Xylella, l'Europa condanna l'Italia: "Non ha fatto abbastanza per arginarla"
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Ultimo aggiornamento il 5 settembre 2019 alle 16:23

Xylella, l’Europa condanna l’Italia: “Non ha fatto abbastanza per arginarla”

Accolto il ricorso della Commissione Ue contro il nostro Paese. Roma non avrebbe attuato le dovute misure contro il batterio. Danni superiori al miliardo

Si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario l’annosa lotta del nostro Paese contro la Xylella che, è noto, sta decimando gli ulivi in Puglia. Secondo la Corte di Giustizia europea, in realtà, l’Italia non si sarebbe impegnata a sufficienza nella battaglia per prevenire il diffondersi del contagio.

Cosa dice la Corte di Giustizia

Secondo i giudici comunitari (qui la sentenza), Roma non ha applicato tutte le misure impartite da Bruxelles per arginare il diffondersi del batterio della Xylella fastidiosa. La Corte di Giustizia Ue, accogliendo il ricorso della Commissione Ue, ha verificato ritardi e mancanze nelle ispezioni e nell’abbattimento delle piante infette da parte delle autorità nazionali. Si tratta di una condanna per primo inadempimento, che prevede solo il pagamento delle spese processuali. Ma accende anche un faro sulla posizione del nostro Paese che ora sarà sorvegliato speciale e dovrà dimostrare di pretendere dagli agricoltori gli adempimenti necessari.

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Nel dispositivo della sentenza si legge che il nostro Paese ha “omesso di garantire, nella zona di contenimento, la rimozione immediata almeno di tutte le piante risultate infette da Xylella fastidiosa, se site nella zona infetta entro 20 km dal confine di tale zona infetta con il resto del territorio dell’Unione”, venendo perciò meno “agli obblighi ad essa incombenti” e ha “omesso di garantire, nella zona di contenimento, il monitoraggio della presenza della Xylella fastidiosa mediante ispezioni annuali effettuate al momento opportuno durante l’anno”.

Xylella, danni per oltre 1 miliardo

Il batterio killer degli ulivi avanza ormai a un ritmo di 2 km al mese. Contagiate già 21 milioni di piante. Il paziente zero di questa epidemia che sta falcidiando milioni di ulivi secolari è stato localizzato a Gallipoli, 90 chilometri a Sud-Ovest rispetto all’ultimo fronte di Cisternino. Dal 2013 a oggi il batterio, annidato probabilmente in una pianta ornamentale importata dal Costa Rica, non ha mai smesso di diffondersi. E, tutto attorno alle piante morenti, una battaglia fatta di sentenze, ricorsi, controricorsi e carte bollate, tra contadini che si oppongono alla distruzione delle piantagioni e le Istituzioni comunitarie che premono perché il contagio venga arginato.

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Nel mezzo, i politici locali hanno cavalcato spesso pretestuosamente le sommosse degli agricoltori, sia perché spaventati dalle ricadute economiche che la Xylella avrà di certo sulla produzione dell’olio salentino, sia per avvantaggiarsi sfruttando il tema nel perenne clima elettorale che si respira nel Paese, Puglia inclusa. E così, nelle zone in cui non si è proceduto con l’eradicazione, oggi ci si dispera per non averlo fatto a tempo debito e le colline brulle, un tempo coperte dagli ulivi, stanno diventando il nuovo paesaggio della campagna pugliese.

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