Città in fuga, uomo e cambiamenti climatici costringono a fare i bagagli
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Ultimo aggiornamento il 12 settembre 2019 alle 6:36

Città in fuga, quando uomo e cambiamenti climatici costringono a fare i bagagli

Capitali che "scappano" dall'oceano che avanza e ghost town che ci ricordano le nostre colpe. Ci aspetta un futuro nomade?

Se è vero che in futuro sempre più persone vivranno nelle città, forse quelle città non saranno più dove le troviamo oggi su Google Maps. I cambiamenti climatici e i disastri connessi provocati dall’uomo stanno costringendo intere metropoli e piccoli centri ad abbandonare i propri siti originali. In agosto Joko Widodo, il presidente dell’Indonesia, ha annunciato che Giacarta dovrà trasferirsi nel Borneo: sì, perché sulla capitale incombe il pericolo dell’innalzamento delle acque e potrebbe fare la fine di Atlantide già entro il 2050. Meglio spostarsi in un’area meno a rischio di calamità naturali e, magari, dove respirare meno smog. Ma quello di Giacarta è soltanto l’ultimo ingombrante trasloco che in tutto il mondo da decenni ha coinvolto intere città costrette alla fuga.

Africo, Italia

Cominciamo da noi. La storia di Africo, piccolo comune dell’Aspromonte, in Calabria, è una delle pagine più tristi e meno note della storia repubblicana. Costruita sulla montagna, la città venne colpita da un alluvione che nel 1951 distrusse gran parte degli edifici, costringendo gli abitanti a scendere verso il mare, a 40 km di distanza, dove sorse Africo Nuova. La vicenda è raccontata in un libro inchiesta del giornalista Corrado Stajano, in cui denunciò lo stato di abbandono in cui vennero lasciate le persone, sradicate dalle loro case e spostate in una realtà completamente nuova, non loro. Nel 2019, decenni dopo quel dramma, l’Italia fa purtroppo ancora i conti con il dissesto idrogeologico che minaccia ogni anno comuni grandi e piccoli.

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Centralia, la città fantasma

Per gli appassionati di videogiochi è la culla di Silent Hill, un titolo che ha fatto la storia dei survival horror, ispirando anche l’omonimo film. Esiste davvero una città immersa in una nebbia perenne, spettrale e tutt’altro che ospitale? Sì, Centralia, la città fantasma.

Quando nell’Ottocento venne scoperto un giacimento di carbone, questo piccolo centro della Pennsylvania iniziò ad attrarre minatori e persone che iniziarono a sfruttare il sottosuolo. Con l’arrivo del petrolio, però, Centralia piombò in crisi, lasciando abbandonate le miniere. I suoi abitanti, attanagliati dai problemi economici, non rifletterono che stessero continuando a vivere e dormire sopra una polveriera. Era il 1962 quando, sembra, un piccolo rogo di rifiuti all’interno di una cava ormai inutilizzata diede origine al dramma.

Le fiamme raggiunsero il cuore della miniera infiammando l’antracite. L’effetto che ne scaturì fu che la terra di Centralia venne coperta da uno strato di fumo bianco alimentato da un fuoco sotterraneo indomabile. L’incendio è ancora attivo e la mancata messa in sicurezza della zona ha allontanato le persone dal piccolo centro di minatori. L’unico guadagno è il turismo di appassionati che ci si recano per dire :«Sono stato a Silent Hill».

Kiruna, Lapponia

Quando il terreno ti frana sotto i piedi non resta altro che spostarsi. Centocinquanta chilometri a nord del circolo polare articolo, la città di Kiruna è seduta sul più grande giacimento di ferro di tutta Europa, un tesoro che neppure i cittadini si sono sentiti di abbandonare. E infatti hanno votato per traslocare la città e i suoi 18 mila abitanti 3 chilometri più a est. Nuovi negozi, nuove case… insomma Kiruna risorgerà il più simile possibile a quella originale, tanto che la chiesa in legno verrà smontata e rimontata nel nuovo sito.

 

 

Ma chi paga l’intera operazione? Ci ha pensato la compagnia mineraria pubblica LKAB che entro il 2022 dovrebbe inaugurare la nuova città. Sul loro sito è possibile avere i dettagli del trasloco. Tutto a posto? In realtà la scelta ha scontentato i Sami: la popolazione autoctona che alleva le renne è preoccupata perché la costruzione di nuove strade potrebbe danneggiare l’habitat degli animali.

Chernobyl

Chi ha visto la serie firmata Sky Atlantic si ricorderà la desolazione e il dramma di Pripyat, la città che l’Unione Sovietica destinò ai lavoratori di una centrale nucleare che avrebbe alimentato di energia il gigante russo impegnato in una rincorsa perenne agli Stati Uniti. Dopo il disastro di Chernobyl la città venne fatta evacuare per ragioni di sicurezza visto il livello di radiazioni, consegnando la zona a un periodo di abbandono interrotto da ondate di turismo non sempre rispettoso e molto Instagram friendly. Il parco divertimenti di Pripyat è l’angosciante sito archeologico che attrae qui curiosi da tutto il mondo.

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Laggiù nel Pacifico

L’innalzamento del livello degli oceani non riguarderà soltanto la nostra Venezia, perché sta già colpendo le isole del Pacifico. Vicino all’arcipelago Salamone, un arcipelago a nord est dell’Australia, c’è l’isola di Taro, minuscola città che potrebbe però strappare a Giacarta il triste primato di prima capitale al mondo fatta “traslocare” per sfuggire ai cambiamenti climatici. Infatti l’isola di Taro ospita una città che presto potrebbe sprofondare nell’oceano.

Via dalla miniera

Dove le miniere hanno continuato a fruttare profitti è in Perù, a Morococha, una città ai piedi di una montagna molto preziosa. Qui si trova il più importante giacimento di rame al mondo ma, per sostenere le attività di estrazione continua, il piccolo centro ha accumulato nel tempo discariche di rifiuti tossici. Ora che il giacimento è controllato da una compagnia cinese è stata presa la decisione di abbandonare Morococha, per costruirne una fotocopia, più al sicuro, 8 chilometri lontano dalla montagna. Basterà a rimediare lo scempio umano?

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