Giovani e cibo bio, un matrimonio green che s'ha da fare
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Ultimo aggiornamento il 19 settembre 2019 alle 10:44

Giovani e cibo bio, un matrimonio green che s’ha da fare. Sul web

Come avvicinare i millennials al biologico? Ha raccolto la sfida la startup Onde Alte che sulla sua nuova piattaforma Make permette a tutti di candidare la propria proposta. In palio viaggi e programmi di accelerazione

Quanto cibo bio mangiano i giovani? Se è vero che la Generazione Z, rappresentata “plasticamente” da Greta Thunberg è molto attenta alla sostenibilità, i più grandicelli, i Millennials, nati tra gli anni ’80 e ’90, sembra che non mettano nei propri piatti cibi rispettosi dell’ambiente.  Come invertire questa tendenza?

I giovani sono poco bio?

Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, soltanto il 20% degli italiani tra i 18 e i 24 anni porta in tavola prodotti della filiera corta. Eppure parliamo di un settore in crescita, che in Europa vale 33 miliardi di dollari e occupa, con i campi coltivati, 400mila ettari. Come avvicinare i giovani a un’alimentazione più green? Abituata a lavorare con brand e pubblica amministrazione per aiutarli a compiere scelte sostenibili e inclusive, la startup Onde Alte ha allargato il suo perimetro d’azione lanciando una sfida online sulla sua piattaforma Make, dove chiunque può proporre una soluzione a un problema o a una questione. Come, ad esempio, trovare il quid che faccia scattare il giusto feeling tra i giovani e il cibo bio.

Il Rousseau del green

È la prima delle tante sfide online (qui per accedere) che la startup lancerà su questa nuova piattaforma di partecipazione civica indirizzata ai Millennials, ma non solo (è aperta a tutti, dai 18 anni in su). Una sorta di Rousseau della sostenibilità e dell’inclusione dove la politica, quella dei partiti almeno, non c’entra proprio nulla. Il cibo bio è il primo di quattro temi che Onde Alte ha selezionato per altrettante call for idea in collaborazione con NaturaSì, la catena di supermercati bio. “Quali sono – è il quesito-sfida pubblicato su Make – i servizi o le soluzioni d’acquisto che potrebbero avvicinare i giovani all’acquisto dei prodotti biologici?”. Registrandosi sulla piattaforma, chiunque può caricare la propria idea, suggerendo soluzioni cucite addosso alla quotidianità – frenetica e sempre connessa  dei giovani,.

Tra i temi legati al cibo bio quello del prezzo è uno dei più delicati. Se è infatti vero che, nel 2019, il 52% degli italiani ha dichiarato di esser disposto a spendere di più per fare la spesa green, bisogna considerare che i giovani sembrano i più refrattari a metter mano al portafoglio. Stando a uno studio dell’Università di Siena, condotto su un campione di consumatori tra i 16 e i 35 anni, il 91% degli intervistati ha detto che il prezzo è fondamentale nella scelta del cibo quando si fa la spesa; la stessa ricerca diceva anche che, per il 59%, la velocità della preparazione di un pasto è un fattore dirimente. In altre parole, prima è pronto in tavola, meglio è. Soprattutto se costa poco.

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Non solo cibo bio, pure ricchi premi

Qual è dunque il punto di incontro tra giovani e cibo bio? Qui sta la sfida che Onde Alte lancia a tutti i cittadini, startup comprese. «Con le sfide online sulla piattaforma Make vogliamo aiutare le persone a partecipare – spiega Erica Sartor, social impact analyst della startup – nei prossimi mesi, con NaturaSì lanceremo altre tre call for ideas. Anche su tematiche culturali». Intanto, tutte le persone maggiorenni possono candidare la propria strategia per fare del cibo bio un cibo “amico dei giovani”: il portale ufficiale accetterà i progetti fino al 31 ottobre. Le idee più convincenti avranno anche la possibilità di partecipare a un programma di accelerazione finanziato da NaturaSì. In più, il vincitore passerà un week end (per due persone) in Svizzera.

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Essere un’azienda B Corp

Pubblicare sfide online su Make è uno strumento in più per ingaggiare i cittadini e le comunità, coinvolgerli in una sorta di brainstorming collettivo su tematiche che spaziano dalla sostenibilità all’inclusione. Questa è la mission green di una startup che, da poco, è stata inserita tra le oltre 80 B Corp italiane, una comunità di imprese che coniugano business e profitto con l’impatto su ambiente e società. L’Italia è, dopo gli Stati Uniti, il Paese con il maggior numero di imprese che vantano questa certificazione.

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Per ottenere la certificazione è necessario utilizzare B Impact Assessment, uno strumento gratuito messo a disposizione dalle Nazioni Unite in grado di valutare l’impatto social e green del proprio business. Chissà, magari in futuro una piattaforma di condivisione delle idee tra aziende e consumatori sarà irrinunciabile per i brand.

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