Sorpresa, ora Pornhub e Greta Thunberg combattono la stessa battaglia
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Ultimo aggiornamento il 15 settembre 2019 alle 10:00

Sorpresa, ora Pornhub e Greta Thunberg combattono la stessa battaglia

Il sito hard da 100 miliardi di visualizzazioni ha forse inaugurato la categoria green porn?

Si può ripulire il mondo anche facendo cose sporche. Pornhub, tra i maggiori siti di video pornografici (per quei pochissimi che ne fossero all’oscuro o che fingono di esserlo), ha declinato la battaglia globale plastic free contro l’inquinamento degli oceani come meglio sa fare: scegliendo un set per un film hard davvero scioccante, ma non per via di uno dei suoi (im)prevedibili contenuti.

“Il porno più sporco di sempre”

Dirtiest Porn Ever è il video – vietato ai minori, dunque anche a Greta Thunberg – che ha come protagonista una delle spiagge più sporche del pianeta. Su questo immondo scenario il regista non ha richiesto nulla di particolare alla coppia Leolulu, un lui e una lei professionisti del panorama hard. L’insolito l’ha lasciato fare a due volontari che, vestiti con tute stile disinfestazione, si disinteressano di ciò che combinano i fidanzati sul bagnasciuga, concentrandosi sulla spiaggia da ripulire.

Pornhub, categoria Green

Il trailer pubblicato sul profilo Instagram di Pornhub ha già avuto oltre 4 milioni di visualizzazioni. Forse un millesimo di quelle che il video integrale farà (o ha già fatto?). Ma, questa volta, il contenuto non è fine a se stesso, perché serve ad accumulare donazioni che andranno alla ben più casta Ocean Polymers, un’associazione ambientalista che lotta per mari e oceani più puliti. Insomma: ogni visualizzazione del video “Dirtiest Porn Ever” vale una donazione che Pornhub fa a questa non-profit che si batte per la salvaguardia degli oceani. In realtà, come recita il comunicato stampa della multinazionale dell’hard, la donazione parte soltanto quando il video integrale (non il trailer) viene visto dall’inizio alla fine. Mica scemi: dura quasi 12 minuti.

«Qui a Pornhub siamo sporchi, è vero, ma questo non significa che debbano esserlo anche le nostre spiagge», ha detto il vicepresidente Corey Price. Un gran “Bravo!” dunque all’ideatore della campagna.  Ma a voler esser proprio limpidi, sembrerebbe che anche l’industria del porno abbia la sua buona fetta di responsabilità nell’inquinamento globale. Volete un numero? 300mila tonnellate di CO2 all’anno, causate dall’emissione dovuta al traffico internet.

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I numeri sono quelli elaborati da uno studio di The Shift Project, un think thank francese, secondo cui la fruizione dei video porno online vale lo 0,2% dell’inquinamento globale. Un numero che, se ci pensiamo, non è poi così basso. Le statistiche di Pornhub parlano di un sito che macina 100 miliardi (!!!) di visualizzazioni l’anno, più di 12 video a persona. Nuovi (sconcertanti) alleati della giovane attivista svedese.

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