Russia, cosa sappiamo dell'incidente nucleare che spaventa il mondo
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Ultimo aggiornamento il 14 agosto 2019 alle 9:09

Russia, cosa sappiamo dell’incidente nucleare che spaventa il mondo

Mosca ha dovuto ammettere che si è trattato di un test militare finito in tragedia. Le vittime sarebbero 7. Ma non è stato ufficializzato cosa le ha uccise

Troppo scontato tirare in ballo Chernobyl, ma l’identità di luogo (l’Ucraina nel 1986 era ancora parte dell’Unione Sovietica), di atteggiamento delle autorità – oggi come allora misterioso e sfuggente – e anche inevitabilmente la concomitanza con la messa in onda dell’omonima mini-serie televisiva che ha appassionato e soprattutto impressionato milioni di persone, portano a questo genere di ingombranti e inquietanti paragoni. Sappiamo difatti che in Russia c’è stato un incidente nucleare, che il governo ha impiegato sei giorni per ammetterlo, ma poco di più. Quindi cosa sta succedendo?

Foto: Rosatom

Dove è accaduto l’incidente nucleare

La regione è quella di Arkhangelsk, nel nord della Russia, sulle coste del Mar Bianco. I fan di 007 ne avranno forse memoria perché ha fatto da set ad alcune scene iniziali del film GoldenEye. E in effetti quanto accaduto sembra uscito da un romanzo di Ian Lancaster Fleming: dopo due giorni di smentite, l’agenzia atomica russa ha dovuto ammettere la morte di diversi suoi scienziati a causa di un incidente nucleare avvenuto giovedì 8 agosto.

 


Come ai tempi di Chernobyl l’ammissione è stata data dopo che ormai il GreenPeace aveva già diffuso notizie spaventose sulla registrazione di un aumento esponenziale di radiazioni in quell’area, 20 volte superiore alla norma. Picco registrato da almeno altri quattro impianti distanti anche centinaia di chilometri.

 

 

 

Quante persone ha coinvolto?

In un primo momento il ministero della Difesa russo aveva diffuso la notizia di due morti e sei feriti. Un comunicato successivo dell’agenzia russa Rosatom ha parlato di cinque morti e tre feriti. Alcune fonti non confermate hanno ora alzato a sette il numero delle vittime. “Eroi nazionali” sono stati definiti dall’agenzia atomica russa. Si suppone tutti scienziati nucleari che stavano seguendo l’esperimento in corso. Il rapido decesso dei feriti ricorda gli effetti mortali dovuti all’esposizione ad alti livelli di radiazioni. Ma cosa stavano facendo gli scienziati?

Foto: Rosatom

Cosa avrebbe provocato l’esplosione?

Non è dato saperlo. Come non è nemmeno dato sapere cosa stessero testando. Il governo, che ha ammesso l’incidente solo dopo sei giorni, dopo la ritrosia iniziale ha ribaltato la propria strategia e ora sembra quasi voler porre l’accento sul fatto che si stesse testando una nuova, potente, arma. Probabilmente a propulsione atomica. Circostanza avvallata dalla presenza, in quell’area, della base militare di Njonoksa.

Immagine non riconducibile all'incidente nucleare del quale non risultano foto o filmati

Nella nota diffusa alle agenzie da Rosatom si parla di “manutenzione di una fonte isotopica di energia per un motore a combustibile liquido” avvenuta su una piattaforma offshore nei pressi del Circolo Polare Artico. Restano scettici invece gli statunitensi, secondo i quali l’incidente sarebbe avvenuto su di una nave, probabilmente militare.

Foto: Rosatom

Le tesi alternative: test minireattori nucleari

Ma pareri discordanti si registrano anche in Russia. Secondo quanto ha dichiarato invece Vjaceslav Solovjov, scienziato responsabile dell’Istituto panrusso di Fisica sperimentale di Sarov, a 400 chilometri da Mosca i ricercatori “stavano conducendo ricerche sulla creazione di piccole fonti di energia con l’utilizzo di materiali radioattivi”. In particolare, “minireattori nucleari“, simili a quelli che la NASA sta studiando per un utilizzo scientifico nell’esplorazione spaziale.

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E qui altra, inquietante, analogia con la saga di James Bond. Infatti, nei giorni scorsi, il dottor Jeffrey Lewis del Centro James Martin per gli studi sulla non proliferazione delle armi atomiche, aveva ipotizzato che l’incidente avesse riguardato un 9M730 “Burevestnik” o, per utilizzare la terminologia occidentale, uno Skyfall. Si tratta di un missile a propulsione nucleare che il presidente russo Vladimir Putin vorrebbe a tutti i costi nel proprio arsenale.

 

 

Già nel 2018 le testate russe avevano enfatizzato l’arrivo nelle basi militari di questa nuova, micidiale, arma. La tesi di Lewis sarebbe provata dal fatto che i media locali riportano di aver visto transitare lungo la costa, interdetta al traffico civile per almeno un mese, la nave rompighiaccio Serebrjanka che, secondo gli analisti bellici, è specializzata nel recupero di rifiuti radioattivi.

Foto: Rosatom

La preoccupazione degli statunitensi

E se al momento le popolazioni scandinave tirano un sospiro di sollievo perché, rispetto al 1986 e ai fatti di Chernobyl, lungo i confini non si registrano anomalie e picchi di radiazioni, sono gli statunitensi i più preoccupati. Il New York Times ha persino ipotizzato che “si tratti dell’incidente nucleare più grave dai tempi della centrale atomica V.I. Lenin”. Quel che è certo, è che come ai tempi del muro di Berlino, una nuova cortina di ferro sembra essere calata nel dialogo tra Occidente e il Cremlino. E la Russia, un Paese dal Pil inferiore a quello italiano ma con velleità imperialistiche, ancora una volta, fatica ad ammettere la verità sul proprio arsenale atomico, inadeguato e fatiscente, nella sua eterna contrapposizione al “nemico” statunitense.

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