Perché il governo giallorosso deve puntare tutto sulle tecnologie green
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Ultimo aggiornamento il 4 settembre 2019 alle 14:16

Perché il governo giallorosso deve puntare tutto sulle tecnologie green

Accelerare sulle rinnovabili conviene. Ve lo mostra un'infografica dell'università di Stanford

Ribaltoni, poltronismi, giochi di palazzo. Agosto è finito, Rousseau ha emesso il verdetto e oggi potrebbe vedere la luce il secondo esecutivo targato Giuseppe Conte. Un governo giallorosso, come i colori che contraddistinguono le forze politiche in campo: Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico, con l’appoggio di Liberi e Uguali e alcuni schieramenti minori.

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La lista dei ministri non è ancora stata diffusa, e probabilmente lo sarà solamente in extremis, come usa in questi casi. Sergio Costa sembra destinato a lasciare il dicastero all’Ambiente, al suo posto si parla di Rossella Muroni di LeU, ma la questione è un punto qualificante del programma comune (niente “contratti”, questa volta) predisposto in questi giorni.

La tutela dell’ambiente? Entra in Costituzione

La bozza diffusa ieri parla di un Green New Deal, che “porti a inserire la protezione dell’ambiente tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale”. Non solo. “Tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell’ambiente, il ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto dei cambiamenti climatici”.

“Occorre adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese. Occorre promuovere lo sviluppo tecnologico e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la transizione ecologica e indirizzare l’intero sistema produttivo verso l’economia circolare”.  Occorre, infine “potenziare le politiche sul dissesto idrogeologico, per la riconversione delle imprese, per l’efficientamento energetico, per la rigenerazione delle città e delle aree interne, per la mobilità sostenibile e le bonifiche”.

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Tra le righe si intravedono i temi da sempre cari alla compagine di Di Maio. Questioni che rientrano ampiamente, però, anche nel perimetro del progressismo democratico. Ottime intenzioni sulla carta. Ma quali sono gli ostacoli?

L’esperto: “Per la transizione energetica occhio alle lobbies”

“Si tratta indubbiamente di investimenti cospicui e quindi non è banale finanziarli – spiega il professor Arturo Lorenzoni, docente di Economia dell’Energia all’Università di Padova e vicesindaco del Comune veneto. Un amministratore pubblico che conosce le frizioni che possono crearsi tra i programmi e la realtà di governo. “Ma c’è anche – precisa il ricercatore – la resistenza di alcune delle industrie più capital intensive  a livello mondiale, che spingono per non accelerare troppo il processo di conversione tecnologica”.

Il punto è spiegare ai cittadini che fare ricorso alle fonti energetiche rinnovabili non è solo un vezzo da ricchi, ma conviene. Quanto ? Un’infografica basata su dati dell’università di Stanford prova a fare il punto. L’elaborazione è a cura di The Solutions project, gruppo di pressione USA, e mostra come sia possibile risparmiare – e tanto – con eolico, solare e tutto il set di soluzioni alternative.

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Secondo gli studiosi, migliorare l’efficienza energetica e utilizzare energia prodotta a partire da fonti rinnovabili come acqua, vento e sole ridurrebbe la domanda complessiva di energia del nostro paese del 44%, quasi la metà del totale, con un risparmio in termini di costi sanitari di 214 miliardi di dollari, pari al 5,87% del PIL.

Non solo. Cambiare paradigma consentirebbe di salvare 20.577 vite umane ogni anno. “La transizione si paga da sé in 2,6 anni” scrivono i ricercatori, basta considerare i risparmi dovuti al minor inquinamento e ai suoi influssi nefasti sul clima. Secondo gli esperti, si abbasserebbe anche il costo per kWh, con un risparmio di 378 dollari pro capite sulla bolletta annuale, circa 343 euro. Il prezzo? C’è, inutile negarlo, ed  è un maggior consumo di suolo, che aggiungerebbe un 4,25% di territorio nazionale all’1,24% già impiegato dalle “vecchie” tecnologie.  “Data la geografia italiana, nel nostro paese la risorsa più utilizzata sarebbe l’energia solare – sottolinea Lorenzoni – Che, tra l’altro, beneficia di una riduzione dei costi silicio formidabile, con una resa dei pannelli inimmaginabile fino a cinque o sei anni fa. Ma il primo cambiamento, e quello che rende di più, è l’efficientamento delle abitazioni domestiche”.

Cambiare conviene. Ma c’è un altro tema cui prestare attenzione: la vigilanza sulle gare d’appalto che inevitabilmente saranno indette, e sono destinate ad essere preda dell’interesse di gruppi mafiosi e paramafiosi. Su questo si vedrà davvero se c’è aria di cambiamento nelle sale del nuovo esecutivo. Negare il problema per difendere clientele decennali nei poteri locali  sarebbe il modo migliore per lasciare mano libera, come spesso accaduto in passato, alla criminalità organizzata. E, di conseguenza, per un ritorno a “uomini forti” che facciano sognare – sottolineiamo questo verbo – un destino diverso per il Mezzogiorno.

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