un giardino sufficientemente ampio che rispetti le distanze minime. E’ buona norma, comunque, informarne i vicini.

Cosa dice la normativa sull’installazione degli apiari

La legge 24 dicembre 2004, n. 313, disciplina le regole per la salvaguardia sanitaria e sicurezza dell’attività di apicoltura. Chiunque installi un apiario, deve registrarlo all’Ufficio veterinario ASL di competenza territoriale.

Per quando riguarda le distanze minime da rispettare: “Gli apiari devono essere collocati a non meno di dieci metri da strade di pubblico transito e a non meno di cinque metri dai confini di proprietà pubbliche o private. Il rispetto delle distanze non e’ obbligatorio se tra l’apiario e i luoghi ivi indicati esistono dislivelli di almeno due metri o se sono interposti, senza soluzioni di continuità, muri, siepi o altri ripari idonei a non consentire il passaggio delle api. Tali ripari devono avere una altezza di almeno due metri. Sono comunque fatti salvi gli accordi tra le parti interessate”.

Apicoltura: quello che manca in Italia

Ma se tutti possono fare apicoltura, allo stesso tempo l’apicoltura non è per tutti. “Non basta mettere un’arnia sul balcone, come molti sostengono, ma ci vuole passione, attenzione, preparazione e costanza – riferisce Giuseppe – Al momento una ventina di aziende hanno fatto richiesta in Italia. Trattiamo sia clienti B2C che B2B, tra cui anche LinkedIn e stiamo cercando di creare una rete di apicoltori nelle più grandi città italiane. All’estero questa pratica è già diffusa, sopratutto a Parigi, Berlino, Londra, New York, Manhattan“.

Tra i main promoter ci sono anche McDonald’s, grandi catene di supermercati come Carrefour, ristoranti, brand, musei e hotel di lusso.

Al giorno d’oggi, si può affermare che, spesso, le api si trovano meglio in un contesto cittadino perché hanno più risorse a disposizione e si adattano più facilmente, a differenza delle campagne dove molte fioriture sono scomparse e per questi insetti è sempre più difficile vivere. “Milano sta diventando molto sensibile al tema, anche se quello che manca in Italia è un fattore di tipo culturale – spiega il CEO – In zona San Siro, ad esempio, ci sono alcuni nostri apiari di cui, chi è di passaggio, nemmeno si accorge. Le api non sono affatto pericolose né per coloro che decidono di installare di prendersene cura né per i vicini di casa”.

 

Apicolturaurbana si occupa di installare anche piccoli alveari per api solitarie, che non producono miele, ma vivono in piccole comunità di 10/15 esemplari e depongono uova in bozzoli che poi vengono raccolti e distribuiti in zone dove ce n’è necessità.

Oltre ad essere alla ricerca di fornitori di nuclei o sciami di api, Giuseppe conclude lanciando un appello: “Ricerchiamo investitori. Se qualcuno volesse farsi avanti ne saremmo molto felici”.

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